Una lezione amara

In molti forum dedicati alle distro Linux resiste una leggenda. Una leggenda che ho sempre visto come fattibile, realizzabile. Eppure, mi rendo conto, oggi, che solo di leggenda si tratta. La storia è più o meno la stessa, e consiste nel dire che, sul momento di cambiare PC, chiunque può passare da Windows a Linux. Un cambio obbligato è sempre un cambio obbligato.

Il concetto è semplice, logico, effettivamente possibile. Tuttavia, non è verosimile. C’è un “collegamento storico” che spesso passa in secondo piano, ma in realtà è forse il fattore più rilevante di tutti. Ossia, il collegamento che una persona fa, nella sua mente, quando arriva il momento di cambiare definitivamente qualcosa. In qualche modo, chi più chi meno, siamo tutti collegati al nostro passato, alle nostre esperienze, e rispecchiamo questo collegamento nelle nostre scelte. Nella vita di tutti i giorni, ma anche nelle scelte più importanti.

Ho tentato, in casa, di recuperare dei PC con delle distro Linux, in diverse occasioni. Questi tentativi si sono sempre tradotti in un rifiuto del nuovo s.o., in preferenza del classico Windows Xp. Tanto di cappello. Inizialmente, alle classiche affermazioni come “è troppo diverso” o “non ci capisco niente“, non ho dato molto peso. Ho pensato che fosse giusto così, in fondo. Far cambiare un sistema, un modus operandi, mantenuto per anni e anni, non deve essere affatto facile.

Eppure, non avevo compreso, in quel momento, che il blocco non era causato dal cambio di s.o. in se, ma dalla “paura” di cambiare. E basta.

Perché dico questo? Per un motivo molto semplice. Dopo il trapasso di un vecchio notebook, i tempi erano maturi per acquistarne uno nuovo. Da qualche mese a questa parte, in commercio si trovano solo computer con Windows 8 preinstallato. Nonostante le titubanze, un Toshiba nuovo di pacca, con un bel Windows 8.1, è entrato ufficialmente a far parte del parco macchine domestico.

Li per lì, mi feci una risata. Voglio vedere mò che lo avviano la prima volta, mi sono detto. Chissà come ci restano, pensavo. Ed inizialmente, la reazione fù la stessa già vista durante l’esperienza con il pinguino. “Ma è tutto diverso! Non ci capisco nulla! Ma come si fa!? Che porcheria!“. Ma dopo qualche minuto di utilizzo, la scena cambia. Mi sarei aspettato una formattazione, per tornare quantomeno a Windows 7. Eppure, dopo qualche click, arriva un’affermazione che mi lascia un po’ così: “Dai, alla fine è sempre Windows, vedrai che ci troveremo bene“.

Sul momento, non ci ho pensato. E’ ovvio che, con un po’ di pratica, ci si può trovare bene con tutto! A meno che non si voglia la Luna nel pozzo. Con un po’ di pratica, si riesce a guidare un’auto che non ci piace. Si riesce a fare un buon caffè. Si riesce a fare un po’ di tutto, non in modo eccellente, ma in modo decente, corretto. Virtualmente, con un po’ di pratica siamo in grado di fare un po’ di tutto.

Qui però, subentra il “collegamento storico” che dicevo sopra. C’è una variabile nel discorso, e la variabile è che, anche se ha un vestito diverso, è sempre Windows. C’è un incentivo nell’utilizzo di una cosa già nota, anche astrattamente, rispetto ad una completamente sconosciuta. E’ una corsia preferenziale. E quando si ha un buon ricordo o una buona considerazione di un oggetto/servizo, si tende sempre a scegliere soluzioni simili, che sia una marca di scarpe, uno smartphone o una marca alimentare.

Nello specifico caso, non è stata la diversità visiva, apparente, del nuovo s.o. a spaventare i miei, ma la diversità concettuale. Questo Win8 è diverso, si vede, ma è sempre Windows. Quello, invece, non lo è. Tutto qui.

L’articolo non nasce con l’intento di creare flame o fanboy. Anzi, è l’esatto opposto, nasce come analisi di una situazione reale, possibile in più abitazioni, con soggetti diversi ma comunque ripetibile. Questo fattore egemonico è lo stesso che oggi vediamo nei fanboy, ma espresso in salsa diversa. Ci sono persone che non si sognerebbero minimamente di usare un comune lettore .mp3, e ci sono persone che non si sognerebbero mai di usare un iPod. Il tutto si basa su concetto Apple/non-Apple, indipendentemente dal resto. Volendo, possiamo applicare lo schema a chissà quante altre situazioni quotidiane.

Come al solito, non ci troviamo di fronte ad una carenza strutturale del s.o., ma solo ad una diffusa ignoranza generale. Ignoranza nel senso di altre possibilità, di alternative, diffusa sopratutto in due tipologie di persone: quelle “vecchie“, ancorate al loro classico sistema che si trovano così e basta , e quelle “nuove“, che per quanto giovani o atte alle nuove tecnologie si incanalano in un solo sistema e basta. Credo che in queste due categorie riuscirete a rivedere diverse vostre conoscenze.

La lezione è sempre la stessa, ed è sempre più amara. Non va avanti chi merita, ma chi vende. La competizione poi si concentra li, tra chi vende di più. Non è solo un discorso capitalistico, economico, ma anche un discorso di immagine. Si crea un archetipo, e nella società dell’immagine in cui viviamo è un elemento fondamentale. E si veicola tutto ciò che ne consegue. Compreso il concetto di cui parlavo sopra, la fiducia/affidabilità a priori.

Alla fine abbiamo un bel pc, nuovo, valido, bello. Per i compiti che dovrà svolgere è più che adeguato. I miei ci si trovano anche bene, ci si sono abituati, ovviamente. Ed io ho capito che affermare che Linux può tranquillamente sostituire Windows è falsa, almeno al 50%. Perché è vero che può, ma bisogna considerare anche chi non vuole questa sostituzione.

Allo stesso modo in cui si respinge uno spasimante, un venditore ambulante, un offerta via call center, si può respingere s.o.. Dire che è meglio non basta.