Imparare una lezione

La prima…

All’indomani dell’attacco terroristico alla redazione del periodico Charlie Hedbo, in rete si è scatenato il solito meccanismo di compassione. In breve tempo, in moltissimi si sono identificati nell’espressione “Je Suis Charlie”, è stato un tribudio di tricolori sulle foto profilo ed è partita la solita catena di parole.

In breve tempo, tutti a difendere la libertà di espressione, la satira, e la “libertà” in generale. Io non ero tra questi, e da oggi probabilmente in molti stanno facendo un viscido dietrofront. Perché oggi il periodico d’oltralpe ha toccato noi. Ha toccato i morti del terremoto, con una vignetta che non ha nulla da invidiare a quella sui morti negli attentati in Belgio e a Bruxelles, alla morte del piccolo Aylan, e sul recente attentato al matrimonio Curdo. Ha solo cambiato soggetto.

Chiamatela satira. Chiamatela libertà. Ma la vignetta in questione è solo di cattivo gusto. Qualcuno prova a difenderla, dicendo che mette in mostra la nostra mancanza di preparazione, ma è una visione decisamente generosa: la vignetta è solo una battuta, una barzelletta, non di quelle divertenti, ma di quelle che ti fanno appena alzare il labbro. Questa, come tante altre nella storia del periodico.

la seconda ...
la seconda …

Gli insulti e gli attacchi alla testata si stanno moltiplicando, e si è anche diffuso il nuovo slogan: Je Ne Suis Pas Charlie, che già esisteva proprio in segno di protesta contro le vignette della rivista. Da oggi, l’hashtag si arricchisce di una nuova fetta di popolazione, gli Italiani. Con buona pace delle vittime, e alla faccia del buon senso.

Edit: E’ stata pubblicata una seconda vignetta a seguito delle proteste sui social, che denota anche la palese ignoranza di queste persone. “Non è stato Charlie Hedbo a costruire le vostre case, è stata la mafia!”. Così, giusto per lavarsene le mani e continuare ad addossare responsabilità inesistenti (in questo caso per la maggior parte delle vittime).

Questo la dice lunga sul “livello” di questi osannati “critici”. Sempliciotti volgari e arroganti, come diremmo noi “ciucci e presuntuosi”.