Il Saint George’s Day

Celebrazioni a Trafalgar Square
Celebrazioni a Trafalgar Square

San Giorgio è per il Regno Unito quello che San Francesco è per l’Italia. Non solo il patrono del paese, ma una figura mistica, leggendaria, da cui tutti devono imparare qualche profondo valore. La leggenda di San Giorgio è cara a tutti i Cristiani, ma qui rappresenta non tanto una festa religiosa, bensì una festa di identità nazionale.

Sul calendario, la festa cade il 23 Aprile, e non è una Bank Holiday, quindi si lavora. Dal 2006 diversi partiti inglesi stanno proponendo l’istituzione di un Bank Holiday per questa festa, vista la sua importanza. Nel frattempo, sebbene numerose organizzazioni preparino manifestazioni e giornate a tema, pubblicamente questa viene festeggiata la domenica più vicina.

Succede così che, quest’anno, il Giorno della Liberazione passo da Trafalgar Square e vedo sventolare moltissime bandiere. Vale la pena fermarsi e approfondire.

San Giorgio è un santo megalomartire, ossia una figura riconosciuta dalla maggior parte delle chiese cristiane che accettano il culto dei santi, compresa la Chisa Cattolica. Esistono diversi megalomartiri, ma San Giorgio è probabilmente quello più importante. La sua leggenda è conosciuta, letteralmente, in tutto il mondo, in quanto avrebbe ucciso un drago.

Ma facciamo un passo per volta. La figura di Giorgio visse a cavallo tra il III e IV secolo, probabilmente nacque in Cappadocia, e morì nel 303 a Nicodemia, in Turchia. Era figlio di genitori Cristiani, che seguivano il culto appena nato, e che lo insegnarono di conseguenza al piccolo. Entrò nell’esercito di Diocleziano, e lo servì fino a diventare parte delle “guardie del corpo” dell’imperatore. Tuttavia, fù proprio l’imperatore che aveva servito a costringerlo al martirio.

La religione Cristiana non era ancora la religione dell’Impero Romano, ed i Cristiani erano oggetto di rappresaglie. Diocleziano stesso si chiedeva cosa farsene e che misure prendere contro di loro. Giorgio, ricordato come valoroso ed impavido soldato, non solo si confessò Cristiano, ma si rifiutò di convertirsi e di fare un sacrificio agli dei. L’imperatore allora lo condannò alla tortura: venne poi gettato in carcere, dove un angelo gli avrebbe predetto sette anni di tormenti, poi per tre volte la morte e la resurrezione.

In seguito, Giorgio venne condannato a morte, ed ucciso sulla ruota ferrata (tagliato in due, si dice) fatta con chiodi e spade. Tuttavia, non solo resuscitò, ma convertì al Cristianesimo un certo Anatolio e tutti i suoi soldati, convertì una certa Alessandra, imperatrice che poi venne martirizzata, ed entrò in un tempio pagano dove distrusse tutti gli idoli in pietra con un solo soffio! Ma non è tutto, anche perché il santo avrebbe resuscitato e convertito due persone morte più di 400 anni prima, per poi farle sparire nel nulla.

A Diocleziano tutto questo non andò molto bene. Condannò nuovamente a morte Giorgio, questa volta per decapitazione. Prima di morire, chiese a Dio di incenerire i re avversi ai Cristiani (pare fossero 72), e disse che chi avrebbe conservato le sue reliquie sarebbe stato “protetto”. Dopo queste affermazioni, cadde la sua testa.

Nacque così un’importantissimo martire Cristiano, ucciso per via di quella che era un’intolleranza religiosa che, ancora oggi purtroppo, non riusciamo a sradicare. Ma Giorgio non è ricordato principalmente per il suo martirio, bensì per un fatto molto più interessante.

A quanto si dice, durante il suo periodo militare, Giorgio si trovava in Libia, presso una città di nome Selem (di cui oggi non si ha traccia). In questa città si insediò un pericoloso drago, che uccideva chiunque con il solo fiato. Gli abitanti del posto però sapevano cosa piaceva al drago: le pecore. E ne offrivano quotidianamente un paio al drago, in modo da placare la sua fame. Tuttavia, quando di pecore iniziarono ad essercene sempre meno, decisero (chissà su quale criterio) di offrirgli una pecora ed un giovane del posto. Iniziarono così a scarseggiare pecore e giovani.

Dopo diverso tempo, venne sorteggiata la figlia del Re del posto, una certa Silene. Il Re cercò in tutti i modi di evitare la morte della figlia, cercando di scambiarla con un altro giovane, offrendo alle famiglie anche tutto il suo patrimonio! Ma diamine, la gente del posto gli rispose picche: noi i nostri figli glieli abbiamo dati, ora tocca a te. Dopo 8 giorni di trattative (e presumibilmente altri 8 giovani e pecore) il re si arrese, e mandò la figlia al sacrificio.

Ma, incredibilmente, passava di li Giorgio. Saputo di ciò che stava per succedere, si catapultò da Silene e le disse di non preoccuparsi di nulla, anzi, doveva solo avvolgere la sua cintura attorno al collo del pericoloso dragone. Silene, non si sa come, avvolse la cintura al collo del drago, che si addomesticò come un cane da compagnia. Rientrarono in città con il drago a seguito, e la popolazione si spaventò! Ma Giorgio li tranquillizzò, dicendo loro che bastava convertirsi a Cristo per permettergli di uccidere il drago. E così fù, la popolazione si convertì, il drago venne ucciso e Silene fù l’unica giovane graziata.

