La campagna elettorale, in UK

E ne arriveranno altri, probabilmente...
E ne arriveranno altri, probabilmente…

Il 30 Marzo scorso, così come previsto dalla nuova legge (il Fixed-term Parliaments Act) approvata nel 2011, il parlamento del Regno Unito è stato sciolto. È la prima volta che viene applicata la nuova legge da quando è entrata in vigore. Si entra dunque in campagna elettorale: si voterà il prossimo 7 Maggio.

È l’occasione buona per capire come funziona la politica qui, quali sono i partiti, chi si sfida e cosa si dice. E, sopratutto, è la mia prima campagna elettorale estera vissuta dal vivo. Il modo migliore per poter fare una comparazione con casa.

Innanzitutto, le basi. Il Regno Unito ha una popolazione di circa 63 milioni di abitanti, rappresentata da 1439 parlamentari, divisi principalmente in due grandi partiti e diversi piccoli partiti, e nonostante la famosa monarchia che tutti conosciamo, il sistema parlamentare e legislativo (e i problemi della politica di tutti i giorni) sono molto simili a quelli Italiani.

Il parlamento Inglese è bicamerale, ed è composto dalla House of Lords (la Camera Alta, equivalente del Senato) e dalla House of Commons (la Camera Bassa, equivalemte del Parlamento). La House of Lords è a sua volta divisa in Lords Spiritual, che rappresentano i vescovi e la chiesa,  e Lords Temporal, che sarebbero qualcosa di “simile” ai nostri senatori a vita, dove la carica è ereditaria. La House of Commons è elettiva, mentre la House of Lords non lo è: quindi, la popolazione non può votare per scegliere chi far entrare nella Camera Alta. La riunione del parlamento avviene a Westminister, in Londra.

In teoria, il parlamento non avrebbe potere in quanto questo sottostà al Queen-in-Parliament, un’autorità che rappresenterebbe il volere della Regina (o del Re, ed in tal caso chiamata King-in-Parliament), e che avrebbe l’ultima parola in ogni discussione. Tuttavia, questa autorità ha assunto solo un ruolo figurativo, ed oggi, sebbene sia mantenuta la monarchia, è il parlamento a discutere ed emettere leggi e proposte. La House of Commons gode del potere esecutivo, legislativo e giudiziario, mentre la House of Lord gode “solo” del potere legislativo e giudiziario (essendo, di fatto, molto limitata).

Il Primo Ministro (attualmente David Cameron) è a capo del governo, ed ha il compito di mantenere la stabilità e la governabilità. Questo dovrebbe essre scelto direttamente dal regnante di turno, anche se generalmente viene proposto a ricoprire la carica il leader del partito.

A proposito di partiti, è bene capire chi si sfida. Nel mondo anglosassone, esistono due diverse coalizioni, i Conservatori e i Progressisti, i primi orientativamente a destra e i secondi orientativamente a sinistra. Il Regno Unito non è esente da questa condizione, ed i principali partiti che si sfideranno sono proprio il partito Conservatore, attualmente al governo, e quello Laborista. Con una condizione molto simile a quella del bel paese, sono entrambi partiti “centristi” e per nulla radicali: generalmente, ci si riferisce loro come centro-destra e centro-sinistra. Altro famoso partito è quello dei Liberal Democrats (LibDem), che non appartengono a nessuna ideologia politica, e che potremmo identificare con l’equivalente del Centro.

Negli ultimi anni hanno assunto sempre più importanza due partiti, l’UKIP e l’SNP, tanto da essere conosciuti anche in Italia. Il primo è un partito decisamente nazionalista, paragonabile alla Lega Nord, e che chiede una maggire tutela dei cittadini del Regno. Il secondo invece è diventato famoso per via del recente referendum per “staccare” la Scozia dal resto del regno, che tuttavia ha idee più vicine ai Laboristi. Questi “piccoli” partiti otterranno un alto numero di voti, e bisognerà sviluppare tutta una serie di alleanze per poter arrivare a governare.

Ogni persona con più di 18 anni di età può votare. Anche chi arriva dall’estero ha diritto al voto, basta che si registri nel proprio Council entro 20 giorni dalle votazioni. Il Parlamento si rinnova ogni 5 anni.

