Abbiamo un problema con i Pokémon

Eheh, che furbacchione!

Le reazioni all’uscita di Pokémon GO non si sono fatte attendere, e non hanno deluso le aspettative. Soliti commenti negativi, anti-tecnologici e viziosi. Gli stessi commenti che si ripresentano, puntualmente, ad ogni novità tecnologica, ad ogni innovazione, sopratutto nel settore dei videogame.

Anche questo è un tratto della nostra “italianità”. All’estero infatti le cose sono abbastanza diverse. Nella foto vedete il guardiano della City Road Methodist Church a Birmingham, David Hallam, che mostra ad un giornalista di Metro il suo foglio che invita i cercatori di Pokemon ad entrare in chiesa. Hanno scoperto infatti che nella loro chiesa si nasconde una poke-gym, e hanno pensato di sfruttare la cosa. Il fenomeno è diffuso un po’ in tutto il mondo, e non sono poche le chiese che invitano a cercare i Pokémon al loro interno o nei loro cortili. Un paese un po’ restio è proprio l’Italia, dove i preti e i vescovi si lasciano sfuggire dichiarazioni decisamente fuori luogo.

L’esempio più ripreso dai giornali nazionali è quello del Mons. Antonino Staglianò, Vescovo di Noto, che da settimane si sta lasciando sfuggire dichiarazioni decisamente originali. Dapprima con lo stupore per il mondo virtuale ricreato ad hoc e che sottrae tempo alle cose importanti, fino al paragone con il nazismo.

Se non vi va di leggere, Scottecs l’ha riassunto molto bene 🙂

Al monsignore mancano ovviamente della basi necessarie alla comprensione del mondo contemporaneo. La tecnologia con cui “hanno mappato tutto il mondo” è forse uno dei più grandi passi in avanti che ha portato la rete. Non ci si è limitati a mettere tutti in contatto, ma si è fatto di più, si è data la possibilità a chiunque di avere un mappamondo aggiornatissimo, ad alta definizione, del nostro pianeta, di ogni suo angolo. E’ difficile non comprendere il grandissimo vantaggio di questa mappatura, con annessi problemi e cavilli negativi che vanno via via risolvendosi.

Come per ogni cosa importante, col passare del tempo si creano degli usi “non ortodossi” del servizio. Ovviamente, nel rigore ecclesiastico del monsignore, le “cose importanti” saranno pane, acqua, lavoro e preghiera, ma nel mondo reale e contemporaneo le cose sono un po’ più complicate. La visione di “utile” e “inutile” va via via assottigliandosi, e ogni progetto o uso “alternativo” sono sempre più incitati e valorizzati: non è necessariamente inutile, se attrae una massa più o meno grande. E’ un concetto trito e ritrito, nato con i primi videogame che “sottraevano tempo alle cose importanti”, dando per scontato che la ricreazione personale sia altro.

E qui sta il limite del monsignore, allo stesso modo di chi porta agli occhi del lettore la stessa visione utilizzando dei dati reali per giustificarsi. Per loro, questo gioco è inutile, è una perdita di tempo, e quelle persone potrebbero fare altro anziché cercare Pokèmon tutto il giorno. Per certi versi, è una visione condivisibile, che potremmo applicare a qualunque aspetto ricreativo della vita di ognuno di noi. Tizio potrebbe “fare altro” anzichè guardare partite di calcio ogni giorno, Caio potrebbe “fare altro” invece di stare tutto il tempo a sentire musica, e Sempronio potrebbe “fare altro” invece di andarsene in vacanza. Sostituiteci  i nomi di un vostro amico/parente/conoscente, e al fare altro mettete una cosa che vi piace o interessa molto. Il gioco è fatto.

Il mondo però non funziona così. In passato la ripartizione del tempo libero era dettata da numerosi limiti personali imposti dal lavoro, dal costume, dalla società e non ultima la religione. Oggi invece, la ripartizione del tempo libero (e del tempo in generale), seppur scandita dai ritmi lavorativi e “di vita”, è un fattore esclusivamente personale. Un incredibile passo avanti nei diritti, che generalmente si semplifica come “ognuno fa quello che  vuole”, spesso con annotazioni negative. E’ difficile che “qualcuno ci dica cosa fare”, e diventa sempre più difficile accettare una cosa del genere proprio nel tempo libero. Già “abbiamo da fare” durante il lavoro e non solo, quando “non abbiamo da fare” ci gestiamo da noi.

