Le tasse per i residenti all’estero

In questi giorni, la madre di una mia amica ci sta facendo uscire pazzi. Dopo essere stata al CAF per la compilazione della dichiarazione dei redditi, è scoppiato il caso “figlia all’estero”. Secondo la dipendente del centro infatti, nonostante la figlia fosse residente all’estero regolarmente (iscritta all’AIRE), avrebbe dovuto comunque comunicare alla madre il totale delle retribuzioni lavorative (in Italia è il CUD, qui il P60) per farle includere nella dichiarazione.

Ovviamente, non funziona così. Ma è il momento buono per aprire un capitolo, complesso ma necessario, che riguarda le tasse che i cittadini Italiani residenti all’estero devono pagare, nel caso che ve ne siano. E, nella maggior parte dei casi di giovani emigrati, non ce ne sono. Ma è anche un buon momento per definire un po’ di concetti non troppo chiari.

L’AIRE e “la” residenza:

Come vi scrissi diverso tempo fa, iscriversi all’AIRE se si vuole vivere fuori dal belpaese è necessario. Iscrivendosi, come leggiamo nelle numerose descrizioni (e come ci suggerisce il nome stesso), cambiamo la nostra residenza da quella in Italia a quella nel paese in cui ci troviamo. Tuttavia, non è proprio così. Esistono infatti due tipi di residenza, quella anagrafica e quella fiscale. La prima, per intenderci, è quella che trovate scritta sul vostro documento d’identità, mentre la seconda equivale al concetto di domicilio, ossia un luogo dove risiedete abitualmente, per un qualunque motivo (lavoro, famiglia, studio, ecc.). Il concetto è lo stesso ad ogni longitudine e latitudine: nel mio caso (ed in quello della mia amica), siamo nati a Crotone, e li abbiamo la residenza anagrafica, ma viviamo a Londra, dove abbiamo, dunque la residenza fiscale.

Iscrivendoci all’AIRE dunque, cambiamo la nostra residenza fiscale. La situazione della maggior parte dei giovani emigrati quindi è questa: hanno la residenza fiscale in una città del mondo (ad es. Londra), ma mantengono la residenza anagrafica altrove (ad es. Crotone). Per ottenere la residenza anagrafica in un altro paese, bisogna prima ottenerne la cittadinanza, senza la quale resteremo sempre, in definitiva, residenti in Italia.

Nucleo familiare e figli a carico:

Se la nostra residenza anagrafica risulta la stessa del nostro nucleo familiare, anche qualora vivessimo a millemila chilometri di distanza, ed avessimo dunque una residenza fiscale diversa, saremmo sempre all’interno del nucleo familiare. Per uscire dal nucleo familiare, bisogna cambiare la propria residenza anagrafica, cambiando proprio indirizzo con uno diverso da quello dei nostri genitori.

Nonostante ciò, anche rimanendo nel nucleo, se cambia la nostra residenza fiscale non saremo più necessariamente a carico dei nostri genitori, sopratutto se risiediamo all’estero. Questo perché mentre in Italia ho l’obbligo di dichiarare i redditi, anche qualora fossi disoccupato o/e esentasse, dall’estero non ho l’obbligo di dichiarare nulla (dipende da alcuni casi, li vedremo meglio dopo). Questo è possibile grazie a diverse convenzioni, accettate da tutti i paesi Europei, che stabiliscono che una volta all’estero, sarà lo stato in cui ci troviamo ad averci a carico, e non il nostro paese di provenienza (o il nostro genitore).

Tassazioni dall’estero verso l’Italia:

Sempre per via di queste convenzioni, il cittadino Italiano che risiede all’estero non è tenuto a versare le tasse al suo paese di origine, bensì deve pagarle nel paese in cui vive. Ci sono tuttavia dei casi in cui le tasse le dobbiamo pagare, e dei casi in cui dobbiamo compilare la dichiarazione dei redditi per l’Italia. Ma facciamo un passo alla volta.

Se sei un lavoratore, iscritto all’AIRE, che non ha nulla di intestato in Italia e che percepisce uno stipendio da un’azienda con sede nel paese dove ti trovi (ad es. UK), allora non devi versare alcuna tassa in Italia. Paghi già tutto alla corona. Al momento della dichiarazione dei redditi dei tuoi genitori, dovrai essere indicato come iscritto all’AIRE. Nel caso non figuri più in un nucleo familiare, pur rimanendo cittadino Italiano non sei tenuto a fare alcuna dichiarazione dei redditi.

Se sei un lavoratore, non iscritto all’AIRE, che non ha nulla di intestato in Italia e che percepisce uno stipendio da un’azienda con sede nel paese dove ti trovi (ad es. UK), allora dovrai contribuire ad alcune imposte, in quanto risulterai iscritto nella popolazione locale. Questo non vuol dire che ti prenderanno dei soldi dal tuo sudato stipendio: vuol dire che quando la tua famiglia presenterà la dichiarazione dei redditi, si vedrà tassata anche per te su alcune cose, come l’IRPEF. Non è una cosa che dipende dal tuo nucleo familiare, ma dal tuo stato di residenza. Per evitarlo, basta iscriversi all’AIRE.

In entrambi i casi, avendo qualcosa di intestato, come una casa o una macchina, sarai obbligato a pagare le relative tasse. Puoi sempre far cambiare il proprietario, intestare la casa a qualcun’altro o vendere la macchina. Ma fino ad allora, saranno dei beni a tuo carico. Lo stesso vale, eventualmente, anche per figli a carico. Se invece non hai nulla di intestato/a carico, non sei tenuto a fare nessuna dichiarazione dei redditi. I tuoi guadagni vanno dichiarati solo allo stato in cui risiedi e lavori.

Vi è infine il caso delle doppie tassazioni. E’ una cosa piuttosto rara, ma esistono situazioni in cui potrebbero presentarsi, anche se le convenzioni bilaterali oramai sono attive ed impediscono una situazione del genere. Ad esempio, se l’azienda per cui lavori in un paese estero (ad es. UK) ha la sede legale in Italia, o ti paga su un conto Italiano, o se lavori da transfrontaliero. Nella maggior parte dei casi, sono sempre delle tasse che ti vengono già detratte dallo stipendio, o comunque tasse che andranno a pagare i datori di lavoro. In alcune di queste condizioni potrebbe essere richiesta la compilazione della dichiarazione dei redditi in modo bilaterale, ossia sia per Italia che per il paese estero in cui risiedete. Dipenderebbe. Sono, quasi sempre, situazioni nelle quali non ci si finisce per caso.

Quindi?

Quindi, nella maggior parte dei casi c’è da stare tranquilli. Non bisogna avere paura dello stato cattivo che ti mangia metà dello stipendio, ne di far finire nei casini i propri genitori. Bisogna solo capire che paghi già tutto dove vivi e lavori (nel nostro caso, tramite il Pay As You Earn), e che l’iscrizione all’AIRE ti semplifica di molto, ma non ti esonera dal pagare le tasse per ciò che possiedi. Non è che vivi in Inghilterra e case e macchine vanno al comune. Restano sempre intestate a te, e, fin tanto, avrai le relative tasse.

Se proprio volete, potete inviare il vostro CUD estero ai vostri genitori, ma questi non potrebbero comunque includerlo nella dichiarazione dei redditi, perché sono soldi che avete guadagnato, appunto, all’estero. Al di fuori delle competenze dello Stato.

E infine… attenti anche a commercialisti e sindacati. Che delle volte, come in questo caso, rischiano solo di farvi perdere tempo e pazienza 😉