Spring Test

Tanti, troppi ciliegi in zona
Tanti, troppi ciliegi in zona

Dopo una bella settimana di pioggerella e vento freddo, all’improvviso è primavera. Beh, più o meno all’improvviso. I ciliegi sono in fiore da settimane, ma il cielo è limipido solo da due giorni a questa parte. Un bel cielo, grande, infinito, che da tutto un altro aspetto a questa metropoli. La rende meno cupa, meno chiusa, dato che per tutto l’anno, per quanto sia espansa in larghezza, è sempre costretta da questi nuvoloni, vicini, impenetrabili.

Col cielo limpido, ovviamente, c’è anche il sole. Caldo, nonostante i 16° di massima. Il venticello è freddo, ma ci sono sempre i soliti temerari in pantaloncini e maglietta (senza contare minigonne e vestitini). Ma ogni raggio di sole è una gioia, in completo disaccordo con chi sta al sud, e si lamenta del troppo afa. Qui è un momento non tanto raro, ma più che altro difficile da godere appieno.

Tuttavia, alla fermata del bus dopo il lavoro, mentre mi sbraccio e scopro il più possibile per prendere un po’ di luce, noto una donna, adulta, che sembra essere spaventata dal fenomeno solare. Cerca ogni rasa di ombra, sta appiccicata al muro per non essere illuminata. Addirittura, al momento di raggiungere il suo bus (meno di 10 passi), si copre la testa con una cartellina.

Strano. Non mi sembrava albina. Stranissimo. Ho pensato ad una di quelle fobie particolari, magari proprio quella del sole (eliofobia). O semplicemente non voleva correre il rischi di abbronzarsi. O le dava fastidio il calore. O quell’odore particolare della pelle dopo qualche minuto di esposizione al calore. Non lo saprò mai. Sen’è scappata correndo nel suo bus, in una trepidante attesa di raggiungere casa, chiudere le tende e godersi il suo grigiore. Che per noi certe volte è tanto opprimente, ma per qualcun’altro invece è casa.

Raggiunta la mia di casa, mi sono tolto la felpa ed ho raggiunto il parco più vicino. Due giorni come una lucertola, in attesa di andare a mare.