Questo dovrebbe essere un caposaldo, eppure sfugge a molti. I passatempi non sono più dei costumi sociali (per quanto influenzabili dalla cultura odierna), ma una scelta personale. Il termine stesso, passatempo, dovrebbe rendere bene il concetto: parliamo di una cosa che non si contrappone necessariamente alle “cose importanti”, ma che vi convive, e che non necessariamente è una cosa “meno importante”. Questo vuol dire che un giovane decide autonomamente se giocare, leggere, scrivere, fare sport, andare a vedere un partita di calcio, passare il tempo in famiglia e chi più ne ha più ne metta.

Qualcuno potrebbe obiettare, e dire che questo non è un pensiero “libero”. Perché i canoni di oggi impongono una vita distaccata, che non ti fa “desiderare davvero” quello che vedi ma che te ne rende succube. Era anche il tema di molti film distopici degli anni passati, ed anche in questo caso è un concetto condivisibile: non sanno che fare e ammazzano il tempo come possono, perché non hanno una passione, uno scopo, un’interesse. E su questo ci lucrano “i cattivi”, quelli che vogliono conquistare il mondo, renderci schiavi. La mancanza di un interese ti rende volatile, e qualcuno potrebbe ingannarti e portarti a volere cose che in realtà non vuoi, a beneficio di altri. Elucubrazioni interessanti e profonde, che si basano su una presunta vulnerabilità dell’uomo impuro. Un concetto carissimo alla Chiesa Cattolica, ma falso. Un mito.

Questa non è una vulnerabilità dell’uomo, ma una sua caratteristica. L’essere umano per natura si aggrega, e non è una cosa necessariamente negativa. Questo fa si che nascano città, luoghi, storie, credenze, ed anche religioni. L’aggregazione dell’uomo, due e tre secoli fa, era considerata il faro dell’umanità. Oggi il concetto è rimasto invariato, ma con una realtà diversa: negli anni ’80 ci si aggregava in base a quartieri e scuole, nei ’90 in base all’abbigliamento e alle sottoculture, oggi lo si fa in base agli interessi. Si sono superati dei limiti del passato, e ovviamente se ne sono creati altri. Quello che dovremmo aver chiaro, è che la religione così come la lettura, da sempre ritenuti dei baluardi negli interessi personali, non interessano davvero tutti. Ed è meglio essere sinceri, piuttosto che fingere di leggere o pregare.

Indubbiamente, l’eccessiva aggregazione porta anche a delle conseguenze non proprio illuministiche. Sopratutto negli ultimi anni, specialmente a livello politico, l’aggregazione ha preso un’accenno molto negativo. In mancanza di stimoli infatti, il pensiero dominante prevale in quella che è l’evoluzione del pensiero umano. Funziona così a livello spirituale, politico, finanziario ed anche sociale, tecnologico. Certe volte, il pensiero generale ti fa scoprire di avere una necessità che ignoravi, in altri casi invece ti fa capire che tu quella necessità non ce l’hai. In questo range, ci sarà sicuramente più di qualcuno che parteciperà tanto per, senza un reale interesse o disenteresse (perché no, lo provo, ne parlano tutti ecc.), così come quelli che dovranno partecipare per necessità (non voglio ma devo per lavoro, amici, contatti ecc.).

E’ un giudizio che non tocca a noi. Si è lottato per anni, al fine di ottenere una società più libera e più indipendente. E questo è un prodotto della nostra società, un prodotto di intrattenimento, ricreativo, che non va demonizzato solo perché tale. E’ un prodotto come tanti altri, che sfrutta una “nuova” tecnologia su larga scala. Ed è un prodotto che funziona, che va.

