Essere tagliati fuori

Ho sempre saputo a cosa sarei andato in contro nel non crearmi un profilo Facebook, e mi è sempre andato bene cosi. Già nella piccola realtà della mia città il non avere un profilo significa perdersi una bella fetta di attività sociali ed eventi, anche se poi, viste le dimensioni ridotte, si finisce col sapere tutto comunque (pettegolezzi compresi). Ma qui a Londra è diverso.

Se chiedi il numero di telefono ad una ragazza, questa ride e ti dice “Why not Facebook?”. Ormai è un mantra, prima di scucire il benedetto numero. Stessa cosa al contrario, non mi chiedono il numero ma il mio Facebook. Quando dico che non lo ho, la reazione è molto diversa: non è il classico plauso nostrano, ma la smorfia tipica di chi non riesce davvero a capire il perché di una cosa.

Cosí come prima di ogni smartphone qui c’è l’iPhone, prima di ogni social qui c’è Facebook. E non c’è cazzo che tiene: se non lo hai, ti precludi una sostanziosa fetta di vita, che va dalle pagine dei locali agli incontri online, dalla prenotazione di un posto a sedere alla partecipazione ad un evento.

Sostanzialmente, il non averlo ti porta ad essere tagliato fuori.

Il rapporto con la tecnologia qui è molto diverso rispetto al bel paese. Sono sicuramente più avanti a livello di infrastrutture, reti, sistemi e concezioni/modalita di uso, con metodi spesso anche molto ingegnosi e innovativi. Ma il rapporto con la tecnologia è sostanzialmente alienato. Negativo.

Potrei fermarmi a parlare dell’uso negativo della tecnologia in generale, e in particolare nella city, ma mi basta l’esempio di Facebook per fare un discorso unico: l’uso massivo del social per qualsiasi cosa è un’enorme limite, in quanto nonostante il miliardo e più di utenti c’è ancora molta gente che non ne fa uso. Come si può pivilegiare un sistema chiuso ad un mezzo aperto, come Internet in se? Bella domanda, dalle mille risposte.

Quest’uso alla leggera di un servizio porta di fatto non solo ad un monopolio dello stesso (per cui, o lo hai oppure nisba), ma anche alla creazione di uno standard: “è più facile farlo via Facebook che non in un altro modo, perché mi devo scervellare?“. Per via di questo ragionamento, succede che anziché avere un servizio unico e accessibile si hanno innumerevoli piccoli servizi, ognuno dei quali cerca di portare acqua al suo mulino. Così, se vuoi prenotare un tavolo, non sempre c’è il numero di telefono (un po’ come quando parli a delle ragazze), ma una serie di siti dove ti devi registrare per poter prenotare. Quando basta un form sul proprio sito, o semplicemente un recapito telefonico.

Questa mia mancanza non mi impedisce comunque di godere della city e di numerosi suoi aspetti, ma mi preclude l’uso di molti servizi piuttosto in voga. Anche qui il passaparola è molto in voga (come ovunque), ed in fondo si può fare tutto anche senza internet, Facebook o uno smartphone. È un po’ più lungo, ma si può fare. E questo è quello che qui si è dimenticato.