Un mese a Londra

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“L’occhio di Sauron”

È già volato un mese a Londra. Un mese esatto. E dopo questo lasso di tempo relativamente breve, sono in grado di fare una serie di premature considerazioni. Magari possono servire a chi deciderà di partire.

Se c’è una cosa in cui sono bravi gli Italiani, è creare false aspettative. Per questo è bene mettersi con calma e farsi tutta una serie di ricerche per conto proprio, al fine di non restare pesantemente scottati o delusi.

Certo, stiamo parlando di Londra, una grande metropoli. Stiamo parlando di una grandissima città, che offre sicuramente molte opportunità lavorative, di svago e intrattenimento. Ma, che per molti versi, non è assolutamente “migliore” rispetto alle grandi città Italiane, mentre per altri aspetti non può esistere proprio paragone.

Se c’è una cosa che non sopporto, è proprio quando si tende a “miracolizzare” una cosa senza conoscerla abbastanza, e, spesso, senza conoscerla proprio. D’altra parte, ci sono anche molti luoghi comuni del tutto infondati, ed è bene partire senza prevenzioni di sorta.

Ma facciamo un passo per volta.

I trasporti:

Londra non è una grande città, è esageratamente grande. Sarà facile notare come il tempo scorra in modo totalmente diverso da casa, dato che per raggiungere un indirizzo ci può volere anche più di un’ora di viaggio. Non si può fare a meno di usare i mezzi pubblici, che sia la metro o il servizio autobus. Sotto questo aspetto, la città è perfettamente organizzata, con uno dei sistemi di trasporto pubblico più efficenti che abbia mai visto. Sarà difficile non trovare un mezzo per arrivare nelle vicinanze di un luogo, di casa e così via. L’ottimo servizio è mantenuto anche grazie al costo di abbonamento. Basti pensare che l’abbonmento tramite Oyster Card (il più diffuso) per metropolitana (solo zona 1 e 2) e bus costa 32,20£ a settimana, cioè poco più di 40€. La carta (che non è nominale) può essere ricaricata anche nei molti Off License, ed avrà sempre lo stesso costo. Non è assolutamente un costo esagerato, considerando la quantità di linee fruibili, ma è comunque da tenere in considerazione. Oltre ai collegamenti “urbani”, che coprono un’area come già detto enorme, esistono moltissimi servizi extraurbani, sopratutto autobus, a costi decisamente contenuti, che permettono di raggiungere aeroporti, località di interesse e così via. E se tutto ciò non bastasse, anche la rete ferroviaria è decisamente all’avanguardia, e collega molto bene la città non solo al resto del paese, ma anche internamente.

Il lavoro:

Avere la possibilità di spostarsi vuol dire non solo visitare le bellezze della city, ma anche poter cercare un lavoro più in una zona rispetto ad un’altra. La questione lavoro, in realtà, è piuttosto spinosa. Sebbene si sentano parecchie storie di chi arriva ed al massimo in una settimana trova lavoro, ce ne sono altrettante di gente che incontra non poche difficoltà a trovare un posto (senza contare chi deve “lottare” per non perderlo). A tal proposito, è bene procedere tenendo in considerazione cosa si viene a fare a Londra.

Chi viene per fare quello che trova, deve stare particolarmente attento, a più fattori. Innanzitutto, la data di arrivo: a quanto pare, i periodi migliori per trovare lavoro (sopratutto nella ristorazione) sono quelli primaverili-estivi, mentre quelli peggiori sono i mesi invernali. Dicembre e Gennaio sono i mesi peggiori! Il settore della ristorazione è molto considerato dagli Italiani che vengono qui, e c’è stato più di qualche concittadino che ha ben pensato di mettere su delle belle truffe, che purtroppo vengono anche consigliate. Parlo delle agenzie di lavoro, che ti mandano a lavorare (in nero) come runner, kp o waiter in diversi “locali affiliati”, e spesso cercano anche di darvi un posto letto. Queste agenzie chiedono un compenso per il loro servizio, che varia dai 50 ai 200 pound. Sebbene vi trovino subito un posto di lavoro, non c’è molto da gioire: ci sono i job center, legali e gratuiti, che fanno lo stesso. Queste persone giocano su dei fattori tipici di chi emigra, come “il locale è italiano“, “si cercano solo italiani“, “inglese non richiesto” e cose del genere. Ovviamente, sono situazioni illegali. Oltre a farvi lavorare in nero, verrete retribuiti con la minima sindacale (se non di meno). Fidatevi, moltissimi annunci di locali sono tutti collegati a queste agenzi, e ci incapperete almeno un paio di volte. A Londra c’è anche di meglio.

