Pecunia? Non olet…

Meglio di mille parole (di Massimo Cavezzali)

Fate come vi dico, non fate come faccio. Un vecchio detto popolare, riferito in particolare ai preti, e indicava la cattiva abitudine (tutt’oggi persistente) del “predicare bene e razzolare male”.

Ho già parlato in passato delle pesanti incongruenze a cui sta andando in contro il Movimento 5 Stelle, e una su tutte è il loro strano rapporto con il denaro. Se ne stanno accorgendo sempre più persone, per un semplice motivo: tra il fare politica e l’essere idealisti ci sta un oceano. Non è sbagliato, in un certo senso, dato che la realtà non corrispone facilmente a quando mettiamo su carta.

L’esempio dei soldi è perfetto: quelli del M5S hanno fatto del denaro un argomento fondamentale, vista la leva che ha sulle persone, e sono riusciti anche per questo. Hanno sempre parlato di “restituire”, “ridare”, “rifiutare”, e già all’epoca uscivano fuori diverse incongruenze. Le ultime, in ordine cronologico, non riguardano solo la giunta romana (il caso Muraro, il caso Raineri), ma anche lo stipendio dei parlamentari. Questi ultimi sono disponibili sulla pagina TiRendiConto, e sono decisamente superiori a quanto spesso viene detto nelle piazze o scritto su Facebook (ne parlerò meglio in un altro post).

Ma dovreste saperlo, a me non piace fare i conti in tasca a nessuno. Tuttavia, mi viene difficile non farlo se si presentano delle situazioni di palese incoerenza, come quelle di questi giorni. Dapprima, lo stesso Grillo ha fatto un appello a donare qualcosa al Movimento, perché non possono farcela con le solite persone che danno sempre 30€. Oggi, Dario Fo ha deciso di mettere all’asta un suo quadro, “Dipinto sulle orme del dinamismo metafisico. Ritratto di una donna elegante“, nato a seguito della recente vignetta di Mannelli. Base d’asta: 8.000€. Il ricavato verrà donato al M5S.

La domanda è d’obbligo: ma con tutto quello che risparmiano, perché devono chiedere soldi al popolo? Vogliono aiutarlo alleggerendolo dalle tasse, ma poi cercano di ottenere un’obolo perché restituiscono dei soldi. Un modello di finanziamento che va bene per l’associazione di quartiere (e che ho sempre visto in molti centri sociali), ma non per un movimento/partito politico.

Il bello è che dimostrano proprio che i finanziamenti servono eccome: non bisogna abolirli, ma sicuramente c’è bisogno di moderarli, dati gli enormi sprechi che abbiamo visto negli anni. Il problema è che lo dimostrano sbagliando, a loro volta.