Il conflitto israelo-palestinese secondo i vip di oggi

Non è una novita: spesso il pensiero di molti famosi personaggi dello spettacolo, che siano cantanti, registi o attori, è molto superficiale, e pesantemente influenzato dalle mode del momento o da correnti ben definite. Per ogni artista famoso impegnato socialmente, ne esistono almeno 3 ai quali non importa un cazzo del mondo al di fuori dei propri interessi. E’ la vita.

In questi giorni, per via del nuovo, inutile, conflitto armato esploso tra Israele e la striscia di Gaza, si è verificato un piccolo evento, curioso e degno di nota. Una frivolezza. Diversi personaggi, differentemente famosi e conosciuti, hanno pubblicato su alcuni loro profili social dei messaggi di supporto verso la Palestina e i Palestinesi. Dopo poco però, i post sono stati rimossi. Nessuno ha lasciato i messaggi. Postati e cancellati. Perché?

Le risposte possono essere molteplici. A quanto pare, questi messaggi hanno fatto incazzare diversi fan, per questo i vari artisti si sono visti costretti a rimuoverli. Di per se sembra logico, ma è un esempio lampante di massificazione, oltre che di ignoranza collettiva, ed anche di poca educazione. Vorrei dire anche poca coerenza, ma stiamo sempre parlando di figure che della coerenza se ne fanno ben poco.

In un mondo dove tutti parlano di libertà di opinione, e si appellano a questo diritto per dire stronzate o per insultarti, in pochi usano davvero questa grande conquista per diffondere un proprio pensiero o una propria idea. Si ha paura ad essere davvero onesti. E se è difficile esserlo per noi, comuni mortali, pensate un po’ agli idoli moderni. Loro hanno dei fan, e non possono andarci contro. Ed oltre ai fan, hanno anche dei datori di lavoro, che sono impiegati per questa o quella compagnia, alle quali non farebbero di certo piacere determinate affermazioni.

Dov’è la massificazione?

Questo particolare è insito in ognuno di noi. Nella vita ci si schiera, inevitabilmente, almeno una volta. Ci si può schierare dalla parte che si ritiene giusta, verso il nostro lavoro, la nostra famiglia, gli amici. E non sempre ci si schiera per quello che davvero si crede. E’ normale. Ma la massificazione è un passo avanti a tutto ciò. E quando ci si schiera dalla parte di un’idea o di un concetto che non si ha chiari. Ecco così che ci viene spiegato il siparietto visto in questi giorni: c’è una star che sa poco del medio-oriente, ma è influenzata da un tipo di pensiero, quindi posta a favore della Palestina, che però collettivamente viene fatta passare come il nemico, il male, e quindi la gente, i fan, pesantemente massificati anche questi, attaccano il personaggio famoso costringendolo ad una ritirata.

Di fatto, è un esempio lampante di una frase detta spesso, ma poco compresa: diventi ciò che vogliono loro. A costo delle tue idee e opinioni, per quanto possano essere frivole.

Ora, il conflitto armato è una brutta rogna. Tra Hamas e Netanyahu, scegliere non saprei. Tuttavia, anche in questo caso, la massificazione si è invertita: fino a pochi anni fa, erano in molti ad essere convinti che Israele stesse sbagliando, mentre oggi è l’opposto, si pensa, generalmente, che Israele stia facendo bene. Complice un pesante anti-islamismo molto diffuso, ed un pesante veicolamento di informazioni, lo stato di Israele si è pulito la coscenza, e continua la sua opera di conquista a suon di difesa e protezione. “Hanno iniziato loro!“. Lo scaricabarile che dovremmo avere imparato tutti a riconoscere (ed evitare).

La massificazione agisce in modo subdolo: ti fa sentire parte di un insieme, grande e forte, e quindi necessariamente nel giusto. Se lo pensano tutti, è giusto per forza. A questo pensiero dominante, o ci si adegua o lo si contrasta. Purtroppo però, non lo si cambia, almeno finché l’attenzione della massa non si sarà spostata su altro. E’ una triste lezione che dobbiamo imparare dal nostro passato recente.

In sostanza, hai un personaggio famoso che, anche se vuole esprimere un suo pensiero, in questo caso importante e su un tema caldo, non lo può fare. Non perché non sia libero di farlo, ma perché è vincolato da determinati limiti. C’è anche l’aspetto economico da guardare, perché nel freddo mondo capitalista si pensa che si possano perdere fan per un tweet sulla Palestina. Ah, il progresso.

Dov’è l’ignoranza collettiva?

Se poco sopra ho parlato della situazione, ora è bene parlare del mezzo con il quale si crea la massificazione: la comunicazione. Che siano tg, giornali o webzine, ci sono dei pensieri dominanti ovunque. Opinioni, certo, ma anche false verità. Potrei citare un’infinità di eventi raccontati in malafede dai cronisti alla popolazione, ma ora come ora passerei come complottista. E questo è un altro discorso.

