Discriminazioni indiscriminate

La Madonna delle Grazie (foto via CN24TV)

Ci risiamo. E’ successo di nuovo: durante una processione religiosa, l’immagine della Madonna di turno si è fermata di fronte alla casa del boss di turno. Un inchino, una pausa di qualche secondo, e poi si riparte. Un dovere. I fedeli seguono il quadro, e quindi si fermano quando questo si ferma. Succede spesso, qui al Sud, e chi si interessa a questa terra lo sa bene. Questa volta però, qualcosa è andata diversamente, tant’é che l’avvenimento si è ritrovato su tutti i quotidiani, locali e nazionali.

Dei Carabinieri non hanno accettato la pausa presso la casa del boss, e si sono allontanati dalla manifestazione. Hanno dunque iniziato a filmare l’inchino, per documentare il tutto. Si è proceduto (dopo la manifestazione) con l’identificazione di tutte le persone che hanno preso parte al rito, e tutto ciò è finito in una informativa consegnata alla Procura di Palmi. In parole povere? Per la prima volta il fatto è stato documentato e segnalato. Dopo tutto questo casino, c’è chi prende le distanze dall’accaduto, sindaco e parroco compreso. Intanto, la DDA ha iniziato ad investigare.

Vorrei fare il pignolo, e parlare della santa. Ma forse è meglio capire che queste cose succedono per via dei poteri attribuiti, da una data comunità, a determinate persone e determinate figure. Perché la Madonna di Capo Colonna si ferma (fa l’inchino) al cimitero? Semplicemente, per commemorare i defunti. E all’ospedale? Per onorare i malati, e magari graziarli. Questa effige può inchinarsi anche a casa del sindaco, o a casa di chiunque altro, in segno di benedizione. Così è successo anche a casa del boss.

Ora, le reazioni sono state le più disparate. Per lo più, tutte simili. Si è pensato subito a discriminare, in modo indiscriminato, prima la chiesa, poi i preti, poi la religione, poi i calabresi, poi la calabria, poi il meridione. Una escalation di ignoranza, innescata da un gesto conosciuto, riconosciuto e tollerato. Un gesto, tutto sommato, privo di importanza.

Tirando due somme, si è denotato un accanimento particolare su due elementi: la Religione e i Calabresi. Da una parte, le accuse di servilismo da parte della chiesa cattolica, dell’omertà dei preti, fino ad arrivare ai più generici attacchi alla religione in se. Dall’altra, i classici ritornelli sui Calabresi, arretrati, rozzi, incivili. Accuse aggravate dopo le stupide affermazioni di un parroco, che ha invitato i fedeli a schiaffeggiare un giornalista (che, ad onor del vero, sel’é anche un po’ cercata), e da una folla di fedeli infastiditi da queste presenze inquisitrici. In tutto ciò, lo stesso vescovo della regione ha affermato che le processioni andrebbero fermate, per poi ritrattare, dicendo che andrebbero fermate per un po’. Insomma, un bel casino. Durata totale: 2 giorni

Io non sono religioso, ne tantomeno cattolico. Tuttavia, non ci vuole un genio per capire che la colpa non è imputabile alla religione in se, ma sostanzialmente ai vari esponenti religiosi, come il prete che ha autorizzato l’inchino. In quel momento, è lui la massima carica. È bene chiarire questo punto, perché in molti hanno commentato contro i portantini, senza tener conto che questi o hanno tappe predefinite o si fermano sul momento in base all’autorizzazione. Ovviamente, potrebbero anche fermarsi in modo arbitrario e senza permesso. Questo stop è rispetatto quindi per tutto il corteo, ed i fedeli, volenti o nolenti, nel corteo si trovano. Qualcuno ha detto “Potevano allontanarsi” o “Potevano andare avanti“: è assolutamente vero, come hanno dimostrato i Carabinieri. Volendo essere pignoli, allontanarsi in generale dal corteo religioso è visto come un gesto negativo, da non fare. In molti casi, con grandi cortei e seguito, spesso nemmeno si sa dove ci si ferma. Tuttavia, questo non mi sembra il caso. Riporto questi due aspetti solo per pignoleria.

