Il prezzo del progresso

Sul Crotonese di ieri (7 Maggio) è presente un articolo di Sara Scarfò dal titolo “Pirateria e crisi economica hanno azzerato la musica“. Sostanzialmente, nel pezzo viene detto che la pirateria è una sorta di derivato della crisi, dato che in un momento di ristrettezza economica si preferisce scaricare gratuitamente un disco piuttosto che comprarlo. Il concetto è logico, e viene spiegato molto bene e semplicemente.

Tuttavia, l’articolo non tiene conto di un fattore fondamentale: la pirateria è forse l’ultimo dei problemi, sopratutto se rapportato al calo delle vendite dei supporti fisici. Sono ormai decine gli studi che indicano che la pirateria non ha minimamente intaccato l’industria musicale, che continua a fatturare miliardi ogni anno, e che arricchisce notevolmente i famosi di turno.

Dare la colpa alla pirateria è facile. Bisognerebbe invece puntare il dito contro i più noti e utilizzati servizi di musica in streaming, spesso gratuiti da usare e con tutte le nuove uscite. Se bisogna trovare un colpevole della morte del supporto fisico, dobbiamo incolpare loro. Non tanto per il servizio che svolgono, ma per il fatto che hanno reso palese una cosa: la musica su supporto fisico è passata. Ha fatto il suo tempo. E’ notevolmente meglio averla a disposizione sul computer o sul telefono, che dover girare con portacassette, portacd e anche solo lettori musicali. Tutto in un unico strumento, grazie ad internet ed alla digitalizzazione.

Questo ovviamente va a scapito di chi compra i dischi, ma sopratutto di chi li vende. In entrambi i casi, vi è un’assoggettamento ai grandi fornitori, che possono offrire prezzi più bassi e che diventano più appetibili rispetto al venditore sotto casa. E’ vero. Ma anche in questo caso, non è una colpa della pirateria, bensì del mercato e di come funziona. Vale lo stesso per tutti i piccoli venditori indipendenti, che siano minimarket, negozi di tessuti o di abbigliamento.

Alla pirateria vengono date colpe da sempre. Ha ucciso la cassetta, si diceva. Poi ha ucciso il CD. Oggi, uccide i negozianti. E’ il nemico comune perfetto, invisibile, e tutti ci macchiamo di questo peccato anche in minima parte. E’ un fenomeno che ci riguarda tutti, e sapete perché? Perché l’uomo, per sua natura, tende a semplificare. Ad avere tutto nel modo più semplice. Per l’uomo moderno, è più comodo e semplice farsi spedire un disco a casa da un’altro paese piuttosto che andarselo a comprare.

E, se ci pensate bene, è la stessa cosa che fate ogni qual volta che aprite Spotify, ma senza il supporto fisico.