Uno.

20151223_163510.jpgCi siamo. Con oggi è un anno esatto che vivo a Londra. Un anno lontano da casa, dagli amici, dalla mia città. Un anno lungo e pieno, che è comunque volato via in modo incredibilmente veloce. Un anno, in fondo, per quanto lungo è un lasso di tempo veramente breve, e mai come quest’anno me ne sono reso conto. Probabilmente, è colpa della quantità di cose che si vedono qui. Che si vivono. Non c’è una novità ogni giorno, sono più di 100 al giorno, solo nella zona dove vivi.

Non ho molte idee su cosa scrivere. Grossomodo, ho già scritto tutto quello che ritenevo degno di nota, con tanto di riepiloghi mensili. Se rileggo le mie considerazioni dopo il primo mese, non ho nulla da ridire. Posso però aggiungere qualcosa al tutto, sopratutto di natura pratica, lavorativa ed economica.

Prima di partire, mi venne detto che a Londra non avrei risparmiato nulla. All’inizio è stato così, e quei 1068£ (netto) che mi entravano se ne andavano solo in spese. Daccordo, saranno pochi, ma con un po’ di conti si può rientrare. Ed a mano a mano che ho ingranato (dopo 3 lavori), ora guadagno una cifra simile con la quale non solo riesco a vivere, ma anche a conservarmi dei soldi. Certo, vanno fatte delle rinunce (niente bottiglia ogni qual volta finisce), ma ne vale la pena. Non è molto, ma è sempre meglio di niente.

Insomma, fare economia. Un concetto tanto semplice quanto impossibile per molti altri ragazzi che ho incontrato, che non riescono a conservarsi nulla con stipendi ben maggiori del mio. Strano, assurdo, ma ad ognuno la sua. Esistono tanti modi per risparmiare qualcosa, dal farsi l’abbonamento mensile per l’Oyster (in un mese ci si risparmia 5£) al ridurre le sigarette che si fumano, dal ridursi il costo mensile dell’abbonamento telefonico al diminuire l’alcool. Se non si è disposti a fare dei sacrifici, non si risparmierà mai nulla.

Detto questo, una domanda che mi viene posta spesso è “Quanto serve al mese per vivere bene“? Beh, la risposta è la stessa di un anno fa: con uno stipendo intorno al migliaio di sterline non ci si può lamentare. Il mese che sono stato male ho guadagnato 790£, e sono riuscito comunque a campare il mese dopo senza andarci sotto. Basta guardarsi un attimo.

A tal proposito, potremmo parlare del minium wage, il salario minimo ad ora. Per quanto sia nobile ed importante, è spesso usato come unica offerta salariale. Questo vuol dire che, in alcuni locali, chef, camerieri e barback sono pagati tutti 6.50£, nonostante le diverse responsabilità ed i diversi ruoli. E anche che la stessa cifra è offerta per posizioni differenti, dal cameriere al manovale, dall’impiegato al tecnico, creando di fatto un’abbassamento dei salari, che non sono più basati sulle competenze/responsabilità. Infine, un’altra controindicazione di questo modus operandi sta nel fatto si è pagati ad ora. Questa cosa non si traduce in un salario più alto per meno ore di lavoro, bensì diventa un salario più basso per più ore di lavoro. Parliamo di una cosa gravissima, perché non incentiva il datore di lavoro a migliorare la condizione dei propri dipendenti, ma lo spinge ad usarli il più possibile con la prospettiva di un guadagno più alto. Si finisce così per lavorare 55/60 ore a settimana, almeno nel mondo della ristorazione, perché in altri settori è invece impossibile (o molto difficile) ottenere più ore di lavoro. Insomma, non proprio il massimo della correttezza.

Insomma, facciamo tutti parte di quell’esercito industriale di riserva che qui come non mai combatte stranuamente per la sua posizione. Qui più che altrove. Ma quale alternativa c’è? Emigrare un po’ più in la? Fare finta di niente ed accettare il tutto? Non penso.

Un anno è andato, ed ho iniziato a costruirmi un’alternativa per non dover stare qui, così. Vedremo come va a finire. Nel frattempo, life goes on.