This is England (2006)

LaEffe sta portando una serie di bei film in televisione, mezzo che spesso ci abbandona alle più misere demenze. E lo sta facendo con grande stile, portando titoli poco noti ma decisamente importanti. This is England è un esempio perfetto, che va a nozze non solo con la serie di film scelti, ma è utilissimo anche per raccontare una piaga che ancora oggi affligge buona parte dei paesi Europei: l’intolleranza.

L’ambientazione è degna di un buon film drammatico, così come il contesto. Ci troviamo nell’Inghilterra degli anni ’80, nel pieno delle rivoluzioni sociali ed economiche del paese. Come elementi controculturali raggiungono l’apice gli Skinhead, giovani disillusi ed abbandonati a loro stessi, come nel film si riesce a mostrare magnificamente. Il protagonista del film è un dodicenne, Shaun, che dopo la morte del padre, militare che perse la vita durante la guerra delle Malvinas (da qualcuno dette Falkland), entra in contatto con questa realtà estremista.

Il salto è breve. La rabbia del ragazzo viene convertita in odio, canalizzato, ovviamente, contro “gli stranieri“. Sono loro che arrivano in Inghilterra a rubare il lavoro a tantissimi onesti giovani Inglesi. Sono loro che non pagano le tasse, che disobbediscono. Anche la morte del padre viene strumentalizzata, fatta passare come morte inutile, morte che in qualche modo il giovane avrebbe dovuto riscattare. Per l’onore. E come fare, se non arruolandosi negli skinhead? Per combattere gli invasori, e ridare agli Inglesi ciò che è degli Inglesi.

Il giovane Shaun, galvanizzato, non ci pensa due volte. Ma il salto, anche in questo caso, è breve. Il sogno si infrange dopo un’aggressione, da parte del suo amico skinhead, ad un suo amico Jamaicano. Aggressione giustificata dal fatto che è “negro e fortunato“. Il vetro si infrange, e lo stesso giovane Shaun a capire che quello non è il modo corretto di affrontare le cose.

Perché é un film da vedere? Perché ancora oggi questi pensieri, storicamente sbagliati e falsi, serpeggiano tra la gente. Anziani, adulti, giovani e ragazzini. Frasi come “Sti zingari li brucerei tutti” penso che le abbiamo sentite tutti, almeno una volta nella vita. In Italia abbiamo parlamentari che associano la Kyenge ad un orango, ed in fondo l’evento non ha ripercussioni, che tanto è negra per davvero. Ed i nazionalismi, oggi, sono veramente un assurdo. Elementi che la storia (e la civiltà) dovrebbero aver eliminato in modo inequivocabile, eppure sono ancora focolai ben alimentati.

Quando il ragazzino lancia la bandiera crociata in mare, non sta rifiutando il suo paese, la sua patria, la sua nazione. No. Sta rifiutando ciò che quella bandiera rappresenta, le idee sbagliate e assurde che ha propagandato. Un taglio netto con il passato. Che in fondo, è quello che avremmo dovuto fare anche noi, già da diverso tempo.

Un film che vale assolutamente la pena di vedere.