Apro una piccola postilla sul lavoro in nero. Una leggenda metropolitana parla dell’inesistenza del lavoro in nero a Londra, ma non esiste una balla più grande di questa. A parte le grandi catene ed i locali seri, chi viene a lavorare nei locali deve aspettarsi di essere assunto a nero, che è la soluzione che forse va proprio per la maggiore, sopratutto nei locali e nei periodi “busy“. Non c’è bisogno di ricordare gli svantaggi del lavoro in nero: certo, ricevete uno stipendio, ma non avete alcun diritto sul posto di lavoro. Potete essere “licenziati” da un momento all’altro, senza motivazione e senza ricevere la paga, senza contare l’eventualità (non sia mai) di un danno fisico.

Prospettiva diversa invece per chi viene qui con un background lavorativo, anche se questo riguarda proprio la ristorazione. Se si ha una posizione consolidata, come chef, come informatico, come designer, e così via, si ha qualche possibilità (e considerazione) in più. Questo però non vuol dire che stiano aspettando proprio voi. Fin troppe persone si contendono un posto di lavoro, e non sempre passa il più preparato o il più meritevole, ma spesso passa il più veloce o quello che si esprime meglio. Essere competitivi, qui, vuol dire essere spietati. Se ci si mostra “buoni”, è la fine. E questo è il motivo per cui, dopo un anno qui, andrò via, in altri climi più adatti B-)

Oltre al mercato del lavoro spicciolo, bisogna parlare anche del mettersi in regola, cosa che poche persone fanno. Avere un NIN, un medico di base, e l’iscrizione all’aire, sono dei passi che in molti scartano a priori. Eppure, sono abbastanza semplici da ottenere: si fa tutto online. Basta avere una connessione internet. Ovviamente, è conveniente per chi lavorare regolarmente, mentre chi lavora a nero non necessita di nulla di tutto ciò.

Lo stipendio medio per vivere dignitosamente a londra può essere considerato 800-1000£ mensili. Lo stipendio medio della città invece è 1500-2000£ mensili. Tuttavia, sarà impossibile per voi non notare un’incredibile ostentazione di lussi, dai vestiti alle auto, dai gioielli agli accessori.

Il livello di inglese dipende dal tipo di lavoro che si ambisce. Pensare di imparare l’Inglese lavorando non è impossibile, ma richiede una grande fetta di tempo. Se posso dare un consiglio, è molto meglio partire con un livello anche minimo di Inglese, piuttosto che pensare di apprenderlo direttamente qui. Ci sono molti corsi, anche gratuiti, ma bisogna saper leggere, scrivere e parlare con altre persone per potersi iscrivere. E si che c’è internet, ma non è facile come si potrebbe pensare.

La casa:

Trasporti e lavoro servono, ma principalmente serve una casa. È possibile, oltre che semplicissimo, affittare una stanza o una casa, senza requisiti particolari, direttamente via internet, o recandosi in una delle numerose agenzie. Il costo degli affitti dipende non solo dalla metratura della casa, ma anche dalla zona in cui si trova. Si può trovare un appartamento di 100 m2 che in Zona 1 costa 5000£ al mese, mentre in Zona 2 ne costa 2000£. La posizione geografica conta moltissimo, oltre ovviamente alla vicinanza ai punti di interesse, tant’è che le zone meno costose si trovano proprio più lontane dal centro. Può essere un buon compromesso optare per una zona principale ma meno pregiata, per avere il vantaggio di essere più vicini “al centro“. Poi, ovviamente, dipende anche dalle esigenze lavorative. Anche il costo delle bollette dipende molto da dove si vive: ci sono quartieri (come quello dove vivo) dove l’acqua costa la metà rispetto ad altre zone. Luce e Gas spesso viaggiano assieme, ma vedo che è presente anche un sistema a consumo piuttosto semplice, ma decisamente pratico, che consiste nell’uso di chiavette da ricare di volta in volta (dette key meter). Funziona come la ricarica del telefono, quando finisci i soldi (ad es. della corrente) il contatore emette un beep, così da sapere che resta poco meno di un pound a disposizione. Si può ricaricare la chiavetta in un qualsiasi Off License, e la corrente si paga a consumo. Inoltre, il concetto di Council è veramente interessante: ogni zona della città ha un Council che gestisce tutti gli aspetti del quartiere, dalla raccolta rifiuti alla pulizia delle strade, dai rimborsi per i disoccupati ai servizi per i pensionati, dalla cura del verde alla corretta erogazione dei servizi.

