Come ti voto per il sindaco di Londra

E chi sel'aspettava
E chi sel’aspettava

Il 5 Maggio 2016 si voterà per eleggere il nuovo sindaco di Londra, dopo ben due mandati del famigerato Boris Johnson. I candidati principali sono Zac Goldsmith, conservatore, e Sadiq Khan, laburista, seguiti da Sian Berry per il partito dei verdi e da Caroline Pidgeon per i liberaldemocratici. Attualmente, anche se non ci sono stime realistiche, sembra che la city sia orientata più a mantenere il legame con il partito conservatore.

Il sindaco di Londra è un ruolo che esiste dal 2000: un mandato dura 4 anni, ed il primo cittadino si trova a gestire, non da solo, una città con una superfice di circa 1600 chilometri quadrati. Una bella sfida. E’ l’unico sindaco del paese ad essere eletto direttamente in base al numero di voti. Prima di allora, la città di Londra ha affrontato diversi modelli amministrativi. Dapprima, vi era il Greater London Council, che fino al 1986, con i suoi 100 eletti, aveva il compito di gestire i vari council della città. Con una legge di quell’anno però l’entità venne soppressa, e la città si ritrovò frammentata in tante piccole amministrazioni locali, i Council appunto, che ancora oggi resistono. Questi erano dei veri e propri piccoli comuni, ai quali versare le tasse e richiedere i servizi. Nel 2000 infine venne istituita la carica di Sindaco di Londra, e venne creato anche la Greater London Authority, un’organo composto da 25 membri eletti che aiuta il primo cittadino nella gestione dell’enorme città, anche se è il sindaco a decidere le strategie nei vari ambiti (ambiente, cultura, sport, trasporti ecc.).

Ma perché io ho ricevuto l’invito elettorale? Chi può vorare?

Sostanzialmente, nel Regno Unito anche il sistema elettorale funziona in modo diverso rispetto all’Italia. Non mi riferiscono solo al sistema first-pass-the-post, ma mi riferisco proprio al concetto di voto. Tutti i cittadini Europei possono votare: basta iscriversi al registro elettorale del governo, direttamente online, per vedersi riconosciuto il diritto al voto. Non importa che siate in UK da un mese, un anno o una vita, ne tanto meno che siate iscritti all’AIRE. Certe volte, come è capitato a me, ci si finisce iscritti solo perché ci si registra presso il proprio council, o perché ci si registra ai servizi dell’HMRC. Non c’è bisogno di essere cittadini Inglesi per poter votare, insomma. Io poi mi iscrivo per Londra, ma lo stesso vale per Manchester, Edinburgo, Belfast e così via.

E’ un modo strano per intendere il voto, dato che così chiunque può votare. Una grande differenza rispetto all’Italia, dove vige il concetto di residenza, e chi è domiciliato in un’altra città non ne può votare il sindaco, anche se vi risiede stabilmente.

Come dicevo, per l’elezione conta il numero di voti totali (maggioranza assoluta). Questo vuol dire che il candidato, per essere eletto, deve ottenere il 50%+1 sul totale dei voti espressi dalla popolazione. Il sistema è suppletivo, ossia a due preferenze: questo vuol dire che, andando a votare, dovrete esprimere un voto principale ed uno di riserva. Sceglierete due nomi insomma, non necessariamente per lo stesso candidato. Nel caso con il voto principale non si raggiunga una maggioranza assoluta, entrano in gioco i voti di riserva: il candidato che ne ha di più, passa.

Per candidarsi a sindaco di Londra bisogna versare una “tassa” di 10.000£, che può essere rimborsata solo se si supera il 5% dei voti, altrimenti finisce nelle mani dello stato. Lo stipendio annuale del sindaco si aggira intorno alle 140.000£ (circa 170.000€), ossia quanto un ministro del governo del Regno. Il sindaco collabora poi con i vari council, ed ha una certa autonomia gestionale, anche se non è responsabile diretto di molti servizi, che ricadono nei compiti dei council stessi.

Un sistema complesso quanto affascinante, ma tutto sommato funzionale e ben oleato. Sarà un anno pieno, tra Referendum del 17 Aprile, Sindaco di Londra e, molto più importante, Sindaco di Crotone. Un anno di voti.