Magari il discorso è ancora un po’ più in basso. Magari al monsignore piacerebbe un mondo dove qualcuno definisce i canoni di “cose importanti”, “fare bene” e “fare meglio”, un tipo di mondo che abbiamo già visto e ripudiato, mentre a quelli come me piace un mondo più libero, aperto, indipendente, tollerante. Perchè tutti pensiamo che un nostro amico “butti via del tempo” quando fa un qualcosa che non ci piace, ma non lo diciamo, perché sappiamo che per quanto quella cosa non ci interessi, al nostro amico piace, per un motivo o per un altro. E va bene così.

Io sono veramente libero solo quando tutti gli esseri che mi circondano, uomini e donne, sono ugualmente liberi. La libertà degli altri, lungi dall’essere un limite o la negazione della mia libertà, ne è al contrario la condizione necessaria e la conferma. Non divengo veramente libero se non attraverso la libertà degli altri, così che più numerosi sono gli uomini liberi che mi circondano, e più profonda e ampia è la loro libertà, più estesa, profonda e ampia diviene la mia libertà. È invece proprio la schiavitù degli uomini a porre una barriera alla mia libertà, o, che è lo stesso, è la loro bestialità a negare la mia umanità; perché, di nuovo, posso dirmi veramente libero solo quando la mia libertà, o, che è lo stesso, quando la mia dignità di uomo, il mio diritto umano, che consiste nel non obbedire a nessun altro uomo e nel determinare i miei atti in conformità con le mie convinzioni, mediate attraverso la coscienza ugualmente libera di tutti, solo quando la mia libertà e la mia dignità mi ritornano confermate dall’assenso di tutti. La mia libertà personale, così convalidata dalla libertà di tutti, si estende all’infinito.

Scriveva Micahil Bakunin, in quelle lettere e in quegli appunti che poi divennero un caposaldo non solo dell’Anarchismo, ma di moltissimi movimenti della Sinistra, del Socialismo ed anche di alcune frange del Comunismo: la libertà degli uguali. Togliendo l’accento politico e reazionario dell’epoca, è difficile non riconoscersi, oggi, nel pensiero individualista espresso nella seconda metà dell’800, che andò a permeare la nostra società.

Il monsignore appartiene dunque alla vecchia guardia: fa parte di quel gruppo di persone (esteso globalmente) che non solo non accettano un cambiamento o una novità, ma sentono la necessità (o il dovere) di condannarlo. E’ un film già visto, e generalmente viene sempre condannato il “pensiero dominante” del momento: quante storie, negli anni passati, per le minigonne o il bikini, o per i vestiti rosa per uomini, per i capelli lunghi, per i piercing e per i tatuaggi. E quante storie, oggi, per la tecnologia, per i suv, per le vacanze al mare o in montagna, per le unioni civili o per una qualunque scelta che non condividiamo.

A ben vedere, è aumentato anche il numero di cose per le quali ci si può lamentare. Insomma, c’è stato un miglioramento per tutti. E per quanto queste persone che si lamentano e fanno parole per cose assurde esistano e si facciano sentire più del dovuto, va bene così. Sono liberi anche loro (anche se potremmo elucubrare molto), e noi siamo altrettanto liberi di ascoltarli o meno, così come di documentarci o dar retta alle parole di un solo essere umano. Sta a noi.

In conclusione: le chiese degli altri paesi fanno meglio? Ni. Loro cercano di attrarre iscritti alle parrocchie, anche se è fuori discussione il fatto che abbiano preso un po’ meglio la venuta dei Pokémon, e nessun parroco o vescovo li ha ancora paragonati al diavolo, al male o al nazismo (almeno pubblicamente). Il rapporto degli altri culti Cristiani con queste cose è diverso, basti leggere un altro bel saggio, L’etica Protestante e lo Spirito del Capitalismo, un po’ datato ma sempre attuale. Magari da noi si cerca di preservare un po’ di più l’aspetto sacrale, ma non lo si fa di certo con questi comunicati.

Cosa ne penso io? Per me Pokémon GO è un videogioco come un’altro. Non ho ancora avuto modo di giocarci (e penso che non lo farò, perché non mi interessa), anche se praticamente tutti i miei amici lo stanno usando, e si fermano nel bel mezzo della passeggiata sul lungomare perché qualcuno ha attivato una trappola, e sperano di catturare qualche Pokémon.

Ma chi voglio prendere in giro… io non ci gioco perché ho di meglio da fare 😉