Fascismi tecnologici

Non so se vi ricordate quella storia del treno. Quando la prima locomotiva a vapore iniziò a percorrere le prime strade ferrate d’America, ci fu un gruppo di persone che si pose contro l’invenzione, cercando di boicottarla, definendola poco sicura e addirittura letale. Era meglio mantenere il cavallo con annesse carrozze e diligenze, lente ma “sicure”.

Se ci penso bene, assomiglia un po’ ad una storia ciclica. Ad ogni nuova “invenzione”, c’è sempre qualcuno pronto ad assicurare che prima era meglio. E per certi versi posso anche essere d’accordo, sopratutto su alcuni temi. Ma non sempre è così, sopratutto in ambito tecnologico. Non c’è un campo escluso: c’è chi sostiene che il rullino sia meglio delle SD, che il vinile sia meglio del CD, che la posta sia meglio delle e-mail, che una visita dal vivo sia meglio di una video chiamata, e così via. Si arriva in certi settori altamente specializzati che si perde realmente il contatto con la realtà, un po’ come quando si discusse se fosse meglio systemd o init come sistema di avvio di Debian. Cose che non interessano, sostanzialmente, ma che portano punti a favore o a sfavore di una tesi, spesso soggettiva e poco obiettiva, che poi va a manipolare il discorso generale.

Una sorta di piccola egemonia culturale. Ed è vero. L’esempio più lampante è il ritorno del vinile. Fa figo avere una collezione di dischi, meglio se usati e vecchi. Ma sopratutto se i dischi sono quelli, non tanto le nuove uscite, ma piuttosto quei dischi, considerati i classici del genere. Da cosa è giustificata questa corsa all’oro? Dal fatto che si ritiene che il vinile sia meglio del compact disc. E poco importa che questa cosa non sia vera (perché non lo è), o che anche il CD ha finito il suo tempo, la percezione è tutta un’altra. Anche un comune ascoltatore ci dirà di una maggiore qualità, non tanto perché l’ha sentita davvero, ma perché ha sentito migliaia di volte la storia del vinile migliore. Non ci sono dati obiettivi che ci confermano che questo sia migliore, ma solo cose come “ha un suono più caldo”, “è più naturale”, “ogni disco è unico” o “l’analogico è tutta un altra storia”. Una chiusura tecnologica, oltre che musicale, che alimenta (in questi caso rivitalizza) un mercato di nicchia, con conseguente risveglio di piccoli e grandi brand. Una questione di marketing, e dunque una moda. Un binomio perfetto, che vale anche se associato agli intenditori musicali.

La discussione sulla qualità audio è infinita. Quando collaborai nel progetto OGG Vorbis, mi resi conto di quanto fosse complicata e difficile la discussione tra formati, compressi e non, e di quante acidità e cattiverie erano rivolte verso entrambi. Mi convinsi anche io che il formato .ogg era migliore del .mp3, e come conseguenza ho una gran parte dei CD archiviati nel mio Hard Disk in questo formato. Appositamente convertiti, settati tutti per essere il più fedeli possibile. O almeno questo pensavo. Di fatto, ho smesso di convertire i miei file audio in questo formato, per due motivi: non è qualitativamente migliore rispetto all’.mp3 (sempre di lossy si parla), ed è meno compatibile dell’.mp3. Obiettivamente, dunque, non si parla di superiorità, ma di scelta, di possibilità, di opportunità. Sapere che oltre all’.mp3 c’è l’.ogg, o anche il .wma. Ma nulla di più.

Lo stesso, per me, vale per i supporti: i supporti moderni sono, per ovvie ragioni, migliori di quelli di una volta. Sempre per rimanere nel tema della musica, c’è un motivo se si è passati dal supporto fisico personale all’hosting su vari siti e servizi: la musica è fatta per essere condivisa. La musica come tante altre cose. Il supporto fisico è, di fatto, il principale ostacolo alla condivisione della musica. I vinili non si potevano clonare (oggi si può), ma già le cassette si potevano duplicare, ed con i CD si è passati ad una semplicità disarmante.

