I giovani socialisti della city

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Mensile e Manifesto

Oggi mi è successa una cosa curiosa. Andavo verso Elephant e Castle, ma nel bus faceva troppo caldo. Scendo e ci arrivo a piedi. Prima dell’ingresso del centro commerciale, vedo spiccare un banchetto rivestito di rosso, con sopra diverse riviste, giornali e libri. Avvicinandomi, noto delle scritte in giallo. Ormai è chiaro che sono dei compagni (anche se leggo solo socialism ovunque), e decido quindi di fermarmi per qualche informazione. Solo dopo noto il logo di IMT (che in Italiano è l’opposto, TMI).

Tendenza Marxista Internazionale è un’organizzazione che tende a convogliare chi condivide le idee di Ted Grant. La sua particolare concezione di “Marxismo” qui è regolarmente chiamata “Grantismo”, con quel pizzico d’orgoglio che gli Inglesi mettono in tutto. Socialist Appeal è il gruppo di riferimento per il Regno Unito: stampano riviste, giornali e fascicoli. Nel dettaglio, vedete il quotidiano che ho acquistato e la copia del Manifesto del Partito Comunista che mi hanno regalato.

Una chiacchierata, uno scambio di email e mi trovo iscritto alla loro mailing list. Ogni Lunedì fanno un talk per parlare di socialismo reale e di come faccia schifo il capitalismo, la crisi, le banche, l’Europa, la Regina e così via. Il gruppo al quale sto partecipando è prevalentemente formato da studenti e giovani, e non sono l’unico Italiano.

Ma vediamoci un po’ meglio.

Ted Grant si definiva marxista, leninista e trotskista (correnti piuttosto differenti tra loro). Era un attivista trotskista, e militò nel Regno Unito fino alla sua morte. La sua prima organizzazione si chiamava Militant. Solo in seguito nacque IMT, che ancora oggi esiste e si diffonde. Sostanzialmente, il suo pensiero era prevalentemente trotskista, e sviluppo una particolare enfasi sui seguenti aspetti:

  • rivide il concetto di bonapartismo proletario, applicandolo a tutti gli stati di stampo socialista creatisi dopo la WWII (verso i quali aveva dunque un parere negativo);
  • considerava essenziale l’abbandono dell’economia di mercato e delle privatizzazioni, a favore di monopoli di stato e nazionalizzazioni di imprese;
  • era fortemente orientato all’entrismo, ossia l’affiliazioni dei piccoli movimenti ai grandi partiti, col fine di riuscirli a trasformare in forze rivoluzionarie;

Per molti, questa è la naturale evoluzione dei movimenti Comunisti e rivoluzionari dopo la fine della WWII, e, sopratutto, dopo la caduta dell’URSS e la fine dello Stalinismo. Trotsky, in fondo, era destinato ad essere una figura di rilievo, finché non gli venne piantata una picozza in testa in Messico. Eppure, il pensiero Trotskista, a me, non è mai andato giù più di tanto, anche se pare essere lo standard, qui nei paesi dove la vita politica e l’attivismo sono concepiti in modo diverso.

In sostanza, quelli di IMT sostengono e appoggiano i movimenti socialisti. Lottano per il socialismo. Nell’introduzione del loro Manifesto, si chiede proprio di rivalutare il socialismo ed i socialisti, e di non osservarli dal punto di vista Marxista o Leninista (considerati entrambi sbagliati sulla questione). Si chiede di vederli come un’opportunità, per non cadere in nuovi estremismi e per formare un mondo equo. Non a caso, il logo di IMT è un uomo che sorregge una bandiera rossa.

Tempo fa mi ero già espresso a riguardo, su come il socialismo sia spesso (e volentieri) una forma di asservimento al capitalismo. In quasi tutta Europa, oggi, governano forze politiche che si definiscono socialiste e progressiste, ma che di fatto non sono orientate allo stato sociale. Il significato del termine è variato, finendo per rappresentare solo una fazione politica vagamente vicina agli ideali socialisti. Figuriamoci agli ideali Comunisti.

Questo mio primo pensiero mi ha portato a fare una serie di domande interessanti, alle quali, sfortunatamente, non ho ricevuto risposte particolarmente ragionate. Innanzitutto, come si fa ad essere Marxisti-Leninisti-Trotskisti? Come puoi, dato che su molti argomenti ci sono tre punti di vista differenti? E ancora, come si può essere “in difesa del Marxismo” se poi, nella pratica, gli si favorisce il modus operandi del Trotskismo? E ancora, su cosa ci si basa per affidare il compito della rivoluzione ai partiti socialisti odierni, che di certo non hanno dimostrato abbastanza interesse per il popolo? E ancora, cosa intendete voi per rivoluzione? Cosa deve cambiare?

Ho ricevuto una serie di risposte piuttosto generalizzate. Poca teoria/storia politica (nessun riferimento alla rivoluzione continua, allo stato socialista unico, alla condizione proletaria ecc.), molte storie piuttosto comuni in tutto il globo. In sostanza, il movimento vuole fungere da aggregatore di differenti correnti per far numero, per essere compatto (come?) e forte a livello politico locale. L’importante è condividere l’ideale comune, a quanto pare. Si riconoscono “a sinistra”, e per tanto devono allearsi con i partiti che rientrano in quest’ala, di certo non possono farlo con i Tories. Marx è considerato più un filosofo che un politico, e per tanto il suo ruolo è notevolmente ridimensionato. Che vogliono cambiare? Tutto e niente. Avete presente i classici discorsi tipo “questo non va bene“, “questo fa schifo“, “andrebbe fatto così“… ecco, questo. Non va bene la monarchia perché è vecchia, ma il sistema elettorale va bene così com’è. Non va bene l’Euro perché è un’estorsione, ma vanno bene le monete locali comunque esse siano. Non va bene la ricchezza in mani di pochi, ma va bene “un mondo più giusto” a livello economico.

Si definiscono dei provocatori, ed è proprio quello che sono. Un’insieme di tanta gente con idee diverse che vorrebbe solo far numero per farsi sentire, anche se poi ognuno resta sulle sue. Vivono di attivismo locale, e raccolgono solo giovani membri (prevalentemente universitari) che spesso hanno vita breve. Un movimento in linea con il way-to-do della city: più apparenza che sostanza.

E per concludere, una curiosità: in Inglese ci si riferisce ai compagni con il termine comrads, che si può tradurre anche come camerata. Ora, non ho studiato bene l’etimologia del termine, ma la cosa, di per se, è già parecchio particolare.