L’ignoranza collettiva nasce quando delle opinioni (spesso deboli) vengono veicolate a chi non ha un quadro preciso di una situazione. Spesso però, sopratutto ultimamente, queste opinioni vengono confuse come verità, e dunque sono diffuse ancora più massivamente. Un esempio? Alcuni comunicati omofobici dove si parla di naturalità. Un concetto del quale ognuno può avere un’interpretazione diversa, ma che viene fatto passare come base astratta per un ragionamento inconsistente. Se non è naturale, non è giusto. Dopo questo passaggio, inizia la massificazione, ma prima c’è bisogno di chi inneschi la scintilla.

In un clima riposato e distaccato da certi eventi, è facile avere una visione incompleta di una situazione. Si hanno delle fonti, e se il TG1 dice “operazione di difesa“, vuol dire che fanno bene. Se mi aggredissero, io mi difenderei. Logico. Il meccanismo è sostanzialmente questo, una serie di eventi alla portata di tutti, apparentemente logici. Aggiungici un pizzico di ignoranza storica, ed il piatto è pronto. Esatto, ignoranza storica, sopratutto perché non gli viene dedicata la giusta attenzione. Prendete la situazione in Libia. È successo un bel casino, e Gheddafi all’improvviso è diventato cattivo. Dopo anni e anni che stava li, è stato deciso che non era (più) buono, ma che era cattivo. La massa è stata veicolata, con parole come tiranno e dittatore, fino a giustificare i bombardamenti, la guerriglia e… basta. Del caos che c’è nel paese da qualche anno a questa parte, poco ci importa. Perché in fondo non sappiamo nulla della Libia, e poco ci interessa.

L’importante, all’epoca, era veicolare la massa affinché giustificasse l’operazione, la ritenesse giusta e corretta, quasi un dovere.

Lo stesso oggi fa Israele: l’IDF pubblica immagini su twitter, chiedendoti cosa avresti fatto. Fa propaganda. Cerca di dirti “io non vorrei farlo, ma devo” (o, più realisticamente, meglio loro che noi). Si trova nella posizione dei vip di cui ho parlato sopra, ma al contrario: non è un fruitore passivo della vicenda, ma un elemento attivo e principale degli scontri. Ed i suoi fan sono contenti di quello che dice, perché lo trovano giusto, logico, doveroso. In più, è un organo ufficiale, quindi ha una credibilità maggiore di un giornalista o di un reporter.

La storia tra Israele e la Palestina è ricca di alti e bassi. Sebbene sia (più o meno) storia recente, è complessa ed articolata. Non si può ridurre ad un hashtag. Si può non comprendere quello che successe tempo fa, ma non si può ignorare quello che succede oggi. Israele è considerata nel giusto, ma non lo é. E, di questo passo, non lo sarà mai.

Dov’è la poca educazione?

Dopo aver ricevuto un messaggio veicolato su un argomento poco conosciuto, cosa può nascere, se non la presunzione di sapere tutto quello che c’è da sapere? E’ così, ed i leoni da tastiera sono tanti. Da entrambi i lati. Da una parte hai quelli che “ti fai il vaccino e ti mettono un chip sottopelle“, dall’altra quelli che “cazzone di merda sta roba non esiste fatti una vita“, quando i chip sottopelle sono realtà, esistono e vengono sperimentati davvero su degli essere umani. Esistono anche tegnologie meno invasive, ma è un altro discorso. In questo caso, è un po’ come la leggenda con il fondo di verità: si parla di una cosa che esiste davvero, ma senza concepirla, e dunque sfociando nella più becera massificazione, causata da opinioni ignoranti sull’argomento. Il cerchio è chiuso!

Succede dunque che esprimere un’opinione diversa non sia sinonimo di confronto, ma di ignoranza. Pensate ai tanti che gridano che Renzi non è stato eletto, senza sapere come si vota il presidente del consiglio del proprio paese. E se tu provi a spiegarli che esiste un articolo della costituzione (il 92), sei un asservito al potere che non vuole la rivoluzione. Quindi, chi è davvero ignorante in materia passa sopra chi ne capisce, perché la massa lo pone in maggioranza. Il pensiero facile da capire si diffonde molto più rapidamente di quello ragionato, appunto perché è facile, e quindi sembra logico. Ma la politica è un tema caldo da sempre, e sempre lo sarà.

