Le osservazioni di tre giovani lombardi nell’aeroporto di Crotone

Per la seconda volta nella mia vita ho preso un aereo dall’Aeroporto Pitagora di Crotone. La prima volta fu’ per Roma Ciampino, mentre questa è per Milano Orio al Serio, per raggiungere l’EXPO.

Nulla da aggiungere sull’aeroporto e sul servizio che offre. Ho già ampliamente affrontato il discorso. Questa volta, ad attirare la mia attenzione, sono state le continue e gratuite lamentele e prese in giro di tre ragazzi lombardi, che Dio, per una sorta di “punizione divina“, ha voluto davanti a me in coda fin dentro all’aereo. Le pungenti osservazioni del trio non si sono limitate all’aeroporto, ma sono proseguite fino alla città e ai metodi di gestione di Ryanair.

Può capitare di notare qualcosa di strano, insolito o particolare, mentre si gira in posti nuovi. E certe volte la cosa può risultare divertente, è vero. Diventa poi una forma di maleducazione quando si eccede nel parlare, finendo per essere piuttosto pesanti. Questa cosa non la sappiamo bene tutti, e va a finire che qualcuno non sa quando smetterla.

È il caso di questi tre giovani, che fieri dei progressi tecnologici della loro regione hanno trovato piuttosto divertenti e comici i nostri gap. Il tutto è partito dall’inizio della coda per l’imbarco, quando bisogna ancora passare il controllo di sicurezza. Dei tre giovani (due ragazzi ed una ragazza) il più agguerrito era il più magrolino (interisa, a giudicare dalla sua valigia, dalla sua maglietta e dal suo cappello), che probabilmente grazie ai suoi occhiali poteva notare meglio di chiunque altro i molti “difetti” della struttura.

Mi metto in coda che i tre ridacchiano, domandandosi il perché la coda sia stata fatta “così”. Poi si prosegue, sul perchè ci sia solo un metal detector. E ancora, sul perché il rullo per restituire le vaschette di plastica non sia automatico ma sia manuale, e faccia quindi perdere un sacco di tempo. Passato il controllo, il prossimo quesito riguardava il perché ci sia un solo agente che controlla i passeggeri. Altra nota dolente è la mancanza di tavoli per poter poggiare la propria roba mentre ci si riveste (che in realtà due ci sono, ma vabbè).

Nel frattempo, nel breve tragitto fino all’imbarco, qualche buona parola sulla città e sulla posizione dell’aeroporto, che a loro dire è scomodissimo da raggiungere. In fila, si riprende. Non ci sono le toilette e non ci sono macchinette, dopo il gate. Avevano visto male, ma per un po’ si sono limitati a ridere anziché a guardarsi bene intorno. Una volta individuate, si sono consolati, avendo appreso che “in fondo non siamo mica in Africa“, concludendo il tutto con una bella risata di gruppo. E ancora, una nuova lamentela sulla coda, e sul perché è fatta “così”.

Dopo un po di silenzio e un breve controllo del telefono, si riprende. Ci sono solo 3 gate, che aeroporto inutile. La pista, a guardarla, è sicuramente poco sicura. La struttura è apparsa “non a norma”, dato che, a vista, il magrolino del gruppo avrebbe potuto giurare che lo spazio della sala non rispettava i minimi di legge. Anche le norme di sicurezza sono “indubbiamente” scarse. Ma arriva il punto delle risate incontrollate, quando la ragazza fa notare che, al posto del consueto monitor che indica la destinazione del volo, c’è un semplice cartello con scritto “Milano (Bergamo)“. Li è veramente l’apogeo delle risate: lei quasi si piega dalle risate, il magrolino deve togliersi il cappello e sorreggersi alla sua valigia per non cadere, mentre l’altro ragazzo si appoggia ad una colonna. A questo punto, un po’ stufo, mi unisco anch’io alle loro risate, con un bel “ha … ha … ha“. La situazione torna rapidamente alla normalità, e la giovane donna viene mandata ad acquistare dell’acqua.

Pensavo sarebbero stati zitti d’ora in avanti. E invece no, hanno ripreso. Chissà perché il tagliando per imbarcare la valigia lo mettono solo alla fine, invece di far passare la signorina che controlla. E ancora, chissà perché fanno uscire tutti fuori se non c’è abbastanza spazio. Arriva l’aereo, e si chiedono perché mai questo debba compiere quella manovra “così inutile”, quando invece potrebbe fare così e colà. Altro momento di grande comicità fù alla vista del carica bagagli (la vettura con il rimorchio dove si mettono le valigie): anche li grosse risate, sin dalla vista del piccolo, arruginito e vecchio mezzo, una volta di proprietà della SACAL. “E io dovrei mettere le mie valigie li sopra? Che non arrivano neanche all’aereo“. E di nuovo a ridere, questa volta con più occhi puntati addosso, ma sempre a ridere.

Prima di salire nell’aereo, le ultime perplessità. Anche la pista è “palesemente” non a norma. Così come l’ambiente circostante. Il percorso per raggiungere l’aereo è poco sicuro. Così come anche le scalette degli aerei di Ryanair, potrebbero rompersi da un momento all’altro. Per fortuna, arriva il momento che ci separiamo, e non li sentirò mai più in vita mia (spero).

È stata una mezz’ora strana. Sia perché avrei voluto mandarli a fare in culo, sia perché dimostra l’atteggiamento che, ancora oggi, molti giovani del nord hanno nei confronti del sud. È un’episodio tragicomico, nel senso che è paragonabile a quello di una mia amica che mi chiese se è veramente sicuro visitare Napoli, o un’altro ragazzo che non vuole andare in Sicilia perché ha paura di essere rapito. E non sono scherzi o prese in giro: lo pensano davvero.

Arrivato ad Orio al Serio, ho potuto avere l’ennesima conferma che tutto il mondo è paese, con le dovute differenze. In fondo, la morale è sempre quella.