Svaghi:

È inutile menzionare svaghi e divertimenti. Con chissà quanti milioni di abitanti, a Londra trovi di tutto. Attività culturali, teatro, cinema, serate, discoteche, eventi, club, danceall, concerti. Senza contare gli innumerevoli luoghi di interesse che è possibile visitare, spendendo e viaggiando poco. Ogni sera c’è qualcosa, dipende da quanto vuoi/puoi spendere. Iniziamo dunque a parlare dei luoghi comuni, partendo proprio dal costo della vita.

Il costo della vita:

Londra è più cara rispetto all’Italia? Ni. A parte la rinomata differenza di valore tra Euro e Sterlina, che ci penalizza non poco al momento del cambio, il costo della vita qui è quanto meno proporzionato. Si spende quanto si spenderebbe in Italia, ma nell’ordine delle sterline. Poi c’è da considerare sempre le zone che si frequenta: una pizzeria a Soho ti farà pagare una margherita 8£, mentre in altre zone la pagherai 4£. Stesso discorso vale per i supermercati, che hanno prezzi diversi in base a dove si trovano. Inoltre, sono presenti moltissimi negozi a basso costo, dove si può comprare di tutto per un pound e poco più. D’altra parte, và segnalato l’eccessivo costo dei farmaci, anche quelli generici, che è decisamente sproporzionato rispetto all’Italia. Se è vero che potete comprare aspirine e paracetamolo in ogni shop per 1-2£, preparatevi a spendere per prodotti più specifici. Un esempio? 10ml di collirio 4£, ed è quello più scrauso. Anche uscire nei locali può non essere una svenatura: frequentare i pub più in voga potrà portarvi a spendere, come minimo, 9£ per un cocktail, e l’assurda cifra di 6£ per un cicchetto. I locali più tranquilli e senza molte pretese (che non vuol dire brutti posti) invece possono farvi dimezzare la spesa, e permettervi di godere anche di cocktail con soli 10£. Il costo delle birre invece è decisamente più basso, considerando che le lattine da 440ml costano 1,2-1,5£.

L’alimentazione:

Inevitabilmente, pariamo del cibo. Che qui si mangi in modo (e ad orari) decisamente diverso rispetto all’Italia è risaputo, ma va anche detto che il cibo è proprio diverso. Ha un’altro sapore, sopratutto per chi, come me, è abituato a mangiare in un certo modo. Preparatevi a vedere la data di scadenza sulla frutta e sulla verdura, latte al mars e carta igienica al burro. Nei supermercati si trovano stranezze di tutti i tipi! E si, anche moltissime schifezze. Parlerò meglio dell’argomento, ma è bene sapere che molte marche esistono anche qui, ma con nomi diversi (la Algida è Walls, la Findus è Birds Eye, ecc), e che non è difficilissimo trovare prodotti Italiani. Molti Off License vendono pasta Barilla e De Cecco, sughi e passate (la Cirio qui va ancora forte), ed anche i biscotti della Mulino Bianco! Poi sono presenti molti shop dedicati, che vendono specificatamente prodotti Italiani o Regionali. A Londra è possibile comprare l’Amaro del Capo, la ‘nduja, una provola. Basta solo sapere dove andare. Tuttavia, ci sono molti lati negativi. Per quanto sia vero che, alla fin fine, ti farai sempre un piatto di pasta come lo fai a casa, alcuni prodotti sono assolutamente diversi da come li conosci. L’esempio più banale è la Nutella: quella che compri qui non ha lo stesso sapore di quella che compri in Italia. Provare per credere. Ma a preoccuparmi maggiormente sono frutta e verdura, che, se comprati al supermercato, non avranno alcun sapore. Anche il latte ha un sapore che definire strano è riduttivo. Sembra tutto asettico. Inoltre, le date di scadenza sono molto più pressanti che altrove: è difficile comprare un prodotto (esclusi i surgelati) che non scada dopo 5-6 giorni. Ah, i supermercati hanno degli orari molto elastici, i Tesco ad esempio sono aperti dalle 8 alle 22, mentre alcuni Sailsbury dalle 7 alle 24. Oltre a ciò, i numerosi Off License stanno aperti fino alle 24 e più, e alcuni fanno orario continuato (24/7). Se ti manca qualcosa, non è un problema trovarlo.

L’alimentazione fuori casa invece, è un delirio. Oltre ai più costosi ristoranti, sei circondato da fast food di ogni sorta. Il pollo va alla grande, tant’è che esistono più di 10 catene di fast food dedicate solo al pollo oltre al rinomato KFC. Si mangia abbastanza speziato, si consuma molto pane all’aglio, ed è frequentissimo trovare locali che fanno il “breakfast all day“. Non c’è bisogno che spieghi il cibo dei fast food, buono e maledetto. Grossomodo, toglietevi dalla testa l’idea di mangiare davvero Italiano, perché, a parte qualche piccola isola felice (che c’è eccome), il resto è solo nominata. Quando entrerete in una “pizzeria” e prima della Margherita vedrete in elenco la “Hawaian Party” (sugo, prosciutto e ananas), capirete cosa intendo. Dimenticatevi anche il caffè, anzi, sopratutto il caffè, non ne sono proprio capaci. Ed anche il pane, che qui è inteso principalmente come il banbauletto.