Che succede quindi nelle situazioni più gravi, come il conflitto di questi giorni? La stessa cosa. La massa ti dirà “Israele si sta difendendo, fa bene“, e se tu gli proverai a chiedere informazioni, non ne riceverai, perché “se fa bene fa bene, punto“. Anzi, i più eruditi ti parleranno di roof knocking, sms e volantini per avvisare la popolazione, ma nessuno ti parlerà degli anni di carcere che si fanno i giovani Israeliani che disertano la leva, o delle incarcerazioni preventive, o del profondo nazionalismo violento presente nello stato. Quello non importa. Ma ti giustificheranno l’attacco verso Gaza con il fatto che “sono loro i cattivi“, che “sono arretrati“, che “non vogliono evolversi” o che “sono fondamentalisti“. Nessuno ti dirà che lottano da anni contro un nemico che non possono vincere, appunto perché Israele si è via via lavato la coscienza. La loro lotta si è trasformata in insubordinazione, ingratitudine per alcuni.

Ed ecco la fine di tutto: il pensiero ufficiale (dunque giusto) dice che Israele ha ragione a fare questa dolorosa invasione di terra. Chi non lo pensa, è un pazzo, un ignorante, un cretino, un islamico kamikaze che mutila donne e gli impone il velo. Detta così, semplicemente, chiunque capirebbe che è una stronzata. Eppure, l’hanno talmente riempita di storie, eventi, particolari, che il concetto puro è andato perso.

E si stravolge anche il concetto di massa, che non è più una forza popolare di sovversione, ma una massa asservita alle idee veicolate da qualcuno. Quelle che devono passare come giuste, ufficiali, veritiere.

Detto questo, traiamo due somme. A New York si fanno manifestazioni Pro-Israele in piazza, mentre sui quotidiani online si parla del povero militare Israeliano morto, che era bravo a suonare il violino. A San Francisco si manifesta a favore della Palestina, ma sai com’é, quelli sono fricchettoni. In Italia c’è un 50/50. Da una parte si sfocia nel paragone “Ebrei e Nazisti“, dall’altra nel più misero “Si devono difendere“. E tutta la storia recente? L’OLAP? Arafat? Piombo Fuso? La guerra dei 6 Giorni? Quella del Kippur? E Sabra e Shatila? La nascita di Hamas?

Nulla. In molti sanno poco o nulla, e poco comprendono del mondo Arabo, e del conflitto Arabo-Israeliano o Israeliano-Palestinese. Poco comprendono di storia, e del perché sia nato uno stato, fortemente voluto, che si ostenta a dichiararsi “unica democrazia riuscita del medio oriente“. Aggiungendoci anche il fattore religioso, di terra promessa e quant’altro, il gioco è presto fatto.

Lo stato di Israele si sta impegnando molto per pulirsi la faccia. E in parte c’è riuscito. Non esiste voce prestigiosa e ufficiale che vada contro il suo operato, proprio perché il suo operato è quello giusto . Non esiste un famoso attore che ti dirà “Israele sbaglia“. Al massimo ti diranno che la guerra è brutta, che è dolorosa, i bambini ecc., ma l’operato di Israele è, in qualche modo doveroso.

A dire che Israele sbaglia, tocca a noi, piccole voci fuori dal coro. Come ci tocca ricordare che Israele (e chi lo supporta) si sta rendendo complice del più grande massacro moderno, senza contare gli estremisti che godono all’idea di pulizia etnica, o gli strateghi che non aspettano altro di ultimare la conquista territoriale. Il territorio Palestinese è oppresso da Israele come il Tibet è oppresso dalla Cina. E mentre tutti corrono a puntare il dito contro quei pazzi Russi che abbattono aerei e invadono altri stati (cose mai provate, ma fatte passare per vere e ovvie), nessuno punta il dito contro il bombardamento indiscriminato di scuole, moschee, ospedali e centrali elettriche.

Dall’altra parte, è doveroso spiegare che Hamas è un’organizzazione criminale. Indifendibile, sia nella sua forma che nella sua concezione. Tuttavia, Hamas resta e rimarrà sempre il frutto di un’oppressione a suon di bombe e proiettili. Non mi stancherò mai di ripetere che, da un territorio in guerra da decenni, di certo non crescono cittadini modello. Hamas è un prodotto di Israele e delle sue politiche.

Il conflitto ormai è troppo distaccato dal concetto storico. Ormai si combatte per distruggere il nemico.

Un’ultima nota, e concludo. A quanti interessa sapere che Rihanna è a favore dei Palestinesi? Forse a qualcuno, ma non alla maggior parte dei suoi follower. Quella parte (la maggioranza) vuole solo nuovi video soft porno, con sculazzate e ammiccate lesbo ovunque e su qualunque cosa. Anche lei è un prodotto, è come tale non può distaccarsi tanto dalla sua linea di produzione. Il suo pensiero, per quanto possa essere frivolo, non è più importante del suo culo. Anche questo è un distacco: voglio vedere e sentire solo quello con cui sono d’accordo, che mi piace, mi interessa.

Pensare e ragionare non è più di moda. E si vede.