Appurato che non si tratta di un fenomeno religioso, dovremmo chiederci allora perché si tratta di un fenomeno sociale. Sono i Calabresi ad essere storti? Forse. Dire si o no non corrisponderebbe al vero. Il problema però non è solo dei Calabresi, ma è un po’ di tutto il meridione. Spesso sono successi avvenimenti simili a questo, e spesso molto più eclatanti. Avvenimenti che sono molto più facili da spiegare di quanto si possa credere! Il legame religioso è forte, anche in una buona fetta delle nuove generazioni. Diverso dal passato, ma forte, presente. Andare contro la chiesa vuol dire andare contro Dio, e, ovviamente, non è una scelta saggia. Unendo questo fattore spirituale a quello più umano, ossia la quotidianità in un piccolo paese, dove tutti si conoscono, dove le persone importanti quelle sono e quelle restano, ne viene fuori un bell’inchino. Qualcuno potrebbe dire che questa è arretratezza, un retaggio del passato, una gestualità feudale. Sicuramente è un comportamento sbagliato (non verso di me, ma verso i credenti), ma è un comportamento che rispecchia in pieno la realtà moderna.

Questo inchino è una rappresentazione del mondo di oggi. Rappresentata alla Calabrese, in modo spicciolo, a mò di benedizione, di rispetto, di dovere. Tutti i poteri riuniti. Non puoi togliere la processione religiosa alla popolazione, e se questa dovesse scegliere se sopprimere l’evento o mantenere l’inchino, state pur certi che sceglierebbe la seconda opzione. Non è, in fondo, arretratezza. E’ piuttosto menefreghismo. Purtroppo, gli stereotipi sull’onorata società, sul baciamo le mani e così via hanno generato mostri enormi. Qualcuno è arrivato ad affermare che tutto il paese ha resto omaggio al boss! Nulla di più falso, fazioso e ignorante. Il paese si è fermato dove si è fermato il quadro. E si, sapevano che li abita il “boss”, un anziano esponente di una ndrina condannato per estorsioni, ma la popolazione, semplicemente, seguiva la processione.

Certo, dal lato del boss tutto cambia. Il paese che si ferma sotto di me, che mi rende onore, amici e nemici da sotto casa mia devono passare! Ma… sebbene questi pensieri siano ancora presenti in molte teste, è facile rendersi conto di quanto siano infondati. Questo concetto ha un valore solo se rapportato nei termini di una società malavitosa: al singolo cittadino non gliene può fregar di meno. Il gioco ha importanza perché gli si attribuisce importanza! E se il sindaco, con tanto di fascia tricolore, si ferma assieme a parroco e popolazione, sembra, a tutti gli effetti, una specie di sottomissione. Sono le figure importanti, dunque, a pregiudicare un intero paese.

Il problema di questo menefreghismo, da alcuni chiamato omertà, sta proprio nel fatto di volersi fare i fatti propri e basta. Questo è un grande, grandissimo problema della Calabria. Accettare passivamente un comportamento che non si tollera. Perché di questo si tratta, in fondo. Accettarlo consapevoli che poi sarà Dio a fare giustizia, o accettarlo pensando che in fondo non sia così grave. E in fondo, per me, che credente non sono, questo connubio religione-criminalità non è una novità, ne tanto meno mi infastidisce. La chiesa, tramite i suoi esponenti, è collusa da anni (penso si possa dire anche secoli) con il crimine. Nei piccoli centri, questa collusione è più evidente che altrove, per ovvi motivi. Eppure, questa mancanza di valore, puramente soggettiva, non è una giustificazione. In questi casi, purtroppo, c’è un asservimento abbastanza esplicito di una immagine che accomuna milioni di persone. Un accostamento grezzo, non necessario, ma tuttavia esistente. Un accostamento che, in quella piccola realtà, è norma.

Fermiamoci un attimo a pensare a tutte quelle volte che due cose, diametralmente opposte, sono state accomunate in modo forzato. Scopriremo che sono proprio le immagini religiose ad aver assunto dei significati piuttosto controversi, che si tratti di onorare un boss, di proteggere una gang di criminali, o una giustificazione per una guerra santa. Parliamo dell’eterno mix tra sacro e profano. Nulla di nuovo all’orizzonte, se non l’innata necessità dell’uomo di cercare (e trovare) consensi.

Di chi è la responsabilità di tutto ciò allora? Un po’ per uno: in mezzo ci vanno parroco, sindaco e, si, anche i cittadini. Che colpa hanno queste persone? Quella di sottomettersi ad un malavitoso? No. Quella di seguire una gestualità vecchia, e spesso controversa, come in questo caso. Non solo a livello religioso, ma anche sociale. Il problema in se, se non si fosse capito, non sta tanto nella processione e/o in una statua di gesso che si ferma presso un malavitoso, ma il contorno in cui accade il tutto. Un contorno fatto di persone che hanno imparato a convivere tra giusto e sbagliato, dove il confine è un po’ confuso. E questo menefreghismo, apatia, omertà, cosa genera? Dei personaggi che fanno a modo loro, e che si prendono la libertà di imporre determinate cose, che siano pizzi o inchini. Il meccanismo è lo stesso.

