I Vùddri di Mesoraca

Scorcio del Torrente Vergari
Scorcio del Torrente Vergari

Quest’anno il dilemma sarà lo stesso: mare o montagna? Non è una domanda da poco, dato che in una regione come la Calabria le opportunità sono davvero tante, sopratutto d’estate. E’ vero, la Calabria può vantarsi quasi 800km di coste, e per qualcuno questo basta a renderla una regione di mare. Ma spesso non si contano tutti gli ettari interni dedicati a parchi e riserve:  73.695 per la Sila, 64.153, per l’Aspromonte e 103.915, per il Pollino (solo il territorio Calabrese). 241.763 ettari contando solo i parchi nazionali. Mica male.

Per chi è nato sul mare, l’estate non ha altri significati, e la domanda spesso neanche si pone. “In montagna ci si va d’inverno, a sciare, d’estate fa già abbastanza caldo qui, figuriamoci lassù, dove non ti puoi neanche fare il bagno“. Questo è quello che si pensa, in genere. D’estate ci si fa il bagno, e il bagno si può fare a mare. Ma noi siamo davvero fortunati, e volendo il bagno possiamo farcelo anche in montagna, in molte località sparse in tutta la regione.

Se siete già stati alle cascate di Valli Cupe, in località Cerva a Sersale (CZ), e avete voglia di provare qualche posto nuovo, ma sempre nello stesso stile, è arrivato il momento di parlare dei Vùddri di Mesoraca, un piccolo grande segreto della provincia di Crotone.

I Vùddri o Vùddi sono delle vasche naturali che si sviluppano lungo il torrente Vergari, abbastanza ampie e profonde da permettere di farsi il bagno. Sono almeno 6 le vasche raggiungibili a piedi, mentre non si contano tutte quelle sparse lungo il corso del torrente ma difficilmente avvicinabili. La maggior parte di queste si trova risalendo il torrente dal centro del paese, e la più lontana si trova a circa un’ora di cammino.

Ogni vasca ha un nome: la più famosa è quella detta Carrozzella, nota per essere una delle più grandi, per avere altre due vasche adiacenti e per disporre di uno scivolo scavato nella roccia, oltre che per la possibilità di farsi un bel tuffo da quasi due metri. La più lontana è quella detta Lazzara, che oltre ad essere la cascata più alta dalla quale ci si può tuffare è anche una sorgente d’acqua, dotata anch’essa di uno scivolo naturale (molto più ripido) scavato nella roccia. Due vasche si trovano direttamente nel “centro” cittadino, ossia quella detta Briglia, subito al di sotto del Ponte Vergari, e quella detta Luce Vecchia, che ci offre la cascata più alta con uno scorcio panoramico non indifferente, ma non la possibilità di fare il bagno.

Ma come ci si arriva? Non è proprio facilissimo, per via della totale assenza di segnaletica, ma neanche impossibile. Per prima cosa, bisogna raggiungere Mesoraca: una volta li, consiglio di parcheggiare nei pressi del Comune, in pieno centro e a pochi passi dall’imbocco del sentiero che ci condurrà ai Vùddri. Il sentiero infatti inizia in un luogo totalmente anonimo, ossia subito dopo il Ponte Vergari, da un vicolo privato sulla destra. Un’immagine vale più di mille parole. In pratica, venendo dal Comune, bisogna girare a destra al primo vicoletto subito dopo il ponte. Alla fine della stradina, partirà immediatamente il sentiero, sterrato e senza alcun tipo di segnaletica o di protezione (e state attenti, che gli strapiombi non mancano). Il sentiero è percorribile solamente a piedi. Il terreno non è assestato, è ricco di rocce e piante, quindi scordatevi di usare ogni mezzo, bicicletta compresa.

Una volta imboccato il sentiero, sarete in grado di raggiungere la maggior parte delle vasche balneabili. Le prime, più piccole, saranno a circa 10 minuti di cammino. La Carrozzella si trova ad oltre 1km di distanza, mentre la Lazzara si trova a 1.6km, quindi armatevi di pazienza: vi servirà almeno mezz’ora di camminata. Ma ne varrà la pena. Lungo il sentiero erano stati creati un rifugio e diversi punti di sosta, ma come ci hanno detto dei ragazzi del luogo, sono stati bruciati. Non allarmatevi se vi sembra di non arrivare mai, purtroppo il fatto che non ci siano indicazioni fà sembrare il percorso molto più lungo. L’importante è andare sempre dritti, seguire il percorso e non sviare mai, a meno che non si scenda alle vasche. Magari non vi prenderà la rete telefonica, ma il GPS lo potete sempre usare.

Per quanto il sentiero possa essere scomodo e faticoso, verrete ripagati da un paesaggio non da poco. Ci troviamo infatti alle pendici della Sila Piccola, ed il paesaggio è quello tipico della presila, anche se un po’ più rado. Dovremo aggirare il costone di una montagna, che nei pressi del torrente supera i 750 metri, passeggiando sul sentiero che si trova 300 metri più in basso. Pareti ripide e scoscese, rocce enormi e sentiero a mò di mulattiera. Un percorso mozzafiato, abbellito da qualche oasi di verde molto fitto, qualche caverna e diversi anfratti.

 Come ho detto all’inizio, i vùddri sono un segreto ben nascosto della provincia. Oltre a ciò, rappresentano una curiosità molto interessante, sopratutto per chi è un appassionato di etimologia e di dialetto: cosa vuol dire “vùddru”? Da dove deriva? Oggi lo pronunciamo al maschile, ma anticamente era pronunciato al femminile, quindi à vùddra. Il termine deriva dal Latino “bùda”, a quanto pare derivato a sua volta da un termine Greco. Era usato generalmente per indicare delle piante acquatiche, o comunque per indicare alcune piante spontanee che crescono lungo i corsi dei fiumi. Il termine, essendo Latino, era ampiamente usato in tutto l’Impero Romano.

Nello specifico del dialetto Crotonese, ci si riferisce alla typha latyfolia, meglio nota come mazzasùrda, stìancia o tifa, una pianta spontanea antichissima e comune in tutta Europa, ed effettivamente ancora presente. Come successo per il discorso di Tufolo, anche in questo caso si è usato il nome della vegetazione per indicare dapprima un’area, e poi delle singolarità dell’area stessa. Col passare del tempo, si è passati da bùda a vùda, per poi finire all’odierno vuddrà. I vùddri, dunque, sono quei luoghi dove si concentravano numerose piante acquatiche spontanee.

Anche in questo caso, parliamo di un piccolo grande tesoro della nostra regione. In questo caso, parliamo di un qualcosa di straordinario che si trova nella nostra provincia. Parliamo di un grande potenziale per Mesoraca, che potrebbe prendere esempio dalla ben riuscita campagna pubblicitaria di Valli Cupe, a pochi chilometri di distanza. Campagna decisamente riuscita, che porta ogni anno moltissimi turisti al sito, disposti anche a pagare i 3€ di biglietto alla proloco locale senza troppe storie. E per sopperire alla mancanza del canyon, si può optare per percorsi di trekking, passeggiate ed escursioni naturalistiche nello spettacolare paesaggio presilano.

Insomma, di potenziale ne abbiamo tanto, anche nel Crotonese. Se avete voglia di farvi un’oretta di macchina, potreste far scoprire questo luogo anche ai vostri amici scettici sulla montagna ma annoiati, che si lamentano della solita spiaggia, dei soliti lidi e della solita costa 😉