Scioperare ma non troppo

Dopo lo sciopero della tube della settimana scorsa, il governo conservatore guidato da Cameron ha proposto questa mattina una pesante norma per limitare il diritto allo sciopero. Tempo addietro avevo assistito ad uno sciopero (all’epoca degli autisti dei bus), che mi era sembrato altamente diverso dai nostri standard, sia per l’oganizzazione estremamente meticolosa sia per il ferreo rispetto delle regole da parte dei dipendenti.

Tuttavia, lo sciopero della tube ha dato il pretesto per fare la voce grossa, come al solito, ed ecco che oggi è stata presentata una proposta di legge che prevede di ridurre ulteriormente i diritti di chi sciopera, annullandoli del tutto in alcuni casi. Secondo molti esponenti del governo, lo sciopero dei macchinisti della tube è di fatti andato ben oltre il diritto allo sciopero.

In soldoni, la proposta punta a tutelare l’azienda/società/ente che subisce lo sciopero. Ma sembra la solita scusa per affossare ulteriormente la posizione di moltissimi lavoratori, costretti ancora oggi a condizioni lavorative non proprio idilliache. Sopratutto in un paese come il Regno Unito, dove le aziende hanno molti più poteri e diritti sui dipendenti.
In breve, la norma ci dice che:

  • Chi parteciperà a scioperi considerati “illegali” (ergo, tutti quelli che non rientrano nei parametri definiti dalla stessa norma) commetterà un reato;
  • Il governo si riserva di stabilire i termini massima di durata di uno sciopero, e potrà multare fino a 20.000£ i sindacati che non li rispettano;
  • Lo sciopero, per essere approvato, dovrà essere votato almeno dal 40% dei lavoratori interessati (questo almeno per il settore “pubblico”), e l’affluenza alle votazioni dovrà essere almeno del 50%;
  • Lo sciopero dovrà essere formalmente presentato almeno 2 settimane prima della sua data;
  • Le aziende avranno la possibilità di assumere personale temporaneo per la durata dello sciopero;
  • I lavoratori dovranno decidere ogni 5 anni a quale partito politico versare l’imposta dei sindacati;

Se fosse approvata in questi termini, sarebbe una palese forma di costrizione. Si, puoi scioperare, ma decidiamo noi come, e se non ti attieni ne paghi le conseguenze. Questa è già, grossomodo, la realtà del paese, dove uscire al di fuori dell’area designata per lo sciopero può valerti un passaggio in questura.

Dal canto loro, le aziende (sopratutto quelle grandi, e ancora di più quelle che garantiscono un servizio essenziale come la metropolitana) vogliono ulteriori garanzie e tutele per non doversi fermare “mai”. Lo sciopero della tube è stato effettivamente un problema, con gente in ritardo ovunque, code lunghissime ai bus e strade affollatissime. E tutti se la sono presa con i macchinisti.

Ma, attenzione, questo è lo scopo dello sciopero. Il lavoratore sfruttato e preso in giro può dimostrare quanto sia essenziale la sua posizione, e, nel caso della tube, l’impatto è stato fortissimo. Si, la città ne ha risentito, ma questo non deve essere un pretesto per accanirsi contro il lavoratore, che utilizza un suo fondamentale diritto, anzi, al contrario, questa situazione è perfetta per mettere in luce i meccanismi all’interno di aziende come la TFL: perché, in una azienda così ben messa, i salari sono così bassi? Perché di notte ci sono 100 agenti di sicurezza su 144 stazioni? Perché i turni notturni non hanno un pay-rate differente? Giusto per citare i principali lamenti degli oramai amici dei “tornelli”.

La proposta è stata accolta favorevolmente da una buona parte dei Tories, ma prima che passi, sempre ammesso che passi, ci vorrà ancora del tempo.