Cambiare tutto

Tutto é partito questa estate, nel più banale dei modi, mentre ci si beveva l’ennesima rinfrescante birra durante il meritato periodo di ferie. Una semplice frase: “Oi compà, vienitene pure tu!“. All’inizio ho risposto in modo generico, approssimativo, come fa chi non vuole dire di no ma non riesce a dirlo. “Mah, ci penso su“, “Mo vediamo“, “Poi vi dico“. Per tutto il periodo estivo, mi sono sentito dire principalmente “Oi compà, vienitene pure tu!“.

Passato il ferragosto, finite le ferie, sembra essere finita pure l’estate. La città lentamente si svuota. Ritorniamo “noi”, veterani della quotidianità in una terra smorta. Meno poeticamente, i soliti quattro gatti, che si conoscono tutti di faccia. Solita vita, solite cose. A partire dalla fine di Agosto, col sole rovente in ufficio, ho iniziato a pensare seriamente alla proposta. Ogni giorno, nel tragitto casa – ufficio, scendendo sul lungomare, rincasando a tarda sera, nei momenti di quiete tra una cosa e l’altra. Andare via.

Il germe del cambiamento si era insediato dentro di me.

Già nel mese di Settembre ho iniziato ad annunciare la decisione presa: “Me ne vado pure io!“. Prima a casa, poi tra gli amici, e, infine, anche al lavoro. E’ andata.

La prima destinazione è Londra, una città che non mi ha mai ispirato, che non mi dice nulla e che non si addice proprio al mio stile di vita. È la destinazione del momento (come lo era anni fà Barcellona e, più in generale, la Spagna). Eppure, la voglia di provare e andare è troppa, così come la voglia di riuscire nell’impresa. Rompere, anche solo per un anno, la quotianità Italiana, e, sopratutto, di Calabria. Un duro colpo per il sottoscritto, tanto attratto dalla sua terra quanto voglioso di restarci. Ma… i ma sono tanti.

E così si è deciso. Spesso si dice che tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare, come a ricordare che finché non hai il biglietto sola andata, ancora non è sicuro niente. Ma il dubbio nel nostro caso non si è posto. Il biglietto è stato fatto subito, senza rimandare, senza se e senza ma. Messici d’accordo sulla data, non abbiamo dovuto far altro che prenotare.

E così è stato fatto. Partenza il 16 Dicembre 2014. Lamezia – Londra Stansted. Prenotato, pagato e confermato. L’anno scorso, di questi tempi, non avrei mai pensato che quello sarebbe stato il mio ultimo Natale e Capodanno in famiglia prima di partire. Quest’anno farò tutto in quella fredda città a quasi 2.000 km da casa. Il giorno sta arrivando, inesorabilmente, e la mia valigia è ancora vuota.

Non penso a nulla in particolare. Calmo come l’acqua. Non sono un sognatore, uno di quelli convinti che andando fuori troverà dei super lavori pagati benissimo. Penso di sapere a cosa andrò in contro, anche se devo realizzarlo materialmente, e non mi aspetto nulla di che. L’unico mio pensiero và a come eravamo appena cent’anni fà. A com’era diverso emigrare. A tutte le fatiche che si dovevano fare allora per raggiungere le “terre promesse”, per trovare la tanto decantata felicità. Viaggi travagliati, traversate oceaniche… Mentre io, oggi, in appena 3 ore sono all’atu capu i munnu. Niente valige di cartone, ma un comodo trolley, che per quanto può essere pesante ha sempre le rotelle. Niente cartoline o lettere, ma SMS, Mail e Whatsapp. Niente controlli e dogane, ma solo poche regole da rispettare in aeroporto ed un documento di riconoscimento.

Londra è una grande, grande, grande città. Enorme. Già a Roma mi sento smarrito, chissà come mi sentirò li. Ci saranno degli scogli iniziali da superare (il distacco dal bidet sarà traumatico), delle nuove abitudini da prendere, delle nuove regole alle quali adeguarsi. Ma in fondo, forse, è proprio questo il momento adatto.

Inizierò questo cammino segnandomi quanto più possibile in queste pagine. Informazioni utili a chiunque le ricerchi, ma anche scenari di quotidianità e così via. Il tutto, all’interno dell’ennesimo blog di un migrante. Tra un anno, vedremo come andrà a finire. Anche se di questo passo, mi vien da dire che comunque vada, sarà un successo.