Perdere i privilegi

Dopo domani andrò via da Londra, e la mia partenza ha scombussolato un po’ gli umori dei miei amici. In fondo, da qui a qualche mese un po’ tutti andranno via, in giro per il mondo, m io non solo sono il primo a “lasciare la casa”, ma sono anche l’unico a tornare in Italia. Insomma, sta per cominciare, e questo sarà il primo segno tangibile.

Anche sul posto di lavoro c’è un po’ di malinconia, dato che anche qui ci consideriamo tutti amici, e si è creato un bell’ambiente. Quel tipo di ambiente dove vai a lavorare, sai che starai chiuso tutto il giorno in un locale, ma non ti pesa più di tanto, perché stai in compagnia. E’ bello. Ed i timori di chi resta sono tutti racchiusi qui.

Parlando con la manager, questa mi ha confidato un po’ di paure. Tra cui, quella di dover nuovamente cominciare da zero, con nuove persone, e che non è più abituata a farlo (noi siamo stati il gruppo più logevo della compagnia, a parte la manager stessa). E sopratutto, che il suo comportamento ora dovrà cambiare, e che con i nuovi arrivati si dovrà comportare diversamente. Non sono tutti come noi, in fondo, e ci vorranno ruoli più definiti.

Tuttavia, mi ha colpito una considerazione inattesa quanto fredda e razionale: “Il punto è che ora si perdono tutti i privilegi del nostro team di lavoro“. La preoccupazione di fondo, dunque, non è solo la perdita degli amici, ma anche la perdita degli attuali equilibri all’interno della compagnia. Si esce dalla confort-zone, insomma. Sia a casa, sia a lavoro. E mentre io ne sono contento, chi mi sta intorno non è così felice, dato che l’equilibrio che si era creato era ottimale. Non è impossibile ricrearlo (non siamo indispensabili, purtroppo o per fortuna), ma non è sempre facile.

Questa affermazione mi ha deluso un po’. Perché è comunque brutto rendersi conto che vieni apprezzato anche per quante ne fai passare senza dire nulla. Un netto contrasto con gli ideali di correttezza e giustizia di qualcuno. Ma mi ha anche fatto sorridere, dato che ti rendi conto che, dove vai vai, riesci a creare qualcosa di speciale con chi ti vive intorno, solo per come sei fatto. Anche questo è bello.

La considerazione da trarre però è una: perdere “i privilegi” fa male. A tutti. E fa male non solo perché è una perdita di un qualcuno o di un qualcosa, ma principalmente perché è la rottura di un equilibrio, di una situazione ben rodata e funzionante. E li che stanno i privilegi, nei meccanismi di fiducia e complicità del gioco. Nel fare un qualcosa non per lavoro, ma per un amico che ti chiede una mano. Non è un privilegio economico (anzi, lo è per la compagnia per cui lavori, che può sfruttarti per questo), è un privilegio sociale.

Certe volte gli equilibri vanno rotti, certe volte vanno solo bilanciati bene. Che poi, una via si trova sempre.