I risultati di Goletta Verde

La Goletta Verde (dal sito di Legambiente)

Come consuetudine, ogni anno Legambiente conduce la campagna Goletta Verde, con la quale si impegna a monitorare dei punti critici scelti in base al criterio del “maggior rischio presunto di inquinamento“. I risultati della campagna sono molto attesi, ed ogni anno generano un’enorme numero di articoli allarmistici sulla “qualità del mare”, principalmente per il fatto che i risultati, in linea di massima, sono sempre molto negativi.

Così è stato anche quest’anno: su 24 punti monitorati in Calabria, 15 (62.5%) risultano come “fortemente inquinati”, 3 (12.5%) come “inquinati” e 6 (25%) come “entro i limiti”. Un dato del tutto simile agli anni passati, che ci vede con ben il 75% dei prelievi contaminati. Anche Legambiente, come l’Arpacal, monitora i livelli di Escherichia Coli ed Enterococchi Intestinali, con l’unica differenza che non vengono resi noti i livelli effettivi, ma solo degli indicatori nominali.

Ma questo dato così negativo vuol dire che il nostro mare è così sporco? Assolutamente no. Quelli di Legambiente lo spiegano molto bene nei loro comunicati. E, anche in questo caso, non bisogna creare allarmismi ingiustificati, ma focalizzarsi sul problema reale.

Per comprendere appieno il prezioso dato fornito da Legambiente, dobbiamo capire la metodologia del prelievo. Questa è espressa con un concetto molto semplice: vengono analizzate delle aree balneabili vicine a dei “punti critici”, come canaloni, scarichi, foci di fiumi e torrenti, depuratori… insomma, delle zone troppo vicine a dei possibili punti di inquinamento. Detto in altre parole, vuol dire che nei punti controllati ci si aspetta di trovare dei valori al di sopra dei limiti.

Se andiamo a controllare infatti, ben 18 punti di prelievo sono in prossimità di foci di fiumi e torrenti, 1 è in prossimità di un depuratore, 1 di uno scarico, 1 di un canalone, e solo 3 nei pressi di spiagge libere. Ovviamente, quelli di Legambiente non è che sono in malafede. Il fatto che monitorino dei punti critici serve proprio a marcare la mancanza di progressi in una lotta decennale contro i soliti nemici: la mancanza di un sistema depurativo, certo, ma anche i continui scarichi in fiumi e torrenti, che poi si riversano a mare.

Come per il discorso della sabbia, gli scarichi prima di raggiungere il mare attraversano tutto il fiume/torrente, finendo così per inquinare tutto il suo corso, con flora e fauna a seguito. Analizzando la foce dei corsi d’acqua si può ottenere un dato sommario, che indica il picco di inquinamento dello stesso. La vera “emergenza” dunque (che poi è un fatto consolidato da decenni) è il poco rassicurante stato di salute dei corsi d’acqua Calabresi. Fiumi, torrenti e fiumare risultano essere per la maggior parte inquinati.

E dove va a finire tutto questo schifo? A mare, ovviamente, e spesso anche in zone molto affollate da bagnanti. Questo può essere un grande problema, ed è la causa di decine e decine di infezioni ogni anno. C’è comunque da dire che in diversi punti analizzati da Legambiente vige già il divieto di balneazione. Che poi questi vengano rispettati, è un’altro paio di maniche.

Che conclusioni trarre allora dal report? Indubbiamente, c’è da constatare che, per l’ennesimo anno, non è stato fatto alcun progresso nel settore depurativo Regionale. Quest’anno sono stati numerosi gli annunci per diversi fondi per “mettere a nuovo” i vari depuratori, vedremo se produrranno un risultato tangibile il prossimo anno. Scarso, se non nullo, è stato anche l’impegno nel contrastare gli scarichi abusivi, sopratutto da parte dei vari comuni dell’entroterra, quelli che creano la catena di problemi “a monte”. Tanto lacunosa quanto inesistente è stata l’attività di prevenzione di sversamenti illeciti, quando nei fiumi quando in mare.

Che quadro possiamo trarre? Una specie di anarchia acida, autolesionista e cieca. I 24 prelievi efettuati dalla Goletta Verde non sono, molti, sopratutto se paragonati agli oltre 500 che l’Arpacal svolge durante tutto l’anno, ma sono sufficienti a riflettere una situazione mirata, immutata nel corso del tempo. Un inquinamento recidivo.

Siamo ancora lontani dagli scenari catastrofici, dove interi tratti di costa sono pesantemente inquinati e interdetti alla balneazione. Cose del genere però sono già realtà in alcune parti del Mondo (e d’Italia), e rischiano di essere sempre più vicine, di anno in anno. Questi dati e questi prelievi servono come campanelli d’allarme, ma non solo per la popolazione, dovrebbero esserlo, principalmente, per gli amministratori locali.

Perché altrimenti arriviamo al punto di non ritorno, e nessuno saprà capire o spiegare come ci si è arrivati.