Esempi di capitalismo

Il "4 minutes plan" ...
Il “4 minutes plan” …

Qualche giorno fa sono stato ad un incontro Amway. No, non mi è presa voglia di fare il venditore, ma un mio amico ha insistito molto, e non mi sono potuto rifiutare (dopo settimane di rinvii).

Sostanzialmente, è la solita solfa: cercano di convincerti che puoi fare molti (moltissimi) soldi con poco impegno. La prospettiva alletta molto, e sopratutto alletta molto di più del pensare di vivere con meno. Per me invece è l’esatto opposto, io punto a vivere con sempre meno, e ci sto riuscendo discretamente bene.

A parte le belle e incitanti parole della presentazione, ad un tavolo, in disparte, ho avuto il piacere di parlare con uno dei migliori, a dire di tutti. Un pezzo da ’90 di Amway nella city. Questo non ha provato a convincermi ad iscrivermi, mi ha solo spiegato come funziona il business, con il confuso foglio che vedere sopra, il cosiddetto “4 minute plan“, che in effetti si fa in meno di 2 minuti.

In sostanza, i quattro quadrati che vedete sono la rappresentazione del commercio, ossia produzione (fabbrica), trasporto (logistica), vendita (supermercato) e consumo (clienti). In sostanza, il plan è impostato così: quando tu compri al supermercato, non paghi solo il prezzo del prodotto, ma c’è tutto il surplus dovuto alle spese di trasposto e di stoccaggio. Insomma, lo paghi di più di quanto dovresti, e per farcelo capire usa una stima in percentuale che sembra inequivocabile: con questa catena, al produttore va il 40% del ricavato, metre trasporto e vendita si spartiscono il 60%. Il 60% diventa il problema, l’aumento del costo, che viene rappresentato come ingiustificato, arbitrario. A risolvere questo problema si mette Amway, che ti offre la possibilità di comprare direttamente dal produttore, abbassando dunque il costo finale del prodotto.

A questo punto, è un tripudio di “ooooh” e “aaaaah”. Tutti felici, perché così non solo risparmi tu comprando questi prodotti, ma perché ora sai anche un trucco in più, e puoi venderlo a quanti lo vorranno provare. Perché, presentata così, sembra appetibile. Ma la realtà è un pelino diversa.

Amway non ti mette affatto in contatto con il produttore, o per lo meno non lo fa per come è descritto nel plan. In questo caso, Amway è sia il produttore che il trasportatore che il rivenditore. Il punto della questione è che Amway non vuole dividere il suo ricavato con nessun altro. Non gli basta il 40%, ma vuole anche il 30% dei trasporti ed il 30% della vendita. Insomma, vuole il 100% del ricavato. Spiegata così è diversa, o no? Perché il focus non è sul tuo ipotetico risparmio, ma è sul ricavato della vendita, che a te non interessa. È proprio grazie al loro guadagno totale che si possono permettere di dare qualcosa ai vari “agenti” che vendono al posto loro qualche prodotto.

Il fatto che uno può risparmiare sui prodotti poi è un’altro discorso. Anche io posso risparmiare comprando dei prodotti di una sottomarca, e ciò non toglie che quei prodotti siano buoni. Il risparmio all’acquisto del prodotto non è dovuto ad un abbattimento dei costi di trasporto e di vendita, bensì al costo stesso della produzione. Avendo la sua rete, Amway non ha altro campo su cui risparmiare se non quello della produzione stessa del prodotto, che non vuol dire “prodotti di merda”, ma ci svela l’altarino su cui si basa il loro gioco.

Questo è un’esempio di capitalismo vecchio stile: la società non solo punta ad ingrandirsi ancora ed ancora, ma punta ad escludere ogni altra società dal suo profitto. E ancora, non ha un solo ambito di produzione, ma produce cosmetici, integratori alimentari, depuratori, prodotti per l’igiene personale, detesivi e così via (un’altro esempio di massificazione del profitto, la produzione di massa). Inoltre, come se ciò non bastasse, la sua strategia di vendita è basata su una vulnerabilità logica, un gioco di parole che nella maggior parte dei casi infinocchia chi non si interessa di queste cose. Non stupisce che la società sia stata accusata più volte in passato per il suo comportamento poco trasparente, ai limiti della legalità anche per gli USA.

Quando ho chiesto perché dovrei comprare i loro prodotti, mi è stato risposto “Perché ci risparmi“. Anche questa la dice lunga. Non è che compro solo per risparmiare qualcosa rispetto alle altre marche. È vero che non sempre le cose più costose siano le migliori (e vale anche il contrario), ma perché dovrei fidelizzarmi con una società come Amway, che mai avevo sentito prima? Se ci si fa due conti, salta fuori che comprare al supermercato e ai vari negozietti, trovando le offerte e così via, alla fine, si spende pure di meno che con Amway. E poi, qui con i vari Poundland e simili, si spende già molto meno che in Italia, anche su prodotti di marca (considerati i migliori).

A questo punto, era solo un susseguisi di stronzate. Obiettivi, goal, target e così via. Mi alzo e me ne vado. Ho aspettato i miei amici fuori, nonostante il freddo, e con il migliore investimento della serata: 4 bottiglie di San Miguel da mezzo litro a 5£. Seguo un’altro filone di pensiero.