Mare di Merda?

Lo sversamento visto dalla Passerella

Come avrete letto un po’ ovunque, Giovedì 14 Luglio si è verificato un nuovo sversamento fognario in mare, dallo scolo che si trova al di sotto della Passerella. Il primo della stagione estiva, e speriamo anche l’ultimo, che purtroppo è accaduto non solo in pieno giorno (con gente e turisti a mare), ma anche a pochi giorni dall’inizio del campionato europeo di Vela.

A seguito dell’evento sono intervenuti sia i tecnici del Comune che quelli dell’Arpacal, sollecitati dalle chiamate di cittadini e commercianti. I primi avrebbero accertato che lo sversamento si è verificato a causa dell’intasamento di un tombino, in modo del tutto simile a quanto accaduto lo scorso anno. I secondi invece hanno accertato tramite analisi delle acque che il livello di inquinamento da Escherichia Coli è superiore di 6 volte i limiti di legge: 3000 UFC per 100 ml, quando il limite è 500.

Ad ogni modo, nessun divieto di balneazione: sebbene l’Arpacal nel suo comunicato invita gli enti di competenza ad adottare i dovuti provvedimenti, è più probabile che il Comune prenda tempo. Il rischio biologico infatti è circoscritto a 72 ore: questo vuol dire che, in genere, entro 3 giorni dallo sversamento (sopratutto se contenuto come in questo caso) la carica batterica si esaurisce, e il numero di particelle fecali rientrano nei limiti. Ne avevo già parlato, ricordandovi che il mare in un certo senso si “auto pulisce”, mentre la sabbia no. Ed in effetti i conti tornano, dato che le 72 ore passerebbero proprio questa domenica, in perfetta concomitanza con l’inizio del campionato di vela.

Ma come dobbiamo interpretare il comunicato dell’Arpacal? Sicuramente senza l’inutile allarmismo di questi giorni, dato che il quadro generale del mare è tutt’altro.

Dal 2013 l’Arpacal pubblica annualmente il Report Balneazione, nel quale possiamo osservare i risultati di un anno di lavoro, prelievi, studi e confronti. Il Report 2016 (che contiene dunque tutti i dati sull’anno precedente, il 2015) è già stato pubblicato, e sarebbe interessante darci un’occhiata. Prima di cominciare però, una doverosa precisazione: l’Arpacal monitora l’inquinamento da parte di Escherichia Coli e Enterococchi Intestinali, riferiti dunque all’inquinamento organico che in genere è sintetizzato come “fogna a mare”, e non tiene conto di altri parametri. In molti lo potrebbero giudicare riduttivo, ma non lo è: il principale fenomeno di inquinamento marino in Calabria è proprio lo sversamento di illeciti in mare, seguito dall’inquinamento da metalli pesanti (presente solo in alcune zone della Regione). C’è poi anche l’inquinamento dei bagnanti, che sia “da riva” (carte, plastica, mozziconi, sporcizia varia ecc.) o “da mare” (patina oleosa o di benzina sull’acqua, odore di nafta, polistirolo ecc.).

A leggere il report, le acque balneabili della Regione (escludendo dunque a priori tutti i luoghi dove non si può fare il bagno, come nei porti, alle foci dei fiumi, nei pressi di scoli ecc) vanno molto bene: risultano per il 92% “Eccellenti”, per il 5% “Buone”, per l’1% “Sufficenti” e per il 2% “Scarse”. Un dato sorprendente, e difficile da credere, abituati come siamo a sentire sempre parlare di fogna a mare, scoli e sversamenti illeciti. Tuttavia, il quadro nell’arco di un anno è questo, e di tutti i Comuni costieri il 79% è risultato conforme ai limiti, mentre 21% è risultato non conforme. Su 3928 campionamenti effettuati in tutta la Regione infatti, solo 67 (1.71%) sono risultati non conformi.

Ma facciamo un focus sulla Provincia di Crotone: su 108.868 metri di costa monitorati, ben 100.101 (91.95%) risultano “Eccellenti”, 5.962 (5.48%) “Buoni”, 1.810 (1.66%) “Sufficienti” e 995 (0.91%) “Scarsi”. Un totale leggermente peggiorato rispetto al 2014, che ci vedeva senza alcuna area “Scarsa”, dato che l’area a Sud della foce del Neto non era ancora inclusa nelle zone a divieto di balneazione permanente.

