Informazioni (volutamente?) sbagliate

Non è la prima volta che noto una certa faziosità negli articoli del Corriere della Sera. Non parlo della solita faziosità politica, ma di faziosità ideologica. Ben al di sopra della politica. E questa volta, con mio stupore, si è intrapresa una campagna anti-chavista, sfruttando le recenti proteste in Venezuela.

Premetto subito una cosa: non starò qui a difendere strenuamente Maduro. Non sono un di quelli pronti, con la spada sguainata, a parlare senza se e senza ma. La risposta di Maduro e del suo governo alle proteste di questi giorni è stata veramente vergognosa, indegna. Non starò qui a discutere dell’aspetto politico, del fatto che Maduro sia un “compagno” (il solo nazionalismo di sinistra che promuove lo esclude a priori dal rientrare in questa categoria), un sigaro cubano, o una marionetta. In questo discorso, non centra.

Sul corriere è comparso un video, di circa 4 minuti, dal titolo “Venezuela, a San Cristobal la città che resiste al chavismo“. Se non volete vedere il video, vengono mostrate delle immagini riprese dalla città di San Cristobal, dove sono iniziate le proteste ad inizio Febbraio, dove la popolazione di un quartiere ha creato delle barricate per bloccare il traffico e controllare il passaggio delle auto. Questa gente protesta contro l’attuale governo, ritenuto incapace e corrotto.

E allora, perché si parla di anti-chavismo? Cosa centra la figura di Chavez in tutto ciò? Meno di quel che si può pensare.

Qualcuno potrà pensare “Centra perché è stato lui ad iniziare questa politica“. In realtà questa è una mezza verità, nel senso che sicuramente è stata la figura di Chavez ad avviare una serie di riforme nel paese. Tuttavia, il fatto che la popolazione protesti contro l’attuale governo, contro il presidente Maduro, contro l’attuale forma di potere, rende il concetto molto più semplice da inquadrare.

Il Venezuela è sempre stato abbastanza diviso su questo settore. Chavez vinse sempre le elezioni con circa il 60% dei voti, che è sicuramente una maggioranza, ma, vista al contrario, indica un 40% di popolazione contraria. In Venezuela sono circa 29 mln di abitanti, quindi abbiamo quasi 12 mln di contrari. Il sentimento avverso al socialismo si collega a più fattori, primo fra tutti la presunta perdita di ricchezza. Questo è un punto forte, in ogni paese del mondo, che viene puntualmente sganciato su ogni sorta di politica “non allineata“, non necessariamente “di sinistra“. Ma nel Venezuela, dati i grandi giacimenti di petrolio, il discorso assume una piega diversa.

Le proteste contro Chavez si manifestarono sin da quando questo venne eletto. Vennero iniziate da studenti, imprenditori, lavoratori del settore pretrolifero. Nonostante le proteste, e nonostante un golpe, Chavez venne sempre rieletto, e continuò a governare fino all’anno scorso (2013), quando morì a causa di un cancro.

Questo serve per inquadrare la situazione. Indipendentemente dal contesto politico e sociale, l’avversione a Chavez e al Socialismo è una cosa nota nel paese dalla fine degli anni ’90. Credo che sia piuttosto ovvio il fatto che ora, nelle proteste, si siano uniti anche gli oppositori storici. Maduro, sostanzialmente, è un diretto successore, già nominato dallo stesso Chavez prima di morire. Nonostante il breve lasso di tempo, Maduro vinse per un soffio: appena il 50,7% di preferenze. Un calo non da poco. Avere circa la metà della popolazione (più o meno 14,5 mln di persone) che ti vota contro, può voler dire o che gli stai antipatico, o che non prendi bene come il vecchio presidente, o che il vecchio sistema ha fallito.

Arriviamo ora al video. San Cristobal è una città di periferia, nel sud-ovest del paese, al confine con la Colombia. Il giornalista mostra un quartiere desolato (la città alta), con strade bloccate da barricate per impedire il passaggio, tutti i negozi chiusi. A detta dello stesso giornalista, ci troviamo in un quartiere abitato principalmente da persone appartenenti alla classe media, definiti benestanti. Sembrano dettagli irrilevanti, ma non sono assolutamente di poco conto.

Parla una signora, e dice: “siamo stufi dell’incapacità e della corruzione di questo governo“, e anche “cercare il confronto non serve più, non crediamo più a niente“. Frasi simili, che potrebbero uscire anche dalla bocca di qualche Italiano. Ma, tornando alle parole della signora, è subito chiara una cosa: questa è incazzata con l’attuale governo. San Cristobal, come tutte le grandi città del Venezuela, ha beneficiato di diversi miglioramenti negli ultimi anni. A guardarla dall’alto (non vivendoci), sembra decisamente una buona città: centri commerciali, ristoranti, bar e fast food (McDonald’s compresi) sono molto presenti, sopratutto nel centro cittadino dove si possono vedere quasi ad ogni angolo. Dispone di diverse università, parchi, stadi (per calcio e baseball), ed anche una piscina olimpionica! Ci si può arrivare con l’aereo, o si può prendere l’autostrada.

