L’erba del vicino è sempre più verde

Brutta storia con lieto (giusto) fine
Brutta storia con lieto (giusto) fine

Avrete sentito parlare dell’Italiano arrestato a Cuba per possesso di “droga”, ossia qualche grammo di marijuana (pare fosse 3). Nello specifico del caso, il ragazzo faceva uso terapeutico di marijuana, necessaria per calmarsi e per attenuare gli effetti della sua malattia depressiva. Dopo una condanna a ben 4 anni di carcere per detenzione, spaccio e traffico internazionale di droga, grazie ad un buon lavoro diplomatico il giovane é stato liberato, le accuse sono cadute e potrà continuare ad usare la sua erbetta.

Tutto é bene quel che finisce bene. E’ giusto che questo povero ragazzo sia stato lasciato in santa pace. E per tutti gli altri invece?

Gli altri non ricevono nessun interesse. Si è passati rapidamente dal pensare “L’erba è una droga e fa schifo in ogni caso” al dire “L’erba è una droga ma se sei malato te la si concede“. Un piccolo passo in avanti, ma c’è ancora moltissima strada. Basti pensare a tutte quelle persone che, non essendo malate, ricevono una condanna 4 anni di carcere e vengono considerate come drogati per pochi grammi d’erba. Per loro non si può (e non si deve) far nulla.

Alcuni hanno puntato il dito sulla severità delle pene, arrivando addirittura ad affermare che sono un chiaro esempio della spietata dittatura castrista. Ma forse queste persone dimenticano o ignorano le pene per lo stesso reato qui in Italia. Senza contare i numerosi abusi compiuti, puntualmente, dalle forze dell’ordine quando si tratta di reati connessi alla droga, come ad esempio il pesare l’erba con l’involucro per aumentarne il peso, o andare sempre e comunque ad arrotondare in eccesso.

Ancora oggi ci si becca un sacco di problemi per qualche spinello. Sarebbe ora di prendere coscienza del fatto che l’erba sempre si è usata e sempre si userà, dato che considerarla una droga pericolosa è semplicemente anacronistico e irreale.

Ha un senso dare 4 anni di carcere per qualche grammo d’erba? No. E’ una pena palesemente spropositata. Sia per chi é malato sia per chi non lo é.