Work-ing progress

Alla ricerca di una nuova occupazione, dopo un bel mesetto “di fermo”. T’à scialat, penserete voi. E invece no. È stato un mese di trial shift, non pagati e poco gradevoli.

Ho abbandonato definitivamente l’idea di lavorare nel settore informatico: la competitività non fà per me. Non mi piace dovermi dimostrare migliore, ne c’è interesse ad assumere chi non si presenta come maschio alfa. Sfortunatamente (per me o per loro, non lo so) preferisco essere onesto dal principio. Per cui, bye bye charlie. Ci si arrangia come si può, dovendo stare qui giusto qualche altro mese. Coltivo la mia passione separatamente.

Nel settore della ristorazione, c’è poco da dire: ti fai abbastanza il culo. In alcuni posti di più, in altri di meno, ma te lo fai sempre e comunque. E, a tal proposito, è bene aggiungere qualche dettaglio, per chi, come me, non è disposto a scendere al primo compromesso che si trova davanti.

Una sera mi trovavo in un pub a Canonbury, a fare una prova di 4 ore non pagata. La prova, guardacaso, cadeva proprio in concomitanza di un party con moltissima gente. I new entry erano tre: io, una ragazza di Torino e una di Napoli. Nulla di eccezionale il ruolo di barback, se non fosse che poi ti tirano fuori la storia del team, e che tutti devono fare un po’ di tutto. Ci sta, nei limiti, e dunque ci si prova. A fine turno, viene fuori l’offerta lavorativa: nessun contratto (nemmeno lo 0 hour), lavoro a/c fino a Settembre/Ottobre a 850£ al mese, più il service charge. La mia faccia ha dato la risposta prima della mia lingua. Le due ragazze hanno accettato, io mi sono messo la giacca ed ho voltato le spalle.

È stato un mese di dejavù piuttosto simili a questo. Prove, quando di 2, di 4 o di 6 ore, quasi sempre non pagate (al massimo “rimborsate” con un pasto o una birra), con un’offerta finale decisamente pessima. Cosa spinge qualcuno ad accettare non ci interessa, ci deve interessare però il minimo comune denominatore: l’assunzione al ribasso. Vorrei mettermi a parlare di capitalismo, ma so che risulterei palloso.

Un mio amico ha probabilmente riassunto il tutto con una frase semplice semplice: “Qui tutti cercano di sfruttarti, bisogna solo trovare quello che lo fa meglio degli altri“. Duro, crudo e reale. Nel periodo estivo poi, per quanto sia più facile trovare un posto di lavoro, va anche considerato il fatto che è, appunto, un surplus. Un posto necessario solo per poco tempo, e che quindi deve comportare un’impatto minimo.

Ovviamente ci sono posti e posti. Ma mettendomi a fare una scematura, ci ho messo più di un mese per trovare un posto di lavoro. Io me lo sono potuto permettere, ma chi non può? È costretto ad accettare di tutto pur di lavorare. Alla faccia dell’oasi felice. Certo, c’è anche chi accetta determinate condizioni più che volentieri, perché tanto “deve stare qui un po’ e poi va via“, o perché magari lavorare in nero gli gonfia di più la busta paga. Ma poi, quel giorno che sta male, o che si farà male, ne riparleranno in modo diverso.

Insomma, ora un lavoro lo ho. E per trovare della gente buona ed una posizione decente, ci ho messo un po’, ma ne è valsa la pena. Questa è un’altra cosa da tenere a mente, e da ricordare a chi parte in quinta quando si parla di “trovare lavoro”. Perché non solo ci sono lavori e lavori, ma anche modi e modi.

E ci sarebbe tanto altro da dire. Ma non bisogna sputare nel piatto dove si mangia.