Percezioni

C’erano un Italiano, un Francesce, un Portoghese. Non è una barzelletta, anche se lo sembra, ma è una bella discussione alla quale ho avuto modo di partecipare. Ci ritrovammo tutti e tre a bere una birra, e a parlare del nostro futuro. Che fare, dove andare, con chi, quando. Solite cose, normale amministrazione di questi periodi. C’è chi sogna l’oltreoceano, chi di ricongiungersi con la famiglia, chi di tornare a casa, nel proprio paese, e chi di andare in qualche luogo isolato.

La cosa simpatica però, è l’atteggiamento dei due stranieri nei confronti del proprio paese. Non solo entrambi reputavano che il loro paese fosse allo stato peggiore mai raggiunto, ma pensavano entrambi che gli altri paesi fossero messi tutti meglio del loro. Una situazione analoga a quella che viviamo in Italia, ogni giorno.

Il Portoghese è stato il più critico. Si è lamentato di cose a noi note, come l’impunità, la legge ingiusta, le leggi poco applicate, le eccessive tutele dei politici. Il Francese invece è stato molto più politico, e molto più focalizzato sull’immigrazione e sul poco controllo dei migranti, parlando (spesso con leggerezza) delle innumerevoli agevolazioni che questi avrebbero a discapito della popolazione locale.

Sembrava di stare al bar sotto casa. I soliti problemi, allargati ad altre lingue. Il Portoghese parlava bene della Francia, il Francese smentiva ed elogiava il Portogallo e la sua ripresa. E l’Italia? Beh, tutti e due hanno dato parere positivo verso il bel paese. L’Italia è meglio del Portogallo, ed anche della Francia. Detto rispettivamente da un Portoghese e da un Francese. Abbiamo tutto, viviamo semplici, la politica interna all’estero appare buona e proiettata verso un futuro serio, e nonostante i soliti richiami al bunga bunga ed alla mafia, appariamo come quelli messi meglio.

E’ strano. A questo punto, si palesano più realtà. Può essere che questi due giovani siano come i tanti ragazzi che si lamentano senza avere una conoscenza piena di com’è messa l’Europa. Può essere che non guardino oltre il loro paese, o, peggio ancora, la loro città. O può essere, più verosimilmente, che la percezione generale verso il proprio paese è quella per tutti. Indipendentemente da dove ci troviamo, ci si pone con un’atteggiamento di insufficenza nei confronti del proprio stato. Troppe lacune, troppi magheggi, troppe cose poco chiare e trasparenti. E spesso si finisce per non rendersi conto di quello che si ha davvero.

Tutti e tre saremmo voluti tornare a casa. E tutti e tre abbiamo lamentato gli stessi problemi. Primo tra tutti, la scarsità di lavoro, e le difficoltà economiche degli stipendi bassi. E ci siamo resi conto, almeno per un momento, che se siamo tutti e tre migranti economici, un motivo, in fondo, ci sarà.