I reportage fotografici sulla Calabria

Demolizione tratto “Viadotto Italia” (da Internazionale)

Siamo sempre stati abituati a pensare alla Calabria come una terra di indifferenti, abitata da persone schive e omertose. Ca ù ccì nnì frìca nnént. Eppure stiamo vivendo una piccola controtendenza.

Mentre sui social network si affollano pagine che espongono le bellezze della regione (cibo, clima, fauna, flora, tramonti ecc), si stanno sviluppando numerosi reportage fotografici indipendenti, progetti visivi e documentali, che stanno diventando sempre più frequenti e richiesti, non solo da alcune testate giornalistiche ma anche da espositori e mostre internazionali.

Lo scorso anno è stato presentato alla Triennale di Milano il progetto The Third Island, nomignolo con cui spesso ci si riferisce alla nostra terra per via delle difficoltà che si incontrano quando la si vuole raggiungere. Un reportage incentrato appunto sull’isolamento, sulle infrastrutture vecchie e andanti, ma anche sui principali mezzi di trasporto disponibili. Un gap che ci rende al pari (se non peggio) di un’isola.

A fine Luglio invece è stato presentato In Quarta Persona, un progetto un po’ più complesso e ricco ma con gli stessi intenti del precedente: mettere in luce le “infrastrutture mancate”, aggiungendo un angosciante e pesante senso “storico”, del tempo passato senza portare a fine nessuna delle cattedrali nel deserto riprese. In alcuni casi si parla di decenni, in altri di mezzo secolo e più. Il tutto, arricchito da quelle testimonianze dell’epoca che mostrano come fosse speranzosa e felice la popolazione, in vista di quelle grandi opere, e di come alla fine è stata tradita.

Esistono poi moltissimi altri reportage (anche scritti) sulla nostra regione. Ma questi due hanno ottenuto una grande visibilità online, e sono stati ripresi da moltissime testate giornalistiche e specifiche. Diversi altri (almeno 3) sono attualmente in sviluppo, e la quantità di materiale raccolto sembra essere impressionante. Speriamo vengano pubblicati. Purtroppo non parlano di cose belle. Ma parlano di realtà, e di un aspetto della nostra terra che va affrontato, da almeno 50 anni…