“Sempre gli stessi discorsi”

Si conosce sempre molta gente vivendo fuori, sopratutto Italiani. E’ facile venire interpellati per consigli, idee, proposte, anche se poi queste non verranno prese in considerazione. Il re dei discorsi però consiste nel discutere delle differenze tra qui e casa. Grossomodo, le differenze sono quelle ad ogni latitudine del bel paese, e come principale capro espiatorio ci sono le persone, gli Italiani in se. La percezione è questa, ossia di persone immobili, statiche, stantie, che non cambiano, immobili e incapaci di progredire o di superare un problema, ma piuttosto di abituarcisi.

Succede così che il discorso tipo, sopratutto quando si parla con qualche Italiano in vacanza, sia più o meno il seguente:

Vabbè, ma qui quanto è diverso? Qui non è come da noi. Qui non hai il solito bar, la solita piazza, la solita compagnia, qui hai il mondo. Qui la gente matura, cresce, mentre da noi ti ritrovi a vederli sempre allo stesso bar, al solito posto, a parlare delle stesse cose.

Logico, no? E invece no. Se c’è una cosa che ho vissuto, che vedo quotidianamente, è proprio la mancanza di queste “evoluzioni”. E non solo negli Italiani, ma bene o male in tutte le persone. Non è un problema Italiano, anzi, a dire il vero non è neanche un problema in generale. I problemi sono sempre gli stessi, si parla e ci si lamenta sempre delle stesse cose, e non sempre si sviluppano nuovi interessi. C’è sicuramente qualcosa in più, dovuto al fatto che si vive in un ambiente più ricco di stimoli rispetto ad un piccolo paese, ma questo non prescinde il fatto che gli stimoli si possano ignorare.

Per dirla semplice: non è che se ci sono 100 teatri vuol dire che andrai a vederti uno spettacolo. O ancora: non è che se ci sono 100 musei gratuiti andrai a girarteli tutti. L’incentivo non sta nella gratuità o nel numero, sta nel cervello, negli interessi, nelle passioni. Il fatto di passare vicino ad un’installazione artistica, una statua, un monumento, e farci una foto, delinea un interesse? Non sempre. Anzi, molto spesso no.

La mia risposta fa storcere un po’ i nasi. Il discorso cambia tono e riprende, nuovamente ovattato e surreale, a dipingere una realtà che non è decisamente la norma. Tipicamente Italiano? Pazienza.