Modus pensandi

La prima cosa che noto nel parlare e nel confrontarmi con chi ha già vissuto fuori, è che spesso la pensiamo molto diversamente su certe cose. Sarà l’aver vissuto fuori, l’aver visto cose nuove e diverse, ma inevitabilmente si guarda con un occhio diverso ciò che si aveva, e si valuta diversamente cosa si può avere (e cosa si avrà) dal futuro.

È una reazione fisiologica al cambiamento, non sbagliata ma sicuramente difficile da accettare per chi questo non lo ha ancora realizzato. Per chi non ha ancora quel punto di vista, preciso, da quella angolazione.

Ma certi discorsi non cambiano. Non sono diversi solo perché si vive in un mondo migliore, sono semplicemente più accettabili, o meno considerati. Si può facilmente capire come funzioni un grande ingranaggio, senza sapere come funzionano i piccoli meccanismi. E spesso, purtroppo, questo accade.

L’importante è non dimenticarsi mai in che mondo si vive. Da cosa siamo circondati. Da dove si viene, da chi eravamo circondati, e chi/cosa ci ha formato. La chiave per essere cittadini del mondo è proprio l’assorbire tutto quello che abbiamo intorno, tanto il bene quanto il male.

Le scuole di pensiero possono essere sintetizzate in due massime: chi pensa che girare per il mondo sia la chiave della conoscenza (come pensavano e pensano in tantissimi), e chi pensa che il vero saggio è colui che conosce senza aver mai girato per il mondo (come pensava Confucio).

Incredibilmente, a parte qualche “avversità” sulla quotidianità, sui servizi, sulle paghe, i discorsi saranno quasi sempre gli stessi.