Effetto sorpresa

Uno dei primi manifesti della Sculco

Le elezioni regionali si sono svolte regolarmente, sia in Calabria che in Emilia. Come si era ampiamente previsto, per la Calabria è passato Mario Oliverio. La lista Altra Calabria ha preso, purtroppo, pochissimi voti.

Paradossalmente, in Calabria ha votato il 44,08% degli aventi diritto, mentre in Emilia ha votato il 37,70%. Ci si aspettava il contrario.

Ma tra tutte le “aspettative”, i discorsi da bar e quant’altro, la cosa che stupisce di più la massa è il cosiddetto “Caso Sculco“. La cosa è finita addirittura sulla TV nazionale, ne hanno parlato diversi talk-show, senza contare tutte le tv locali.

Va bene, sappiamo che i talk-show sono i giornaletti da gossip della nuova era, e che quindi campano (molto spesso) di aria fritta, ma il caso è stato volutamente ingigantito per farne una tragedia. E, sopratutto, per deviarne il discorso di base.

Vediamo di capirci meglio.

Flora Sculco si candida con una sua lista, Calabria in Rete, senza appoggiarsi a nessun partito, sebbene supporti Mario Oliverio come presidente della Regione. Alla candidatura, è già Consigliere Comunale per il gruppo I DemoKRatici, un movimento socio-politico-culturale attivo da anni sul territorio. Il presidente del movimento è Vincenzo Sculco, padre della candidata. Al termine delle votazioni, la Sculco vanta ben 9139 preferenze, divenendo l’unica donna ad entrare nel Consiglio Regionale.

Come già detto, le elezioni si sono svolte regolarmente, e la Sculco è stata eletta tramite voto, scelta dai votanti. Di cosa è accusata allora? Principalmente, si parla di aiuti da parte del padre, che avrebbe favorito l’ingresso della figlia nel Consiglio Regionale.

Vincenzo Sculco è stato un’esponente di spicco nello scenario della politica locale, ed a quanto pare lo sarebbe tutt’ora. Ex vicepresidente della Regione Calabria, Presidente del gruppo I DemoKRatici, del Comitato Regionale dell’INPS e del Gruppo Consiliare della Margherita, nonché ex Presidente dell’ARSSA, segretario della Commissione speciale di vigilanza e Consigliere Regionale, nel 2011 viene condannato a 4 anni e 3 mesi assieme a Carmine Talarico per concussione. I fatti avvennero tra la fine degli anni ’90 e i primi anni del nuovo millennio.

A sentir parlare la gente in strada, vengono fuori le teorie più variegate, alcune più plausibili altre più fantasiose. Si parte dal classico “Si è comprato i voti“, seguito dal ragionamento dei “50€ a votante“, al quale seguono complesse moltiplicazioni sul totale che avrebbe sborsato (operazioni portate a termine di rado). Si passa poi al “Si è sistemato la figlia“, “Ha dimostrato la sua influenza“, “Si è piazzato qualcuno che faccia quello che vuole“, e chi più ne ha più ne metta.

Poi ci sono anche i concittadini ai quali rode, o magari dei simpatizzanti avversari. Sui manifesti elettorali ancora affissi nella centralissima Piazza Pitagora, il volto della giovane candidata è “abbellito” da scritte tipo “Grazie Papi” o “Ringraziate mio Padre“. Il filo del discorso è sempre lo stesso. Tuttavia, queste ovvietà poco importano alla stessa candidata, la quale ha pubblicato più volte dei ringraziamenti rivolti al suo Onorevole Papà.

Ma cerchiamo di essere obiettivi e realisti. Il nepotismo va da sempre a braccetto con la politica, non solo in Calabria, ma in tutta Italia, e non solo. Solo nella scena politica della città di Crotone, abbiamo esempi su esempi di figli, fratelli, cugini, zii, e amici stretti che, da un giorno all’altro, si sono reinventati consiglieri o membri di partito o movimento. Per quanto sia sbagliato funziona così, e non per meccanismi mafiosi come molti sostengono, ma piuttosto per equilibri interni. Di esempi ne abbiamo tanti, e non c’è bisogno di ricordarli.

Superato il primo ostacolo mentale, arriviamo adesso alle 9139 preferenze. Da sola, la candidata ha preso più del doppio delle preferenze dei due principali candidati per Crotone. Di fatto, li ha stracciati. Ma, a differenza di quello che si sente dire in strada, non è la candidata che ha preso più preferenze, anzi, si colloca in coda ad una lunga fila, capeggiata da Carlo Guccione (PD), che ha preso la bellezza di 14.690 preferenze.

