L’integrazione che non c’è

L’Italia ha molti problemi. Per quanto se ne possa (e voglia) dire, questi non risiedono solo nella classe dirigente e politica, ma anche nella popolazione. Un problema decisamente accentuato (e molto più evidente dopo pochi mesi all’estero) è quello dell’integrazione: l’immigrato resta un intruso, malvoluto e malconsiderato.

Dopo il caso piuttosto noto del sindaco di Ciró Marina, che voleva vietare agli immigrati di circolare nel centro cittadino per paura della scabbia, ho potuto assistere personalmente ad un caso piuttosto esemplare di malaintegrazione popolare, il tutto mentre tornavo nella mia bella città.

L’autista del pullman è una figura piuttosto considerata da noi. Ci parli, ti ci lamenti, e lui è spesso ben contento di chiacchierare. Spesso sono dei veri e propri personaggi, conosciuti un po da tutti. Arrivato a Lamezia, prendo il primo bus fino a Catanzaro, e da li prendo il secondo bus fino a Crotone.

Durante questa seconda tratta, il bus fa diverse fermate, di cui una a Catanzaro Lido. Ad aspettare il bus vi sono una decina di persone, di cui 6 sono immigrati diretti al CARA di Sant’Anna. L’autista incarna l’archetipo perfetto di uomo rozzo: di una certa età, urla quando parla, non vede di buon occhio i niguri, e non parla inglese.

Per far entrare queste 6 persone, c’è voluta più di mezz’ora. Inizialmente l’autista fa finta di non capire dove vogliono andare, dicendo che il suo bus non ferma ad Isola, anche se i ragazzi intendono, ovviamente, il CARA. Non voleva farli salire, ma quando mostrano gli spiccioli l’autista cambia idea. Il biglietto fino al Sant’Anna viene 4€, e l’autista, senza fare alcun gesto, pretende che queste persone lo capiscano. Inizia dunque a dire incessantemente “quattreuro“, urlando, finché una ragazza seduta li davanti (finalmente) non fa un 4 con le dita. Il tipo capisce, e a questo punto comunica la cifra anche ai suoi amici.

A questo punto succede una cosa ambigua. Nonostante la cifra di 4€ sia finalmente definita, ogni singolo ragazzo è entrato con meno soldi in mano, cercando di farsi fare lo sconto. L’autista non ci sta, e finisce per andare su tutte le furie, alzandosi e iniziando a spingere e strattonare i ragazzi fuori dal bus. La reazione dell’autista è stata decisamente esagerata. Tuttavia, dopo il tentativo di pagare di meno, ogni singolo ragazzo ha tirato fuori i 4€, e l’autista gli ha fatto il biglietto. Insomma, volevano pagare meno anche se i soldi per il biglietto li avevano. E, alla fine, uno di loro si è lamentato con l’autista parlando in italiano. Insomma, i quattreuro li aveva capiti dall’inizio.

Si è verificato un cortocircuito piuttosto comune: da una parte, l’autista che non avrebbe voluto farli salire sul bus, dall’altra 6 immigrati che hanno cercato di “fregare” (si parla sempre di pochi centesimi eh) l’autista. Una situazione piuttosto comune, che si verifica in tutta Italia, e che probabilmente è un’indicatore della mancanza di rispetto che c’è da entrambi i lati. Perché sia l’autista sia i ragazzi non si sono considerati e rispettati a vicenda. Con i suoi modi, l’autista avrebbe fatto incazzare chiunque, così come la palesata presa in giro.

Alla fine, arrivati al Sant’Anna, uno dei ragazzi, scendendo, cerca di dare la mano all’autista, che però spinge via il tipo, dicendogli di andare via. I ragazzi scendono, e noi ripartiamo. Per il resto del viaggio, l’autista si lamenterà dei neri.

L’integrazione c’è e non c’è. Il clima è strano, rilassato ma diffidente, teso, che va dalla tolleranza all’odio. Non so se si possano definire i torti e le ragioni, dato che l’abuso c’è da entrambi i lati.

Come ogni cosa, bisogna evitare gli estremismi, dato che la realtà si trova nel mezzo.