Ah, il giornalista minacciato! Volete sapere perché penso che un po’ se la sia cercata? Perché é inutile andare a filmare una messa. Un po’ come è inutile andare sotto casa di un omicida dopo due/tre giorni che è stato arrestato. I familiari non la prendono sempre bene. In questi casi, la tipica chiusura a riccio dei paesi è evidente, ed è del tutto normale. Si è andati a turbare una normalità già stravolta, generando delle reazioni non proprio moderate. Potremmo definirla come l’intrusione dopo lo svergognamento. Un girare il coltello nella piaga. E volendo essere sinceri, la presenza del giornalista non era proprio opportuna. Non si può pretendere che tutti capiscano un avvenimento in modo immediato e lampante. D’altra parte, la reazione del parroco è stata eccessiva, in quanto si sarebbe potuto avvalere del canonico religioso silenzio.

In soldoni, si è amplificato un caso senza partire dalla realtà sociale e culturale di un territorio. Senza tenere conto di molti aspetti della quotidianità del profondo sud. In fondo, è molto più facile sparare a zero piuttosto che capire il perché determinate cose accadano. E certo, non è un evento giustificabile questo inchino, ma, come detto prima, ha un significato ed un valore che varia in modo estremamente soggettivo. Può voler dire tutto, ma anche non voler dire nulla. Per me, non vuol dire nulla. Per i fedeli, i lavoratori onesti, i giovani, vuol dire qualcosa? Bene. La palla passa a loro. Sarà compito di tutti costruire una società migliore, e superare determinate barriere. Come fare? Le strade intraprendibili sono diverse. Ad ognuno la sua.

Clientelismo, nepotismo, servilismo… piaghe che in tutta Italia conosciamo bene. Che sia a Oppido, a Petilia o a Vibo, qualcuno cerca di strumentalizzare eventi religiosi con il proprio business. Con la propria potenza, influenza. Nei piccoli paesi, queste forze sono molto più potenti che nelle città. Lo Stato non aiuta, o per lo meno aiuta sempre e solo dopo gli avvenimenti (e non a tutti). In un clima di abbandono, di degrado, ma anche di ignoranza e, dunque, di paura, succedono certe cose. Come detto sopra, questa è una rappresentazione estremamente semplice di un meccanismo abbastanza complesso e collaudato, da tutte le società del mondo. Presente di pari modo un po’ ovunque.

Per concludere: oggi come ieri piegare la testa è un atto “normale”. In Calabria lo è ancora verso dei personaggi ritenuti controversi, e per tanto è un gesto da condannare. Mi sento dire che sono “arretrato”, quando poi mi rendo conto che lo stesso meccanismo è presente ovunque. È anche questo un compromesso: così come si piega la testa per un lavoro, lo si fa anche per la tranquillità. In entrambi i casi, sono delle forzature che andrebbero estirpate dalla nostra società. Ma a sentir parlare di tangenti, appalti, gare, soldi… capisci che il problema non è proprio la processione. È tutto l’ingranaggio ad essere arretrato, ma finché c’è un capro espiatorio, ben venga.

Potremmo eliminare le processioni, e qualcuno organizzerebbe delle sagre. Potremmo bandire le sagre, e tutto si svolgerebbe nella più totale copertura. Questo giusto per far capire che, con inchino o senza, il problema resta li. Fermo, pargheggiato in casa. In questo modo, si otterrebbe solo un inutile “Occhio non vede, cuore non duole“, quando invece il male si cura dalla radice. Solo quando avremo estirpato una brutta abitudine, in modo definitivo, potremo dire di aver fatto un passo avanti. Finché il fondo rimane sporco, anche il contorno sarà da pulire. Queste sono brutte abitudini, che non spariranno mai prima di altre vecchie brutte abitudini, tipo quella di svegliarsi la mattina per chiedere dei soldi ogni tot.

Credo che questi eventi siano importanti, e che debbano succedere, di tanto in tanto, per mantenere viva l’attenzione su come eravamo e come stiamo diventando. Non credo che quando (e se) sarò adulto vedremo ancora queste cose, anche se so che il processo di cambiamento partito negli anni passati è ancora agli inizi.

È lento, ma procede, in modo costante e inesorabile.