Veniamo ai numeri. Stando ai dati ufficiali, la Calabria dispone di 1.897.729 aventi diritto al voto. Si sono recate al voto però appena 836.531 persone, meno della metà. Di queste, 40.763 hanno votato la lista Calabria in Rete da tutta la Calabria. Delle 9139 preferenze per la Sculco, 7.353 sono state espresse solo nel Crotonese. In tutto ciò, ben 1.061.198 di persone non si sono scomodate per andare a votare.

Siamo arrivati al punto focale della discussione. Dove risiede il problema? Sicuramente c’è una buona distribuzione di colpe, dato che centrano tantissimi fattori. Ma a sentir parlare “gli esperti” in televisione, lo scandalo è unanime: mafia, voto di scambio, poteri occuli. I temi cool del momento. Ma il problema, secondo me, risiede altrove.

Ad essere realisti, è ovvio (oltre che logico) pensare che un partito cerchi di raccogliere voti. Una campagna elettorale potrà apparire moralmente migliore dell’amico che ti viene a chiedere di votare per tizio o caio direttamente in casa, ma in fondo non lo è affatto. Sono crollati governi per colpa di voti di scambio, figurarsi cosa non si fa per far passare qualcuno alla Regione. A questo scenario, comune da Nord a Sud, aggiungiamo la variabile (molto frequente) dell’essere figlio di un noto politico locale, una persona che sta in politica da una vita. La strada appare incredibilmente meno tortuosa.

Paradossalmente, il nepotismo non è un vero e proprio reato, così come non lo è la richiesta esplicita di votare per tizio o caio. Il reato risiede nel voto di scambio, ossia quando si ottiene qualcosa in cambio del voto. La povera gente, invece, si vende solo per delle promesse.

Ma mettiamo il caso che le voci siano vere, e che siano stati comprati (con soldi o favori) 9139 voti di preferenza. Questo numero di voti, per quanto alto, è esiguo. Sul totale degli aventi diritto al voto, è appena lo 0,48%, mentre sul totale dei votanti è dell’1,09%. Facendo un conto della sola provincia di Crotone, il risultato appare comunque molto scarso. Anche se si riuscisse a comprare quasi 10.000 voti, questi non sono nulla se paragonati al numero di persone che hanno votato, e sono ancor meno se paragonati al numero di persone che non hanno votato.

Nel Crotonese circa il 40% degli aventi diritto si è recato alle urne. Sarebbe bastato che l’altra grande fetta di popolazione si recasse a votare, dando la preferenza a chi riteneva opportuno, per cambiare lo scenario o per riconfermarlo così com’è. Il principale problema non risiede nell’essere figli di papà (questione millenaria), ma nel non far nulla per impedire che questi prevalichino. Non andare a votare, per quanto sia condivisibile, equivale a spianare la strada a chi si vuole o si deve sistemare. E sopratutto, è inutile puntare il dito a cose fatte, come purtroppo fanno moltissimi concittadini. Questi mi dicono che è uno schifo che le cose vadano così, senza però essere andati a perdere 5 minuti per mettere una X su un simbolo.

E, dulcis in fundo, consideriamo la questione dello schifo. Perché dovrebbe essere uno schifo? Questo è il normale funzionamento della democrazia, che comprende anche accordi e scambi, nonché prevalicazioni e soprusi. In pochi considerano questo aspetto, ma è la quotidianità. La Sculco, indipendentemente da tutto, è stata eletta regolarmente. Non vi sono brogli, ma solo la “fortuna” dell’essere figlia di un personaggio noto e, per certo, con molte influenze. E, come già detto, anche questa è normale amministrazione in una democrazia.

Se c’è qualcosa che fa schifo, è proprio il modo in cui si affrontano questi problemi. Prima non si fa nulla, poi si rigira la frittata. Non abbiamo ancora appreso che “chi prima non pensa poi sospira“, e lo si può vedere quotidianamente, in molti aspetti della vita quotidiana. Perché è vero che la signorina è passata nel Consiglio Regionale, ma è altrettanto vero che il suo accesso si sarebbe potuto impedire semplicemente (e legalmente) andando a votare per qualcun’altro. Chiamasi opposizione: ti fa schifo il PDL o il PD? Puoi votare M5S, o meglio ancora Altra Calabria, così da spezzare il circolo attualmente in corso, e lo puoi fare anche se non condividi i loro programmi o le loro idee. Questo è l’unico tentativo che ci è concesso legalmente, ed è un nostro diritto. Certo è che distruggere un sistema in questo modo è quasi impossibile, ma ci si deve quanto meno provare.

Normale amministrazione, insomma. Ma stavolta c’è l’aggiunta della Calabrese, figlia di un uomo importante e condannato. Un mix di elementi perfetto per tirar su l’ennesimo circo mediatico fine a se stesso, utile a svuotare cervelli e riempire la bocca. Si definisce “scandaloso” e “schifoso” una cosa che si è contribuito a rendere normale.

In tutto ciò, la nostra vita va avanti, nell’eterno sogno di un’altra Calabria.