A questo punto, è bene un accenno al sistema elettorale del Regno Unito, considerato il sistema elettorale maggioritario per eccellenza: Maggioritario a turno unico. Il Regno Unito (quindi Gran Bretagnia, Galles, Scozia e Irlanda del Nord) è diviso in 649 colleggi, ognuno dei quali è chiamato a eleggere un suo rappresentante in parlamento. La House of Commons infatti è composta da 650 membri: 649 individui appartenenti a determinati partiti, ed 1 singolo individuo non appartenente a nessun partito. Una volta finite le votazioni, ogni singolo eletto sarà membro della House of Commons, mentre il partito che avrà raggiunto il maggior numero di candidati eletti avrà il compito di formare la maggioranza, proporre un Primo Ministro e creare un programma di governabilità.

I due principali partiti del Regno, come detto prima, sono i Conservatori e i Laboristi. Destra e Sinistra. Tuttavia, anche qui la loro immagine inizia ad essere molto negativa, sopratutto per via dei lunghi anni passati al governo. Entrambi dovranno sviluppare (o mantenere) delle coalizioni di governo, alleandosi con altri partiti in modo da ottenere una sorta di maggioranza (e quindi una maggiore governabilità).

I toni sono accesi, ma non troppo. I dibattiti sono qualcosa di fin troppo strano per noi, che siamo abituati a vedere politici urlanti e spesso indegni. Sono estremamente pacati, calmi e regolati. È un 50/50 tra apprezzamento e fastidio. Le posizioni prese (così come le pubblicità ed i volantini che ti arrivano fino a casa) sono invece incredibilmente ridicole. Si vede bene nella foto in alto, il volantino dei Conservatori con scritto “La coalizione del caos” e le varie facce degli avversari.

Ma eccoci ora all’argomento principle: quali sono i temi della campagna elettorale? Incredibilmente, il dibattito maggiore si basa su due affermazioni: i Conservatori che dicono che se vincono i Laboristi si avrà un aumento delle tasse di 3000£, mentre i Laboristi dicono che se vincono i Conservatori il National Healt System verrà definitivamente affondato e peggiorato. Questi sono i due principali argomenti delle elezioni, tasse e sanità. Subito dopo, e sempre sul podio, ci sta l’immigrazione, argomento verso il quale tutti i principali partiti hanno espresso la necessità di trovare una soluzione applicabile.

That’s it. Niente incredibili promesse, niente incredibili propositi, solo due attacchi reciproci (entrambi smentiti dai relativi accusati) che probabilmente sono anch’essi più delle minchiate propagandistiche che delle realtà.

Attualmente, i due principali partiti sono praticamente alla pari nei sondaggi, anche se nulla si può dare per certo. In molti danno per scontata la vittoria dei Conservatori e la riconferma di Cameron a Primo Ministro.

Il Regno Unito sta vivendo un momento nella media, ne spensierato ne stressante. Anche qui ci sono molti problemi da affrontare, che vanno oltre il semplice NHS o qualche tassa. Solo Londra (che magari è un’opt-out del Regno) ha innumerevoli problemi piuttosto visibili e comprensibili a chiunque non sia un turista o uno di quegli Italiani che ogni altro paese è meglio. La condizione delle zone interne e meno battute poi non ha nulla a che invidiare alle nostre campagne ed ai nostri paesini.

Personalmente, ho trovato questa campagna elettorale piuttosto triste. E no, non faccio un paragone rispetto alla teatralità nostrana (basti pensare agli innumerevoli santini originalissimi che girano ancora). Semplicemente, guardo quei dibattiti dove si ha 2 minuti per rispondere ad una domanda, alle cose che dicono i vari esponenti dei partiti (come la deportazione dei migranti), a come si trattano con finta tolleranza, un po’ tutti. E sopratutto, guardo le persone, quei pochi Inglesi autentici che mi spiegano un po’ cosa pensano, e il resto della massa, composta da gente che, per lo più, non gli importa nulla.

Ma non divaghiamo. Conto, il giorno della proclamazione, di fare un salto a Westminister, sotto al Big Bang, per provare a vedere come arrederanno la piazza e cosa faranno. Per indole, spero che i Laboristi riescano a passare, ma non ho troppi elementi per poterlo dire (ne pensare) con certezza.

L’unica cosa certa, è che la Regina Elisabetta II si appresterà ad eleggere il 13° primo ministro da quando è in carica, ossia dal 1952. Una curiosità? I membri della famiglia reale, per tradizione, non votano mai!