Consigli per il Sindaco che verrà

20160216_173114_hdr.jpgCome abbiamo avuto modo di constatare, la corsa politica per la carica di primo cittadino non sta prendendo una bella piega. E probabilmente manterrà questi toni spiccioli, semplicistici, e, dunque per definizione, ignoranti. E’ una sconfitta su tutti i fronti, e non sembra esserci nulla di buono all’orizzonte, ma sempre e solo le stesse proposte, le stesse parole, gli stessi argomenti. Turismo, mare, aeroporto, infrastrtutture, lavoro, sociale, giovani… per chi non l’avesse ancora capito, sono parole prive di ogni significato, contenitori di idee vuoti all’interno, anzi, svuotati di ogni possibile buona azione. Specchietti per le allodole.

Sarò pessimistico, ma i dati sono dati, e c’è poco da fare. Nel 2013 (ultimo anno per cui abbiamo entrambi i bilanci del Comune, preventivo e consuntivo), su una spesa prevista di oltre 400.000€ per il turismo ne sono stati spesi poco più di 130.000€. Meno della metà. Su oltre 1.700.000€ da investire nella cultura, ne sono stati investiti poco più di 660.000€. Per lo sviluppo economico si era previsto di spendere circa 2 milioni, ma si sono spesi circa 550.000€. Per il sociale, su una spesa di oltre 6 milioni, ne sono stati spesi circa 3.7. Ok, è vero, sono anni di tagli e di ribasso, e lo sappiamo. Ma dovremmo ricordarlo a chi parla di turismo come risorsa, o a chi si erge paladino dell’attrazione dal mondo estero. Sopratutto dopo il triste record della Pasqua, che vede la Calabria tra le regioni meno prenotate per il ponte festivo.

A questo punto, sembra chiara la logica, e di conseguenza le scelte che ne possiamo trarre. Di fatti, si può continuare così, ossia continuare ad investire lo 0.2% dei fondi sul turismo e stare ad aspettare il miracolo che ci salverà, oppure cambiare qualcosa. Non solo a livello politico, ma anche a livello economico. L’ideale sarebbe avere un piano d’azione, interpartitico, una scaletta di punti da affrontare e, possibilmente, risolvere. Un qualcosa di tanto ovvio quanto irrealizzabile.

Per cui, indipendentemente da chi sarà il nuovo sindaco di Crotone, ecco una serie di cose che potrebbero davvero migliorare la condizione della città e della popolazione.

Trasparenza e Conoscenza:

Il primissimo passo della nuova amministrazione comunale, qualora fosse realmente interessata ad acquisire una nuova luce, è la trasparenza. Si, è vero, molte delle attività comunali si possono seguire dal portale del cittadino, ma non basta. C’è bisogno di un’amministrazione che pubblichi per filo e per segno ogni attività del Comune, un log perpetuo e costante che è sicuramente il primo passo per ridare un po’ di affidabilità ad un organo così malconcio.

Questo è un fattore pesantemente dimenticato in tutte le città meridionali. Potrebbe essere un buon punto di partenza, sia per differenziarci sia per rendere realmente efficace il sistema organizzativo e amministrativo. Pubblicare tutto, prendersi cura delle pubblicazioni periodiche e così via, e non limitarsi alle sole news. Un esempio? Il piano triennale delle opere pubbliche disponibile è fermo al 2014.

Un’altra cosa importantissima consisterebbe nella spiegazione dei processi politici ed economici di un’amministrazione comunale. Una cosa a grandi linee. Sapete, tutte quelle cose che ci spiegano i tempi, gli iter e quant’altro. In modo da sapere quanto tempo ci mette, ad esempio, il pagamento di una fattura da parte della PA, e dopo quanto tempo poter fare ricorso. E così via.

Potrebbe essere la volta buona che ci si iscrive al servizio OpenMunicipio. Sarebbe una manna dal cielo.

Partecipazione e Comunicazione:

E’ vero, oltre al sito del Comune esistono diversi portali, compresa la pagina Facebook dell’ufficio stampa. Ma non è abbastanza per rendere la popolazione informata. E, sopratutto, non è abbastanza per mettere la popolazione in una posizione collaborativa e partecipativa. Abbiamo apprezzato tutti la possibilità di votare per il nome del teatro, o, come succederà, per le vie del cimitero. Ma, come già detto, non è abbastanza.

