La Sterlina Inglese

Una vecchia banconota da 1£
Una vecchia banconota da 1£

C’è una grande attenzione degli Italiani nel Regno Unito verso il valore del Pound. Lo guardano spesso, ne sono al corrente, perché il mantra comune ci dice che quest’ultimo vale di più dell’Euro, e che quindi quando si scende in Italia si spende molto poco.

In genere, quando si parla dei Pound si tende ad elogiarli, a definirli come superiori, o come una moneta forte, per il semplice fatto che questa moneta valga di più al momento del cambio. La realtà invece è decisamente diversa, e nonostante la Sterlina Inglese abbia un valore nominale più alto dell’Euro questo non basta a definirla una moneta forte. Anzi, è l’esatto opposto.

Prima, come mio solito, facciamo un piccolo riepilogo storico, per cercare di capire come mai il Pound ha avuto un valore nominale sempre così alto, e come siamo arrivati ai giorni nostri, con l’Euro che continua a guadagnare terreno.

Partiamo subito con una curiosità: non si chiama Sterlina Inglese. Sopratutto noi Italiani la identifichiamo in questo modo, ma il vero nome della valuta è Lira Sterlina, nota anche come Sterlina Britannica. In Inghilterra è comunemente detta Pound, mentre il nome preciso è Pound Sterling.

Partendo dal suo nome, possiamo capire già molto. Il pound è un’unità di misura anglosassone, derivato (ma non equivalente) dalla libbra che usavano un tempo i Romani. Sterling invece è una dicitura derivata dal tipo di argento usato per coniare le monete, appunto l’argento Sterling, particolarmente puro. L’unione dei due termini ci fa capire che la moneta aveva un valore pari ad un pound (453g) di argento sterling. Tutto qui, molto pragmatici come al solito. Ma perché allora la conosciamo come lira? Semplicemente perché lira deriva da libbra, quindi tutte le monete con questo nome (compresa la vecchia lira nostrana) fanno riferimento al sistema di peso usato dai Romani. Solo che, come al solito, qui si sono voluti differenziare, usando il pound.

La moneta è in circolazione dal 1158, ma le prime monete e banconote unificate furono emesse a partire dal 1694, anno di fondazione della Bank of England. Fino al 1971, il Pound non era decimalizzato. E’ una cosa strana per noi che siamo nati in un’era di standard internazionali, ma basti pensare che mentre oggi 1£ è composto da 100 pence, fino a quella data 1£ era formato da 20 scellini, ed ogni scellino era composto da 12 pence. Un casino. Con il Decimal Day anche il Regno Unito e l’Irlanda si adeguarono agli standard internazionali, ossia il sistema decimale oggi in uso in quasi tutto il mondo, per via della sua semplicità.

Nel Settembre 2016 inoltre si attende l’introduzione delle nuove monete e banconote del Regno: ci sarà un nuovo Pound, non più circolare, e la nuova banconota da 5£, con raffigurato Churchill. Nel 2017 verrà introdotta la nuova banconota da 10£, con raffigurata Jane Austen, mentre la nuova da 20£ è prevista per il 2020. Le nuove banconote non saranno più in carta, bensì in polimero, tipo plastificate, simili a quelle del Canada.

Veniamo però alla domanda cruciale: perché il Pound vale di più dell’Euro? E’ una domanda dalla non facile risposta, dato che centrano moltissimi fattori. Bisogna smentire subito le teorie che parlano delle riserve auree, dato che l’Inghilterra possiede 310.3 tonnellate di oro a garanzia (l’Italia, per esempio, ne possiede 2,451.8, ed è uno dei principali paesi Europei), o le teorie che parlano di un paese leader, economicamente avanzato o storicamente potente. Sono cose che centravano una volta, ma oggi sono per lo più ininfluenti con il valore del denaro.