Questi dati sono frutto di ben 516 prelievi da 85 aree balneabili, di cui solo 6 (1.16%) sono risultati non conformi nel corso di tutto l’anno: Foce Fiume Neto (500 mt, 2 km e 6 km a Sud), Lido Katia (Gabella), Località Magna Graecia (Via per Capo Colonna) e Lido Cavallaro (Melissa). Insomma, ben 5 punti riguardano solo la città di Crotone, unica maglia nera degli 8 Comuni costieri della Provincia. A questi prelievi fissi vanno però aggiunti quelli richiesti in via straordinaria, a seguito di sversamenti o presunti illeciti. Nel corso del 2015 sono stati svolti ben 57 prelievi straordinari nella Provincia, a quanto pare unico caso in tutta la Regione.

La stessa cosa è successa Giovedì scorso, quando è stato effettuato un prelievo straordinario a seguito dello sversamento improvviso. Stiamo parlando dunque di un tratto di mare generalmente non inquinato da scarichi fognari. Un tratto di mare che, per quanto possa non piacere ad una parte della popolazione, risulta pulito in termini organici, e dunque tranquillamente balneabile. Questo è quanto emerge dai dati dell’Arpacal, ed è lo stesso anche per il resto della spiaggia cittadina, dalla Lega Navale al Cimitero. Il superamento dei limiti verrà sicuramente riassorbito dallo stesso mare, e le verifiche che verranno fatte la prossima settimana dimostreranno che il tratto è nuovamente “pulito”. Nel frattempo però, anche se non c’è nessun divieto di balneazione ufficile, sarebbe meglio evitare di andare a mare. Non è detto che ci si prenda un’infezione, ma il rischio è sicuramente più altro, sopratutto per i più piccoli. E, anche una volta rientrato il limite in acqua, per poter stare davvero sicuri dovremo attendere una nuova “disinfestazione” della spiaggia.

Con chi dobbiamo incazzarci allora? Se i dati dell’Arpacal ci dicono chiaramente che il mare è pulito, e che questi sono eventi occasionali che non hanno grandi ripercussioni, i grandi colpevoli restano in due: il sistema fognario e depurativo della città, ma anche gli stessi cittadini. Oggi sul Crotonese è stato intervistato Sinopoli, il quale ci ricorda che la situazione è critica, e che è proprio il sistema fognario, oltre che quello depurativo, ad essere insufficente, sopratutto nel periodo estivo, quando la città si ripopola e i flussi sono decisamente superiori che in inverno. E se la rete fognaria può avere dei problemi nella gestione dei liquidi già per sua struttura, figuriamoci se questa è anche ostruita. Nei tombini vengono ritrovati oggetti di ogni tipo: cotton fioc, involucri di plastica, pacchetti di sigarette, dischetti struccanti, mozziconi di sigarette… tutta roba buttata nei cessi, e che alla lunga (e sopratutto in situazioni di stress come quella estiva) finisce per intasare i piccoli tubi della nostra rete fognaria. Lo scorso anno erano stati ritrovati anche asciugamani e sassi.

Parrebbe dunque il classico mix Crotonese: da un lato abbiamo l’infrastruttura carente e inadeguata, dall’altro la scarsa collaborazione dei cittadini. Una collaborazione che potremmo definire classica ormai, e che porta numerosi problemi nella vita quotidiana in città. Se da un lato abbiamo il Comune pronto a spendere i 600.000€ stanziati dalla Regione per il settore depurativo (che, secondo me, serviranno a poco, ma spero di essere smentito), dall’altra parte dobbiamo chiederci: in quanti saranno pronti a collaborare?

Perché si, è uno schifo vedere la fogna a mare, e fa rabbia a tutti, ma sapere che il tutto è causato dall’intasamento dei tubi per mano degli stessi abitanti (residenti tutto l’anno o meno), beh… fa un altro effetto no?

  • ?@it

    bestie degradate e disumane