Non essere d’accordo

Tra qualche giorno ci sarà il fatidico referendum in Grecia. L’idea in generale è che sia un referendum per uscire dall’euro, ma in realtà non è questo, anzi, gli stessi leader di Syriza hanno dichiarato di volere restare in Europa, ma di voler semplicemente rivedere le carte in tavola.

In sostanza, il referendum chiede al popolo Greco di accettare o meno un accordo economico (che, tra l’altro, non è neanche definitivo e potrebbe subire delle modifiche) con CE, BCE e FMI, al fine di ricevere o meno del denaro in cambio di determinate riforme. Il testo del referendum è astruso, fa riferimento a due norme che in molti neanche avranno letto, e, sopratutto, rischia di essere una pesante sconfitta per il popolo stesso. Sembra quasi una scusa, anzi, una mossa disperata.

Ad inizio anno avevo già notato una particolare crisi d’identità nella sinistra Greca, simile a quella nostrana. Tsipras, dal canto suo, c’ha provato a fare il suo, dovendo però scendere a parecchi compromessi discutibili (sia economici che politici). Il problema però è un’altro, di fondo, e non riguarda la complessa discussione capitalista e imperialista. Riguarda, semplicemente, il debito, anzi, l’essere in debito.

In Grecia e in tutta Europa, le forze politiche indipendentiste (di destra e di sinistra) si stanno schierando a favore del referendum. Anche il KKE si è pronunciato a favore dell'”OXI”, puntualizzando che però bisognerebbe dirlo anche a Syriza e a tutta l’Europa. Si fa un miscuglio di tante cose, che buttate li sembrano indicare un unico colpevole, l’Europa con il suo maledetto Euro. E tutti, compresi i compagni ellenici, cercano di salire sul carro per gridare le colpe. Per tirare sassi e ritirare la mano.

Ma facciamo un passo per volta.

La Grecia entra in crisi nel 2009 (ufficialmente), a seguito delle rivelazioni che dimostrarono come i bilanci del paese furono falsificati pur di entrare in Europa. Una storia simile a quella nostrana, solo che nel caso Greco il debito pubblico è aumentato vertiginosamente (e qui un tassello fondamentale è composto da stipendi statali e pensioni), e si creò una situazione di panico. All’improvviso, la Grecia era come un appestato, e tutti ne volevano stare alla larga. Questo causò timori, crisi di fiducia, declassamento.

In questa situazione, la Grecia accettò un pacchetto di aiuti di diversi miliardi di euro, con il quale gestirsi nel periodo di crisi. Fù solo il primo di una serie di aiuti economici che la Grecia accettò da diverse istituzioni: Comunità Europea, Banca Centrale Europea e Fondo Monetario Internazionale. Aiuti che, in futuro, si impegnava a restituire. In totale, si stima che ad oggi la Grecia sia in debito di circa 300 miliardi di euro.

Il concetto è semplice: io ti presto dei soldi, e poi me li restituisci. Se il punto focale della discussione fosse sul “poi”, lo capirei. Capita magari di aver bisogno di denaro e non sapere quando si avrà la somma da restituire. Quindi, lottare per posticipare il saldo sarebbe un diritto, dato che una nazione è un’entità complessa e non sempre le previsioni sono azzeccate. Ma la lotta ha preso una connotazione diversa, ed è diventata una lotta al creditore. L’idea principale è che sia l’Europa in torto perché presta soldi, e non il governo Greco che ha accumulato debiti con tutti.

Ora: si può intendere l’Europa come sistema capitalistico che costringe tutti ai suoi comodi e interessi. Ed in parte è così. Ma la Grecia, come l’Italia o altri stati, senza un prestito esterno sarebbe andata in bancarotta (cosa che non dipende dall’Europa, ma dallo stato in se). E, in ogni caso, un prestito rappresenta sempre un compromesso o un’obbligo, indipendentemente da chi te lo fornisce. Anche se vincesse il No, la Grecia non si vedrebbe cancellato il suo debito, anzi. Dovrebbe comunque trovare un modo per ottenere diversi miliardi di euro, anche se tornasse alla dracma.

Per me è assurdo vedere questo mare di bandiere rosse sventolare per un’inezia. Cosa si vuole dimostrare? È un accordo economico da accettare o meno, è sempre all’interno dell’ottica capitalista e imperialista, e sarebbe così in ogni condizione/situazione. Anche un mondo comunista esisterebbero comunque debitori e creditori. Il No è solo una tristissima riconferma delle maree politiche a cui sottostà l’uomo, e che si schierano quasi sempre dove non serve.

Personalmente, spero (e credo) che vinca il Si. Una transizione reale si può avere solo dimostrando di sanare il proprio debito, e dimostrando di poter vivere ricevendo il minimo degli aiuti comunitari (salvo casi eccezzionali), o magari senza riceverli proprio. Ma questa è utopia, quasi autarchia, e non dovrebbe essere un concetto caro, a noi che riteniamo essere la collaborazione e la cooperazione dei principi alla base della vita di ogni singolo essere vivente.

Questo referendum è un chiaro dirottamento di responsabilità: il precedenti governi Greci hanno creato un’instabilità enorme, che stanno pagando i loro cittadini, che, frustrati e stanchi, cercano “vendetta” in questi termini. Chi doveva pagare (gli esponenti politici, i corrotti e i corruttori, i privilegiati ecc.) non ha pagato, e ci ha rimesso sempre il popolo. As usual. Ma il popolo si conferma anche come sensibile ad ogni filo di vento, e si ostina su una piccola battaglia che potrebbe anche diventare una vittoria, ma di Pirro. In questo modo, l’attuale governo si scarica le colpe di dosso, in ogni caso.

Questa volta, non sono d’accordo. Nè con i compagni, nè con i partiti, nè con il popolo. Accettare la moderna economia (e relativi prestiti) vuol dire accettare il capitalismo e tutte le sue diverse forme. Perché un creditore (che potrei essere io, o tu che leggi) dovrebbe accettare di non rivedere più una parte del suo denaro? Consapevole anche del fatto che il denaro prestato doveva essere usato in un modo, ma che alla fine è stato usato in un altro?

D’altra parte, perché un creditore ha diritto ad influire così pesantemente nella vita di uno stato e nel suo funzionamento? Perché uno stato non è autonomo di gestire i propri fondi e di usare le proprie riforme? Come può essere sostenibile un sistema economico basato sul debito e sui prestiti?

Il capitalismo è questo. Confusione, con un pizzico di stabilità, a patto che non tutto funzioni come deve. Bisogna trovare un modo valido per vivere tutti insieme su questa terra, sia a livello economico che a livello sociale. Marx immaginava l’ultima fase della società organizzata in modo equilibrato: “Ognuno secondo le sue capacità; a ognuno secondo i suoi bisogni!“. Parole sante (a tutti gli effetti, dato che derivano dagli Atti degli Apostoli), ma inattuabili in una società non ancora pronta alla transizione.

Ma basta divagare. Spero che il popolo Greco si dia una calmata, e si renda conto del fatto che se deve puntare il dito contro qualcuno, lo deve puntare contro la propria classe politica, che, come in Italia, ha lasciato un bel po’ di problemi.

Ne riparliamo lunedì.