Aiutati che Dio ti aiuta

Un anno fa ero appena arrivato nella city, e stava finendo l’enfasi iniziale della metropoli (e delle feste annesse). Non avevo ancora uno straccio di lavoro, e non sapevo che il periodo invernale è il peggiore per trovare un lavoro. Avevo pochi soldi, da giù, e non ci pensavo. Non sapevo che fare, ne che aspettarmi da ‘sto posto. A distanza di un anno, se ci penso, sorrido. Adesso lavoro, metto da parte, progetto cose per l’anno appena iniziato. Non con la presunzione di fare palate di soldi, ma con l’idea di aiutare. Chi? Me, certo, ma non solo.

La mia pazza idea la sapete già. Non è cambiata. Ma mi rendo conto che è cambiato il mio concetto di tempo. Quei mesi sono volati, e non sono stato in grado di darmi una posizione quantomeno sicura. Dacché ero sicuro di tornare, aimè, mi rendo conto che non sarebbe una buona scelta, economicamente parlando. Significherebbe tornare a stare sulle spalle di chi mi ha cresciuto, non avendo alcuna offerta di lavoro seria. Non è giusto insomma.

Allora, magari si può iniziare da qui. Magari. Tutto da vedere e valutare, ma si potrebbe fare. Darsi un hint qui per poi procedere giù, a casa. Aiutare da qui chi giù, a casa, ha basato la sua vita. Con il commercio. Si potrebbe fare. Le idee ci sono, ed il tempo anche. Un’altro anno, almeno, è sicuro.

Bello, stimolante, motivante. Da fare! Ma nonostante ciò, il peso di questa scelta continua a tormentarmi.