Questa leggenda è diventata importantissima e conosciutissima durante il periodo delle crociate, e si pensa sia iniziata a circolare proprio in quel periodo. Storicamente, sembra essere derivata da un’immagine dell’imperatore Costantino (che venne dopo Giorgio) che schiaccia una specie di drago sotto i piedi. In breve tempo, in tutto il medio-oriente e buona parte del nord-est africano la figura di Giorgio era rinomata,  ed a lui vennero dedicate chiese e monasteri.

A diffondere in Europa il mito del martire pare fù un’apparizione durante la battaglia di Antiochia, dove il santo apparve ai combattenti cristiani. In quella battaglia, si trovavano a combattere i Crociati, dei combattenti Inglesi e dei combattenti della Superba (la Repubblica Marinara di Genova). Fù probabilmente in questo momento che il culto di San Giorgio si diffuse al di fuori del’oriente, portando con se alcuni elementi di quel preciso evento (come la croce rossa in campo bianco, simbolo che accomuna entrambe le fazioni).

Nel Regno Unito, San Giorgio era conosciuto anche prima di questi fatti, tuttavia, dopo questa battaglia (dove Inglesi e Crociati vennero soccorsi dai Genovesi) il culto e la sua figura si rafforzò. Si crarono chiese e monasteri in suo onore, e divenne una figura rappresentativa di ciò che voleva il regno: scacciare il male. Nel 1118 la Croce di Giorgio divenne la bandiera ufficiale dell’Inghilterra, e nel 1222 il Saint George’s Day divenne un giorno di festa riconosciuto in tutto il regno, anche se solo nel XVIII secolo si iniziò a festeggiarlo in modo simile ad oggi, con parate e manifestazioni pubbliche.

La figura di Giorgio ha acquisito una grande importanza a livello popolare anche per via del fatto che è stata usata da molti regnanti, venne replicata con dipinti e statue, ed indica tuttoggi diverse contee del Regno Unito. E poi, come già detto, la sua croce è rappresentata proprio sulla bandiera.

Il suo mito ha tutto: un cavaliere integro, coraggioso, coerente, credente e timorato di Dio, che preferisce la morte piuttosto che rinnegare ciò in cui crede. È una figura cavalleresca, perfetta per il periodo storico in cui viene diffuso, un archetipo del cavaliere ideale. In tutti i paesi Cristiani viene diffuso il suo mito ed il suo martirio, e la sua figura, sopratutto durante il medioevo, è tra le più importanti. È santo patrono di moltissimi stati in tutta l’Europa, senza contare le singole città e i piccoli paesi (si pensi ad esempio al culto di San Giorgio di Reggio Calabria), molto venerato sopratutto negli stati dell’Est Europa.

Oggi, la sua figura manda in estasi molti Inglesi, che lo venerano come un idolo, una figura che li rappresenta ancora oggi, a distanza di secoli. È un simbolo di identità nazionale, che ha più un’importanza figurativa che religiosa. Insomma, è prima valoroso cavaliere che martire.

Ma torniamo alla festa, a Trafalgar Square. Per l’occasione, la strada che collega Trafalgar Square al Buckingam Palace (The Mall) è chiusa al traffico. All’interno del Saint James’s Park si tengono diversi eventi (sportivi, musicali ecc). L’enorme Trafalgar Square è addobbata a festa, con un orchesta che suona “cose di una volta come una volta”, tra cui inni e marce, un fantoccio di San Giorgio a cavallo con una bella principessa (in carne e ossa) a seguito, e diversi stand informativi, dove si possono comprare piccoli stendardi colorati, riproduzioni di giochi dell’epoca o fare l’altalena. Sarete presi d’assalto dal personale che insisterà per farvi prendere una bandierina dell’Inghilterra (che è in omaggio). Per il resto, solo stand dove mangiare, con una scelta non poprio vastissima tra hamburger, panini, fish’n’chips, torte e dolciumi vari. Ed, immancabile, un grande stand per chi vuole solo scolarsi una bella birra.

In altri parti di Londra (ed in altre città del Regno) sono stati organizzati numerosi eventi. Solo nel Kennington Park vicino casa si è tenuta una sfilata medievale, mentre altrove c’è stata una dimostrazione di come San Giorgio ha combattuto il drago. Ma non ho avuto la fortuna di assistervi.

È strano prendere parte ad un festeggiamento collettivo che non si sente proprio. L’estraneità ai fatti ne diminuisce pesantemente l’enfasi e la voglia di partecipare, a favore però dello “sguardo critico”, che permette di analizzare e capire al meglio. La città non aveva una particolare aria di festa, sebbene mi dicono che questo sia uno dei giorni più importanti a livello di festività.

Dopo un giro non troppo rapido (accompagnato da un panino), si finisce l’opera, facendo ciò che mi aveva portato inizialmente a Trafalgar Square: la National Portait Gallery. Ma questa è un’altra storia.