Prendila con filosofia

È questo quello che prevale …

Parlando con una persona, può capitare che questa ci racconti una sua sventura. Se si parla con degli Italiani, indipendentemente dalla loro latitudine, l’argomento ha buone probabilità di uscire fuori. Anche se ci si conosce poco o niente. O, come mi è capitato oggi, anche solo in una conversazione casuale, con una persona che (probabilmente) mai più rivedrò.

 Non è la prima volta che mi capita. Anzi, ormai c’ho fatto l’abitudine, e quando lo dico mi aspetto più o meno la stessa risposta e la stessa faccia. E come se non bastasse, è diventato quasi fastidioso sentirsi dire “Dai, prendila con filosofia“, perché equivale quasi al non dar peso a quello che si sta ascoltando.

È una cosa piuttosto fastidiosa, per due motivi: innanzitutto, è assolutamente vero che l’espressione è stata abusata, e che quindi nell’immaginario comune sia finita per passare come un’intercalare da ripetere all’esasperazione. Ma è altrettanto vero che la persona a cui rivolgi questa espressione non ci pensa neanche minimamente a capire quello che gli stai dicendo, perché scatta in automatico il preconcetto che gli fa intendere il “prendila con filosofia” come “cazzi tuoi“. Non ci si ferma a riflette, come l’espressione vorrebbe, anzi, si parte in quinta.

In fondo, anche questo è un problema che la filosofia ed i filosofi hanno affrontato per secoli senza venirne a capo, se non con soluzioni piuttosto estreme come il diventare asceti o eremiti.

Insomma, ora e sempre resilienza 😉