C’è bisogno che l’attività amministrativa della città sia partecipata. Il bilancio del comune deve essere, almeno in parte, partecipato, ossia la popolazione dovrebbe poter scegliere in quali cose spendere più soldi. Dopo gli oltre 700.000€ di verde pubblico, dovrebbe essere il minimo. In questo modo, tramite votazione popolare, si definirebbero le priorità della cittadinanza. Definire un minimo di spesa, ovviamente, e poi dividere il resto in base ai voti ricevuti. Magari salta fuori che la città preferisce investire di più nel rifacimento delle strade piuttosto che nel programma estivo. E, sopratutto, sapere da dove provengono i soldi per ogni opera realizzata. Lo so, già si può sapere spulciano i vari file dei progetti, ma non è facile per tutti andarli a trovare.

Inoltre, sarebbe opportuno che ogni membro del consiglio comunale, così come ogni dipendente facente ruolo a funzioni particolari, si doti quanto meno di un’account social istituzionale. Perché tutti hanno l’account personale che usano anche a livello istituzionale (chi lo ha), e non è corretto. Bisognerebbe, visti i tempi, adeguarsi ed essere pronti a poter essere contattati anche via Facebook o quanto meno Twitter. Anche questo sarebbe il minimo, dato che le comunicazioni oggi passano da qui.

Saldare i debiti:

Il Comune ha ancora moltissimi debiti da saldare, sopratutto verso terzi. Servizi più che altro, ma anche consulenze e piccoli lavori che, nonostante il passare degli anni, sono ancora in attesa di essere monetizzati. Il Comune nei suoi bilanci si piazza attorno ai 70 milioni di incassi all’anno, puntualmente spesi tutti. Sempre in pari. Sarà un magheggio da contabili, ma nel bilancio del comune deve trovare maggior peso la voce dedicata al saldo dei debiti.

Non possiamo certo pretendere che li saldi tutti in un colpo solo. Ci mancherebbe (anche se sarebbe giusto in certi casi). Ma ci si può auspicare che si inizi una politica di risanamento, piuttosto che di fidelizzazione. Di fatto, oggi le società in credito con il Comune vi continuano a lavorare, nell’attesa di ricevere qualcosa. Sarebbe preferibile uno sciopero, certo, ma nella dura realtà cittadina non è la soluzione migliore. Il Comune dunque ha l’obbligo di dare il segnale, anziché marciarci sopra. Sarebbe giusto (e bello) che lo iniziasse a fare.

Occupazione e Sgravi:

La provincia di Crotone risulta essere quella con il maggior tasso di disoccupazione nel 2015. Un brutto record, che va ad infierire negativamente sul territorio e sulla popolazione stessa. L’amministrazione Vallone non ha fatto molto per arginare questo problema, anzi ha messo in atto delle soluzioni minori, come la possibilità di prendere in gestione dei parchetti comunali. Occupazione, certo, ma poco denaro.

A questo punto, si potrebbero seguire due strade. La prima è quella del baratto amministrativo, soluzione promossa dal M5S ed attualmente in sperimentazione in molte parti d’italia, che permette di rendere un servizio al comune e vedersi scalate delle tasse. C’è poi la scelta, molto utilizzata sempre al nord Italia, dei lavori accessori, dove il comune si impegna con il privato cittadino per lo svolgimento di determinate funzioni, anziché affidarle a terzi. Si parla ovviamente di lavori minori, pagati generalmente con voucher e a tempo determinato.

Queste però sono situazioni tampone, e non sarebbero dunque in grado di risolvere o arginare il problema della disoccupazione. Una piaga che ha due facce: da una parte costringe i più giovani ad andare via, dall’altra riduce al minimo le possibilità dei disoccupati locali, sempre più avanti con l’età. Un’arma a doppio taglio. Per provare ad ovviare a questo problema, servirebbe un piano di sviluppo economico a livello nazionale. Non puntare a salvare il nostro orticello di economia locale, ma accedere ad una fetta di economia nazionale. E’ un percorso che raramente abbiamo provato, e l’ultima volta ci siamo svenduti, e ne paghiamo ancora oggi le conseguenze.

