Detachment – Il Distacco (2012)

Non l’avevo mai sentito prima, ne tantomeno avevo un’idea sul genere, sulla trama, sul tema. Ho visto solo una pubblicità, su LaEffe, ed ho pensato che solo per il titolo valesse la pena vederlo. E l’ho pensata bene.

Un film abbastanza riflessivo, comune, applicabile in molti contesti quotidiani. Parla della vita di un supplente che viene assegnato ad una scuola di “ragazzi difficili“. Questo però, a differenza degli altri insegnanti oramai scoraggiati, si pone diversamente verso gli studenti, interrompendo quel meccanismo di rassegnazione presente anche nelle loro menti. Fin qui sembrerebbe un classico film, di quelli che ne abbiamo visti a decine. Ma c’è di più.

Nonostante il triste passato dell’insegnante, questo riesce ad apportare dei cambiamenti in una società, quella intorno a lui, che va a puttane. Stimola i suoi studenti, impedisce ad una giovane ragazza di prostituirsi… ma con i suoi colleghi non c’è verso. Questi rimangono immobili, paiono vaccinati da ogni sorta di novità. La figura del supplente, sostanzialmente, incarna l’idea proprio del cambiamento, concetto che appunto lo distacca dai suoi simili (gli insegnanti) ma fa presa sui ragazzi. Questa sua immagine sarà percepita principalmente da tre donne, che nel corso del film si innamoreranno di lui. Queste, sostanzialmente, cambiano la loro vita: la ragazzina smette di prostituirsi, l’insegnante capisce di sbagliarsi a giudicare in fretta e l’alunna.. si suicida. La forma più estrema di cambiamento, o comunque di distacco.

Vedendolo, si può pensare ad un film banale. Un concetto trito e ritrito. Un film palloso. Sostanzialmente, nonostante le argomentazioni effettivamente discusse più e più volte, il messaggio del film è chiaro e semplice. Nonostante le difficoltà del suo passato, Henry riesce a dare ancora qualcosa al mondo, nonostante il suo marginale ruolo di supplente, una figura che (come lui stesso pensa) non serve ad altro se non a tappare buchi. Insomma, un modo come un altro per dire che chiunque di noi può contribuire a costruire una società migliore.

Il tutto indipendentemente dal nostro passato. Questo, nella figura del protagonista, ha un peso non indifferente, quasi come a dire che uno, prima di arrivare a capire certe cose, ne deve passare di cotte e di crude. Nonostante la morte precoce della madre, ed il “peso” del nonno morente, il giovane supplente si distacca completamente dagli eventi, riuscendo ad essere una figura di riferimento, imponendosi nel contesto nonostante il suo ruolo marginale.

Un film semplice e complesso allo stesso tempo. Ottima ambientazione, buone riprese e sceneggiature. Anche le immagini nel film sono ben incastonate al contesto, e riescono a rispecchiare una realtà senza filtri, con un tocco noire. Nulla di che, ma merita di essere visto.