The Interview (2014)

Effetto Sovietico quasi impeccabile

Questo film aveva quasi creato un caso internazionale. Discusso fin dall’inizio della sua produzione, The Interview rappresenta un classico Americano: tanto fumo e niente arrosto.

La trama del film si può riassumere in: due giornalisti scoprono che Kim Jong-un è un appassionato fan del loro programma, quindi decidono di intervistarlo, ma la CIA si intromette per far si che i due giornalisti lo uccidano.

La qualità del film è lapante, fin dal suo inizio. Il programma condotto dai due giornalisti riguarda infatti, come dirlo… le minchiate. Il film si apre con Eminem (si, proprio lui) che in un intervista afferma di essere gay (ripetuto più e più volte, con più espressioni), ed i giornalisti che ci giocano su. Tutti gli intervistati del programma hanno delle minchiate da raccontare, come il tipo che dimostra in anteprima di essere calvo, o quello che vogliono chiamare per il solo fatto di essersi scopato una capra. Ed, ovviamente, chiedono di portare in studio anche la capra.

È inutile star qui a raccontare le “divertenti” scene del film. Non avrebbe senso. Le scene sono un continuo ripetersi di allusioni sessuali, di “cose che finiscono nel culo”, e di scemenze varie. Il tutto si incentra su questo: devono uccidere Kim Jong-un, ma un giornalista finisce per diventare suo amico, finché non scoprirà che il dittatore lo sta ingannando. A quel punto non servirà più il veleno dato in dotazione dalla CIA, ma si userà un carro armato, lo stesso che il dittatore e il giornalista hanno usato per fare una “scampagnata”.

Le accuse mosse a Kim Jong-un sono quelle più infantili possibili. Viene marchiato come persona debole, e viene descritto come persona rancorosa nei confronti del padre. Un pregiudizio classico. Basti pensare che nel film viene mostrato come un amante dei margarita e di Katie Perry (che ascolta anche nel carro armato).  I due giornalisti invece sono i classici sprovveduti che realizzano un compito assai al di fuori della loro portata, senza grosse conseguenze su di loro (a parte qualche dito mozzato a morsi).

Insomma, il film non è uno di quelli che li guardi e dici “vabbè, tutto sommato ci stava“. No. È uno di quei film che, dopo averlo guardato, resti con l’amaro in bocca e ti chiedi il perché lo hai fatto. Tuttavia, volendo fare i complottisti, il messaggio è chiaro. Non è assolutamente falsa l’affermazione dell’agente della CIA quando dice che il Governo degli Stati Uniti è implicato in molte operazioni simili (e ne fece altrettante).

La cosa che più mi lascia perplesso però, è che questo film sia stato sbandierato come un manifesto della libertà d’espressione. Come si fa ad attribuire ad una pagliacciata un significato così grande? Vabbè, siamo negli USA…

Un film che potete fare benissimamente a meno di vedere, non vale il tempo che spenderete.

Ultima curiosità: il carro armato sembra essere un modello del famoso T49 Sovietico 😎