Il binomio tra “zero-hour” e nero

Ieri ho avuto modo di vedermi le ultime due puntate di Report. Tra tutti i servizi interessanti (come al solito), mi ha particolarmente incuriosito “Nero a metà“, che parla dei “nuovi” voucher usati in Italia per retribuire le ore di lavoro occasionali, dei famosi “zero-hour contract” (0h) Britannici e di come si possa facilmente creare del nero con questi strumenti.

Come ho già avuto modo di dire, pensare che nel Regno Unito non esista il nero è una grandissima illusione. Lo si può pensare, ma non è la realtà: la retribuzione in nero, sopratutto nel mondo della ristorazione, sembra essere quasi la norma. Sicuramente il nero sarà stato diminuito nel corso degli anni (così come mostrato nel dato comparativo con l’Italia), ma l’impressione, lavorandoci dentro, è che sia ancora oggi la soluzione preferita, sopratutto nella city.

Per quanto sia flessibile e pratico, e per quanto possa garantire una condizione lavorativa, contributiva e tutelativa grossomodo equivalente ad ogni altro contratto (con lo 0h maturate le ferie, avete la malattia e vi versano i contributi), questo si presta perfettamente al nero, in quanto equivale ad un contratto a chiamata. La grande differenza rispetto agli equivalenti nostrani però sta nel fatto che lo 0h non ha un limite di tempo: può durare 1 mese, come 1 anno, come 10 anni. Oppure può durare non più di un turno di lavoro: lo 0h infatti permette di interrompere il rapporto lavorativo con la stessa facilità con il quale lo si può instaurare. Non è la sede per discutere se questa cosa sia più giusta o sbagliata, sta di fatto che è uno strumento flessibile quanto precario.

Ma arriviamo al punto della discussione. Nella maggior parte dei casi, non c’è modo di dimostrare che voi lavorate in un dato posto per x giorni alla settimana per n ore, se non quello di pedinarvi. Non è infatti previsto il dettaglio delle ore di lavoro che voi fate, ma solo il loro numero complessivo. Un esempio per capirci meglio: lavorando in un pub di Venerdì, Sabato e Domenica, dalle 20 alle 24, faccio un totale 12 ore. Al momento della segnalazione, il datore può semplicemente indicare che nella settimana 49 dell’anno 2015 ho lavorato 12 ore, senza specificare che queste ore sono divise in soli 3 giorni. L’organizzazione della rota (i turni di lavoro) infatti è interna alla società e non va necessariamente comunicata al governo. Questo dunque non impedisce di barare.

Per cui, un datore può dichiararvi per 2 ore al giorno, mentre voi ne lavorate 8, riuscendo a pagarvi le due ore tramite payslip (legalmente) e le restanti 6 ve le rende tramite contanti in busta (illegalmente). Lo strumento è così flessibile da garantirvi anche 0 ore a settimana (cosa impossibile con i contratti standard), ma, d’altro canto, non è richiesto che queste ore siano specificate. Un caso di eccessiva fiducia del sistema del welfare? Piuttosto, l’ennesimo caso che è l’occasione a fare l’uomo ladro.

Ovviamente, il datore di lavoro onesto le ore le specificherà, e ve le pagherà tutte tramite payslip, ma le proposte di ricevere qualcosa in busta fioccano, visto il non indifferente risparmio per il datore, risparmio che ancora oggi supera le agevolazioni delle tasse Inglesi, e l’allettante idea di guadagnare qualcosa in più, per altro in contanti. Moltissime catene, anche note, di pub e ristoranti utilizzano l’escamotage della busta, mentre molte altre (altrettanto note) utilizzano lo 0h con tutti i dipendenti, perfettamente a modo.

Come al solito, si tratta di trovare le persone giuste. Lo strumento, di per se, è stato pensato per agevolare i titolari (e non i lavoratori), e nel corso degli anni è stato migliorato e ampliato, grazie sopratutto al lavoro dei sindacati (trade unions). Lo 0h oggi è una valida alternativa al classico contratto di lavoro, perché è molto più semplice da avviare, e permette di far pagare meno soldi sulle tasse al datore di lavoro, tuttavia è ancora uno strumento incompleto per i lavoratori, nonostante il suo largo utilizzo nel mondo del lavoro.

Infine, prima di accettare i soldi in busta, ricordatevi che quando (e se) deciderete di andare via dal Regno Unito, potete richiedere il rimborso delle tasse versate (tramite il modulo P85). Non è così male pensare di ricevere un bonifico di diverse centinaia di sterline prima di partire, anzi, per me è meglio del prenderle prima in busta. Pensateci 😉