Oggi, molto si punta sull’agricoltura. Molti sono i giovani che tornano per avviare un’impresa agricola. E molti sono quelli che abbandonano una volta finiti i finanziamenti. Non è colpa dell’Europa o dell’Italia, è colpa del mercato, dell’economia, che di fatto ha svalorizzato gran parte della produzione nazionale. Anche in Calabria si importano gli agrumi dalla Spagna, perché ci si recupera di più mandandoli al macero. Non vorrei che anche questo settore sia uno specchietto per le allodole, per far mangiare la regione ed impoverire, ulteriormente, il territorio.

 Fare Economia:

La intendiamo nel senso domestico del termine, ovviamente. Risparmiare. E c’è ne sarà sicuramente bisogno, dato che nel 2013 se ne sono andati circa 22 milioni in “spese amministrative”. Quasi il 38% del totale della spesa. Un numero da rivedere, ovviamente al ribasso. Non vogliamo fare i cattivi, ma ad occhio e croce il numero ci sembra veramente eccessivo, sopratutto se paragonato alle altre spese.

Sappiamo anche che è un conto difficile. Ma, come già detto, non abbiamo nessun foglio per giustificare questa cifra. Non sappiamo come vengono spesi i soldi. Il passo allora è semplice: più trasparenza, più facilità nell’individuazione delle spese inutili. Perché non sappiamo bene quali sono, ma sappiamo per certo che ci sono.

Bene Comune:

Questo è un sogno, più che un consiglio. Ma fa bene ricordarlo. C’è bisogno di chi vede la città come un bene comune, e non come un bene da ripartire. C’è bisogno di chi ami davvero la propria città, perché quando si ama, certe volte si può trascurare, ma non ci si dimentica. Quando invece ci si frequenta per interesse, allora si che ci si dimentica in fretta! Ed in tanti hanno fatto questo alla nostra povera città.

Non voglio (e non faccio) propaganda per nessuno. Posso esprimere simpatie e antipatie, ma bisogna essere obiettivi. Bisogna preferire il bene comune al bene personale. Bisogna guardare a tutti, e non solo a se stessi. Bisogna pensare per tutti, e non solo per noi. Bisogna allargare gli orizzonti. Essere consapevoli che un problema ci riguarda tutti, e che nel momento della lotta bisogna essere uniti.

E’ stato fatto più volte: con le manifestazioni contro il cancro; contro il cemento; per ricordare Rino Gaetano; per il Crotone Calcio; per la Provincia, in questi giorni. Beh, è arrivata l’ora anche per la politica. E dovrebbe arrivare l’ora anche per certi “imprenditori”.

Il sindaco che verrà avrà tanto da fare. Spero che la nuova amministrazione sarà più disponibile ad accettare consigli, ma sopratutto a riflettere in modo obiettivo sul da farsi. Sarà dura, ma bisogna provarci. La città ha vissuto un lungo periodo di abbandono e di sonno, e sta arrivando un nuovo momento per svegliarsi. Dal canto suo, la popolazione deve attivarsi seriamente ed essere più presente. Deve essere più esigente, ma nel modo giusto. In modo consapevole. Deve essere istruita, in un certo senso. Dall’altra parte, la classe politica dovrà dimostrare di metterci del suo per riacquistare credibilità spicciola. E questa è una lista che da tanti spunti per poterlo fare, in modo inattaccabile.

Se non cambierà nulla, tutto tornerà com’è adesso. Apatico, stanco, svogliato. E si perderà una nuova opportunità, e molto altro tempo. Il mondo si evolve, la vita va avanti, e c’è bisogno di iniziare a riprendere il passo anche a Crotone. C’è bisogno di attivarsi, e di battere il ferro. C’è bisogno di una strategia valida, di un investimento, l’ennesimo, ma questa volta mirato al punto giusto.

E’ un discorso vecchio, in fondo. Guardare al futuro, stare nel proprio tempo, diceva Publio Cornelio Tacito. E non il contrario. E’ il momento di cambiare qualcosa.