Un tipo come me (almeno un po’)

Ormai, andando verso la fermata del bus che mi porta a lavoro, riconosco le persone che lavorano nella zona. Che sia il tipo dell’off license, la signora della panetteria, il gommista, il meccanico, quello che aggiusta le bici… sembra un piccolo quadretto paesano vero? Eppure sono solo 300 metri di strada in quel di Londra. Anzi, tutte le attività si concentrano negli ultimi 100 metri.. il resto è zona residenziale. Blocchi di case, dei quali conosco un solo vicino (quel vecchietto Inglese, un po’ razzista, di cui vi ho già parlato).

A parte i saluti e i cenni, con qualcuno ogni tanto mi ci fermo a parlare. Non tanto per cortesia, ma più che altro per l’impressione che alcune persone mi danno. Impressione seria, affidabile, ma non da intendersi alla vecchia maniera, rigorosa ed inflessibile, piuttosto da leggere come un “gente che fa il suo”. Quella classe di persone che lavora, anche se magari fa qualcosa che non le piace, per arrivare ad un obiettivo, per non pesare su nessuno, e così via. Stand by me, insomma. Quel traguardo che tutti i giovani espatriati cercano, prima di capire che farsene.

Tra tutti questi soggetti, c’è un tipo che è abbastanza come me. Cioè, almeno un po’. E non intendo fisicamente. Fisicamente assomiglia a Niko di GTA IV, uguale identico proprio. Gliel’ho detto più volte, ma non c’ha mai giocato. Intendo come me per alcuni punti di vista. Uno su tutti, il lavoro.

Nato in Inghilterra da immigrati Jugoslavi, “Niko” è un londoners. Non ha mai imparato la lingua dei suoi genitori, sa solo l’Inglese. Fa il meccanico, anche se nella sua rimessa più che altro cambia le gomme. Non si lavora molto, ed è facile vederlo seduto, con il suo cane, dove c’è un angolo di sole. Altrimenti, si sta dentro la rimessa.

Un ciao oggi ed uno domani, i ciao sono diventati quotidiani. Non sempre c’è il tempo per fermarsi a chiacchierare del più o del meno (che poi non c’è chissà cosa di cui discutere), ma quando qualcuno ti cerca una parola, negargliela sarebbe un male. Va a finire così che io corro sempre e che lui non fa mai un cazzo. Due grandi amici insomma.

Tra le cose più o meno serie che escono, una volta parlammo di lavoro. Da quanto tempo fa questo lavoro? Da sempre. Da quando ha finito scuola. E non si è stancato? Si, a voglia. Ma non vuole cambiare, vuole resistere finchè può. Sembra un azzardo, dato che lavora appena appena, ma ce la fa. Il suo piano prosegue. Il piano? Raggiungere la cifra per riscattare la pensione privata che si paga da decenni. Così potrà smettere di lavorare, anche se non sa come occupare il tempo libero, quando lo avrà.

Quella volta mi disse anche un’altra cosa. Uno di quei consigli che in genere si danno per resistere o mandare giù un rospo. E me la disse, come suo solito, sorridento. Mi disse che il lavoro devo vederlo come un mezzo per arrivare a quello che voglio. Non importa cosa fai, puoi anche fare una cosa che non ti piace, ma che ti permette di realizzarti comunque. Insomma, detto in altri termini, non è necessario ambire a chissà cosa, con una buona pianificazione/pratica si riesce comunque. Questo il succo.

“Niko” non ha moglie ne figli. Ha solo il suo cane. Ha una casa ed una macchina. Ed è sempre sorridente. Magari non felice, ma è sempre con il sorriso. In quasi 2 anni non l’ho mai mancato, magari abbiamo gli stessi giorni liberi. E’ sempre nella sua rimessa, ad alzare quei pochi soldi, e a cercare un po’ di sole per mettere la sedia. Sembra essere un personaggio nostrano, e forse è per questo che ci siamo trovati. Forse beve, per questo è sempre sorridente. O forse si fuma qualcosa e non ci pensa su.

Più realisticamente invece, è una persona che se l’è ragionata. Ha accettato i suoi limiti, se n’è fatto una ragione, e c’è andato avanti. Il lavoro che avrebbe voluto fare? E chi lo sa. Magari un giorno di questi glielo chiedo.