Questa panoramica è importante, per più motivi. Innanzitutto, parliamo di una città sopra la media, e basandosi su questi aspetti (considerati oggi importanti) non voglio dire che sia una città “ricca”, ma si può tranquillamente affermare che l’economia non sia ferma. Si posiziona, senza troppi problemi, al di sopra di una buona parte delle città dell’Italia. In secondo luogo, si può desumere che queste strutture non siano cresciute in un giorno. Questo vuol dire che la città, nel corso degli anni, bene o male è stata mantenuta, e che probabilmente sia stata dotata di strutture che prima non c’erano.

Attenzione, questo non vuole essere un “visto che il socialismo funziona?“, ne tantomeno un “in Venezuela stanno tutti bene“. Non bisogna mai fare di tutta l’erba un fascio, ne trarre conclusioni affrettate. Tuttavia, bisogna riconoscere che il Venezuela, come paese, negli ultimi anni è migliorato rispetto al passato. Il suo stampo socialista è secondario all’economia, alla vendita del petrolio, che viene acquistato principalmente dagli USA. Ed è la vendita del petrolio, sostanzialmente, che permette al paese di andare avanti. Grazie a delle particolari politiche, Chavez e il suo governo, volenti o nolenti, ha contribuito negli ultimi 15 anni a migliorare la condizione del proprio paese, con i suoi pro ed i suoi contro. Come ogni altro governo al mondo. Per maggiori informazioni a riguardo, si possono consultare le diverse pagine su internet.

In realtà, le prime forme di “crisi” sono venute fuori già tra Settembre/Ottobre 2013, quando tutti i giornali riportarono la curiosa notizia di carenza di carta igienica in tutto il Venezuela. Ora, sta uscendo fuori che scarseggia il cibo, che questo viene razionalizzato, che al supermercato si fanno 4 o 5 ore di fila per i beni di prima necessità. La situazione descritta è grave, anche se verosimilmente non rispecchia la realtà. Quasi sicuramente, la questione alimentare è stata ingigantita. A tale proposito, vi invito a leggere un interessante report, e a sapere che in questi giorni, a San Cristòbal, è stato festeggiato anche il carnevale.

Dulcisi in fundo, tiriamo due somme: non si può parlare di anti-chavismo, ma di avversione al socialismo. I dati parlano chiaro, ed il Venezuela, dal 1999 ad oggi, è andato, sostanzialmente a migliorare. Volenti o nolenti. Non è una questione di socialismo, ma semplicemente è stata una buona organizzazione di più fattori. La classe media, quella più agiata, è stata, è, e sempre sarà contro ogni forma di collettivismo (vedi le presunte proteste al grido di “potremmo stare meglio“), in ogni paese del mondo. La classe meno agiata invece, sarà sempre (più o meno) a supporto di queste teorie e di chi le rispecchia.

Ma allora, contro chi protestano in Venezuela? Chi protesta? Perché? Sono tutti fascisti? No. Semplicemente, è la parte della popolazione che, da tempo, vuole cambiare sistema. Il Venezuela non è un paese del terzo mondo, non è una dittatura, non è un paese fascista. Riguardo le proteste, potete leggere quest’altro interessante report, decisamente migliore di ogni altro articolo di giornale, ma sempre da prendere con le pinze. Non vivendolo direttamente, il beneficio del dubbio resta.

L’aspetto grottesco di tutto ciò, è il comportamento del governo Maduro. Ormai, i video in rete si sprecano, e nonostante le numerose foto false diffuse nei primi momenti, la realtà è ora sotto gli occhi di tutti. Per chi conosce un minimo della vita quotidiana dell’America Latina, non sarà una novità vedere gli agenti dal grilletto facile, che sparano ad altezza uomo, che eseguono retate e blitz di una durezza e brutalità impressionante. Questo, nel sud america, è la norma. Come lo è la violenza nel paese, da sempre grave problema per tutti i governi che si sono susseguiti. Ma questa volta, il governo Venezuelano è andato oltre, censurando l’informazione, nascondendo gli avvenimenti. Insomma, si sta comportando nel peggiore dei modi, o per lo meno nel modo che dovrebbe combattere: da fascio. L’aspetto repressivo e violento balza subito agli occhi. La situazione si doveva affrontare diversamente, in questo modo la carne sul fuoco per i detrattori e i disinformatori (che non aspettano altro) è aumentata, permettendogli di forzare la mano. Come infatti è stato.

Personalmente, non ritengo il Venezuela un paese Socialista. Avrà delle politiche vicine a quella corrente, ma nulla di più. Definire Maduro un compagno è una forzatura bella e buona, sopratutto dopo gli avvenimenti di questi giorni. La figura di Hugo Chavez sta subendo un attacco, anzi, sta continuando a subire un’infangatura senza scrupoli, iniziata sin dal primo giorno da presidente. E’ triste vedere che l’uomo, sopraffatto dagli eventi, dia conto al momento in se e non al complesso. Che in questo caso, è formato da anni e anni di governo. Il popolo Venezuelano è libero di protestare, ci mancherebbe altro, ma noi, osservatori dall’altra parte del mondo, quanto meno dovremmo essere in grado di riportare la realtà dei fatti, ossia una protesta con un governo, non contro Chavez.

Non capire aumenta la possibilità di farsi prendere in giro. E questo è un altro grande fascio dei giorni nostri.