Per il resto, tutto sommato, non è così male. La possibilità di fare una buona spesa senza spendere troppo limita i costi che potrebbe avere un pasto fuori casa, ed alla fin fine, con un po’ d’occhio quando si scelgono i prodotti, si riesce a mangiare decentemente.

L’igiene e la pulizia:

Questo è forse un tema troppo soggettivo, ma può essere interessante sapere qualcosina. La storia del bidet la sapete tutti, qui non si usa. Ci sono case e appartamenti che lo hanno in dotazione, ma se lo fanno pagare abbastanza. Ma, tutto sommato, l’opzione carta igienica non è poi così terribile. Ci sono anche altre opzioni da considerare, come l’uso di salviette umidificate, o la bacinella. De gustibus. Ma a parte questo, nulla da dire.

La pulizia dei luoghi pubblici è straordinaria. Gli spazzini fanno un lavoro eccelso, sia con la scopa che con l’idrante. Ogni mattina la strada è linda. D’altra parte, le persone si comportano esattamente come da noi, e non si fanno molti scrupoli a lasciare lavatrici, materassi, vecchie tv e mobili sui marciapiedi, dove restano per non più di una settimana.

Quello che mi lascia un po’ perplesso invece, è l’igiene nei locali, specialmente ristoranti e pub. Per quanto siano splendidi e lucidi dove puoi sederti a mangiare, le cucine, spesso e volentieri, sono qualcosa di osceno. Qui è “normale” vedere un “pizzaiolo” che prende la “mozzarella” da un sacco di plastica trasparente tenuto a terra, aperto. Le norme igieniche sono diverse rispetto all’Italia, e molte cose che ti insegnano all’HACCP qui non sono tenute in considerazione. Ovviamente, non bisogna fare di tutta l’erba un fascio, ne tantomeno pensare che ti vendino le cose scadute o cadute a terra. È possibile, come lo è anche in Italia.

Le persone:

Non so se dire i londinesi, gli inglesi o più genericamente le persone. Perché qui c’è di tutto. Sono partito pensando di trovare gente fredda e distaccata, invece è l’esatto opposto. Gente molto spontanea, aperta, che parla abbastanza volentieri di se, certe volte anche troppo. Si dicono molti grazie, scusa e per favore, per ogni singola cosa, tanto che certe volte risultano anche fastidiosi data la loro frequenza. C’è molto rispetto per chi lavora. In un ambiente abbastanza rilassato, ci sono però anche dei pregiudizi. Diversi rispetto a quelli che abbiamo in Italia, ma pur sempre tali. E qui riguardano anche noi Italiani, specialmente se del Sud. Nulla di eccessivo, ma può capitarvi la persona che rimarca spesso il concetto, risultando particolarmente fastidiosa.

Per il resto:

Sentirsi parte di una metropoli è bello, anche se sono abituato ad altro. Venire da una piccola città e trovarsi in un conglomerato urbano, per quanto non sia ciò che mi piace, ha un non so che di piacevole. E, ricordiamolo, la compagnia di amici gioca un ruolo fondamentale. Essere in 8 sotto un tetto comporta tanti discorsi, ma è bello vedere la casa vissuta nel suo completo.

Ci sono tanti miti su questa città, alimentati spesso dai nostri concittadini che, per un motivo o per un altro, li alimentano più che volentieri. Se c’è una cosa che hai qui, rispetto all’Italia, è la possibilità di cambiare senza pensiero un lavoro. Anche fare il cameriere può essere vantaggioso rispetto all’Italia per il semplice fatto che se, per un motivo o per un altro si perde il posto da una parte, si può ricominciare a lavorare abbastanza velocemente. Cosa che in Italia, volenti o nolenti, può esistere solo nelle grandi città. Anche trovare lavoro in settori diversi è abbastanza facile, anche se bisogna partire con dei buoni requisiti: più si ambisce in alto, più si deve avere una buona fondamenta.

Dopo un mese di vita qui, devo imparare ancora molto. Questa è solo il riassunto di una piccola parte di quello che ho vissuto, e c’è tanto da dire. Lo farò in altri post, a mano a mano, che sennò qui non si finisce più 🙂