Per fare un discorso più o meno serio, bisogna parlare delle politiche monetarie del Regno. Il denaro oggi ha un valore nominale, e questo è garantito dagli organi che lo coniano e lo distribuiscono (le banche centrali). Il valore del denaro dunque è definito secondo una serie di calcoli complessi, che noi tendiamo a semplificare parlando di inflazione, deflazione, consumi, previsioni ecc. Anche se il Regno Unito fà parte dell’Europa, ha mantenuto una certa autonomia sotto molti aspetti, tra cui quelli economici. Non usa l’Euro, e sta cercando di limitare le influenze economiche dell’Europa sotto ogni aspetto. Già negli anni ’70 la Thatcher si schierò contro l’entrata nell’Europa e l’adozione della moneta unica. E la politica non è destinata a cambiare.

A differenza di molti altri stati però, il Regno può vantare una politica economica molto stabile, ben rodata per la popolazione, pensata bene. Tutto ciò non vuol dire che sia “perfetta” o esente da problemi. Fatto sta che la buona organizzazione del sistema economico del paese è uno dei principali motivi per cui la banca Inglese può garantire un valore nominale più alto per il suo denaro rispetto ai principali “concorrenti”, come l’Euro e il Dollaro. Di questi periodi, con lo spettro della Brexit, si sta parlando nuovamente molto dell’economia del paese, e di come, in effetti, il grande afflusso di migranti stia minando il loro sistema.

Nel corso del 2016 ha perso quasi lo 0.8% a favore dell’Euro, che si sta avvicinando sempre di più ad un “pareggio” di valori. Questo accade perché l’Euro si sta dimostrando una valuta forte, e le politiche economiche della BCE (che non riguardano un solo paese) stanno finalmente dando alcuni frutti, quanto meno sulla carta. Anche il Pound è nella lista delle valute forti e affidabili, tuttavia sta perdendo diversi punti rispetto all’Euro. Di questo passo, il valore nominale dell’Euro continuerà a salire, ma difficilmente arriveremo ad un vero e proprio pareggio, anche se non è del tutto impossibile.

Il valore del denaro, come già detto, è nominale. Dipende da molti fattori, ma non può essere definito semplicemente come espressione di superiorità di uno stato. Il Dollaro Americano per esempio fù molto potente e forte nell’immediato dopoguerra, ma questo fù possibile principalmente per via della conferenza di Bretton Woods, dove si stipulò un patto “dollarocentrico”. Solo negli anni ’70, con lo Smithsonian Agreement, si pose fine a quella ingiusta quanto necessaria situazione, e si iniziò una politica economica più indipendente. Oggi il Dollaro vale molto meno del Pound e dell’Euro, tuttavia è anch’esso una valuta forte, considerata affidabile, capace di dare garanzie. Questo per via delle politiche economiche nazionali, più che altro.

Il Pound dalla sua parte può vantare anch’esso un largo utilizzo: è usato non solo nel Regno Unito, ma anche nei 53 stati membri del Commonwealth, spesso  con un tasso di cambio 1:1 da ogni parte del globo. Parliamo di milioni di persone, magari non al pari della popolazione Europea o Americana, ma quasi. Ed anche questo è un gran punto di forza del loro “sistema”.

I sistemi economici, e le politiche economiche, per quanto stabili, possono cadere. Come successe nel 1929 negli USA, ma anche nel 2008, a causa dei mutui sub-prime partiti proprio dal Regno Unito. Una crisi che abbiamo pagato tutti. La prossima bolla del mercato UK è quella edilizia, e molti analisti prevedono che esploderà presto se non si porrà un freno all’eccessivo liberalismo.

A noi, gente comune, queste cose toccano poco. Tuttavia, inizia ad essere tardi per approfittare dell'”effetto aumento” dovuto al cambio GBP – EUR. I valori iniziano ad appiattirsi, ed i vantaggi a diminuire. L’altalena dei valori nominali continuerà ad oscillare, e risentirà anche dell’effetto Brexit il prossimo Giugno. Intanto, il sistema economico Inglese accusa qualche colpo per via dell’immigrazione, ed annuncia alcuni divieti di accesso ai benefits. Tante operazioni che servono a tenere sotto controllo l’affidabilità della valuta, volenti o nolenti, agli occhi internazionali.

Dunque, dato che il valore del denaro varia sempre, il mio consiglio è: conservati una moneta da 1£ ed una banconota da 5£, che a breve non saranno più in circolo 🙂