Probabilmente è stato proprio con i CD che si è palesato questo limite dei supporti: anche con le protezioni per la copia e la pirateria, la musica si condivideva, si trovava in rete, si sdoppiava. E questo non ha mai danneggiato il mercato musicale. Lo si è capito da poco (dopo numerose e patetiche battaglie anti pirateria di molti gruppi famosi, spesso gli stessi che spingono per i vinili), e per questo il mercato è cambiato. Si, CD e Vinili (aimé niente cassette), ma la prima fonte per ottenere la musica ormai è il web. Servizi come iTunes, Spotify, Deezer, SoundCloud… ma anche Jamendo, e Youtube a suo tempo. E tutto possiamo dire, tranne che la fedeltà o la qualità della musica sia inferiore rispetto a quella di una volta. Nè io posso sostenere che i formati .mp3 siano peggiori di un’ipotetico .ogg, data anche la possibilità di ottenere dei file lossy ad altissimo bitrate, o, se si ha spazio, direttamente dei file loseless.

Lo stesso vale per le foto. Il rullino farà delle foto più personali e più reali, ma la qualità delle immagini digitali sta andando ad aumentare sempre più. Il digitale si è dimostrato più prestante in molti ambiti specialistici, come il campo medico o astronomico, dando possibilità di scattare foto digitali di particelle infinitesimamente piccole o di porzioni di spazio inimmaginabilmente lontane. Ma è servito anche nella vita comune, per due motivi: è più facile da gestire/condividere, ed è più accessibile per tutte le tasche. Tutti possono permettersi una fotocamera digitale, anzi, ormai neanche più quella, dato che la media delle fotocamere dei telefonini si è attestata sugli 8 megapixel, e sta andando ad aumentare.

C’è bisogno che elenchi anche il vantaggio delle email rispetto alla posta tradizionale? O le possibilità di connessione e condivisione che vengono dalla videochiamata? Non penso. Credo che le vediamo tutti queste migliorie, e le preferiamo al dover aspettare 3/4 giorni (se va bene) per una risposta via posta, o al dover prendere un aereo per andare a visitare i propri cari.

Le innovazioni, le novità, non sono mostri da scartare a priori. Vanno analizzate, vanno conosciute, e vanno gestite al meglio. Se i social network hanno un problema di privacy, è bene pressare affinché questi migliorino la lacuna. La possibilità poi di usare o meno un social è un’altra cosa. Io ho scelto di non avere un account personale su Facebook, ma questa scelta non è necessariamente migliore rispetto all’avere un account. Per me è meglio, ma per una questione personale. Non per questo, deve esssere un’imposizione o una scelta collettiva. Le innovazioni servono, hanno un peso ed un impatto sociale, nonostante certe cose fossero meglio prima.

Li ho chiamati fascismi tecnologici, e poi le ho chiamate mode. E lo sono. Ma forse, il termine più giusto sarebbe tradizionalismi, amici dei localismi ma a livello “globale”. Restare ancorati non tanto alle proprie tradizioni, ma a alle prime tradizioni condivise del mondo moderno. Una di queste, è il vinile. Fù uno strumento di aggregazione e condivisione inimmaginabile, futuristico, un punto di distacco dalla radio impressionante. E fù il veicolo perfetto per le rivolte culturali e sociali dell’epoca. Fù qualcosa di importante. Ma fù. Oggi è un simbolo, ma del passato.

Nello Zibaldone, Leopardi ci ricordava una cosa che in effetti ci si dimentica spesso, di questi tempi:

Commemorare le nostre glorie passate, è stimolo alla virtù, ma mentire e fingere le presenti è conforto all’ignavia e argomento di rimanersi in questa vilissima condizione.

Vale un po’ per tutto. Per la situazione di molte città Italiane, che commemorano eternamente il passato in cerca di una salvezza dal futuro, per la situazione di molte persone, che mitizzano eventi e luoghi andati vedendoci un esempio per il domani, ed anche per la tecnologia.

Il cambiamento è inevitabile, e con esso le innovazioni. Bisogna lottare costantemente per impedire che questo ammodernamento distrugga le nostre identità, le nostre radici, ma non bisogna neanche permettere che questi sentimenti radicali prendano il sopravvento. Si finisce, altrimenti, in una grande incoerenza per i tempi che corrono.

Detto questo… godetevi la musica, le foto, i film, le discussioni in videochiamata e le caselle colme di mail. Come vi pare 😉