Una politica di unità

Probabilmente dovremo abituarci ai botta e risposta tra Partito Democratico e La Prossima Crotone, indipendentemente da chi passerà come sindaco. Non saranno all’ordine del giorno, ma non passa settimana senza frecciatine, attacchi o rinfacciamenti. L’ultimo oggi, a seguito dei primi risultati definitivi (che poi ancora non lo sono al 100%, ma vabbè) che vedono la Barbieri in vantaggio di circa 1500 voti su Pugliese. Un distacco tutto sommato modesto, dall’esito imprevedibile. Ogni comunicato stampa diventa un’appiglio per attaccarsi a vicenda, e dimostra il terribile infantilismo di certa gente.

Eppure, la linea politica dovrebbe essere tutt’altra. Dal nome di diverse liste civiche, come si è accorto anche il Corriere della Sera , si dovrebbe evincere tutta un’altra situazione. Abbiamo infatti: Cambiamo Crotone, Krotone da Vivere, Crotone Civica, Crotone di Nuovo, Crotone che Sorgi, Una Sola Passione: Crotone, Crotone Bene Comune… tutti nomi che lasciano presagire un grande attaccamento e senso di appartenenza alla propria città, oltre al misero quanto lecito tentativo di un posticello al Comune. Magari tutte queste persone sono accomunate da una visione estremamente personale e chiusa della città. Questo potrebbe essere una spiegazione del perché si considerano nemici. Anziché collaborare, si punta sui numeri, a sovrastare, a superare, a vincere.

Vincere che? Il posto di consigliere? Una magra consolazione da 5 anni (forse). Un piacere temporaneo, che non impedisce di fare i propri comodi. Lo stesso vale per i candidati a sindaco, che hanno partorito 9 programmi grossomodo identici (le priorità della città sono quelle in fondo) con varie sbavature personali/partitiche/politiche. 9 persone, con 9 programmi a grandi linee identici, che hanno concorso singolarmente alla carica di primo cittadino, e che hanno riunito 747 persone in schieramenti opposti ma sotto lo stesso grido/motto. Se ci pensate, è assurdo, un nonsense terribile. Una chiara dimostrazione non solo dell’attuale sistema, ma anche dell’arroganza di molti esponenti politici, del senso di superiorità che li accomuna da destra a sinistra, partiti e movimenti.

Per il numero di abitanti, Crotone non ha bisogno di tutti questi soggetti. Ma sopratutto, non ha bisogno di tutte queste correnti di pensiero. Questo non vuol dire che ci vuole la visione singola e personale (è proprio quello di cui sto parlando e che si vuole evitare), ma anche una visione eccessivamente frammentata non porta da nessuna parte. Nel nostro caso, abbiamo una piccola armata di comuni cittadini che vorrebbe fare “il bene comune”, ma che non ha nessuno strumento per coordinarsi. E non perché siano fessi, ma perché non vedono la necessità di coordinarsi con gli altri. Pensano di avere la soluzione giusta, mentre quella degli altri è sbagliata (quando per accanimenti di partito, quando personali, quando solo per ignoranza).

Come vogliamo essere una città migliore se non siamo in grado di comunicare tra di noi? Come vogliamo fare il bene comune, se ci barrichiamo dietro sigle, slogan e simboli di partito/movimento/lista? Ma sopratutto, quale cazzo di bene comune vogliamo raggiungere, se non ci si considera nemmeno alla pari tra concittadini? Se si pensa, per mera ignoranza personale (o disonestà intellettuale), che chiunque si muove diversamente sia nù ciotu?

A Crotone ci sono delle palesi ed estese lacune. Molte di queste non riguardano la città, ma direttamente i suoi cittadini. Queste trovano sfogo nella vita politica di tutti i giorni, nelle rivalità “storiche” (PD – Demokratici) ed in quelle nuove (M5S – Tutti). E si trasformano in quelle logiche chiuse, circolari e clientelari che tanto si vogliono combattere e contrastare. Almeno a parole, che poi un posto al Comune mica si rifiuta.

Che fare? Aprire al dialogo. Farsi un bell’esame di coscienza, e realizzare che a Crotone siamo quelli. 62k abitanti, di cui 50k hanno diritto al voto. E non è che l’altra metà che non vota come noi ha meno ragioni di noi. Per dimostrare di essere davvero una città nuova, si potrebbe procedere all’istituzione dei vari comitati di quartiere, e far partecipare attivamente la popolazione. Cosa non ti garba? Cosa non va? Come pensi sia meglio? Fare rapporto. Fare un log dei problemi, serio e affidabile (non le classiche gridate da bar), e presentarlo al Comune. Questa è una cosa che non ha colore politico, non ha bisogno di un partito,  e che potrebbe essere un buon deterrente per la candidatura di 747 persone. Ed è solo una cosa di tante.

E poi… ci sarebbe bisogno di una politica di unità. Volete tutti bene alla città? Bene, si analizzano i problemi e si trovano le giuste soluzioni ed i giusti compromessi. Che a scaricare le colpe ci si può giocare all’infinito, ed è già così da decenni. Bisogna acquisire quella maturità che ci permette di essere obiettivi, anche nelle valutazioni che ci riguardano. Bisogna essere pronti a fare un passo indietro quando serve. Bisogna provarci, per davvero però.

In quel paesotto di 747 candidati, sono sicuro che ci siano le persone valide (sebbene in un mare parassiti), in tutte le liste. Il problema di fondo resta lo stesso: sarebbero disposti a collaborare tra di loro? A chiamarsi? A chiedersi pareri? A prendersi un caffè insieme? Lo stesso vale per i candidati a Sindaco, ed anche per la popolazione, che troppe volte si rifugia nel classico vittimismo meridionale.

Perché se manca (come sembra) questo presupposto, mancano le basi per ogni forma di società civile.