L’eterno cancro della SIAE

Tabella Aumento Tassa SIAE
Tabella con aumento dei costi (corriere.it)

Un articolo del Corriere della Sera ha scatenato un putiferio. Il titolo, effettivamente, ha fatto infuriare il popolo del web: la nuova tassa sui telefonini. In realtà, non è una nuova tassa, ma una ben nota, l’Equo Compenso. Al fine di essere più precisi, bisogna specificare che non è un aumento solo dei telefonini, ma di tutti i dispositivi in grado di memorizzare un qualsiasi contenuto digitale.

La logica perversa è questa: se comprate un hard disk, è possibile che lo utilizziate per salvarci sopra file scaricati illegalmente dal web. Quindi, la SIAE, che deve tutelare gli artisti e gli editori, mette una tassa “equa” (sebbene non detenga quasi nessun diritto oggi). Il discorso vale per tutto, lettori musicali, registratori, decoder, e qualunque oggetto elettronico abbia la possibilità di registrare e acquisire file digitali, su hard disk come su microsd.

Dando un rapido sguardo, il “geek” di turno penserà che i costi sono bassi, e che non meritano tutta questa considerazione. “Quanti smartphone comprate in un anno?“, dirà. Ovviamente, guardando il proprio piccolo non si riesce a capire l’impatto che avrà questa operazione su chi vende questi oggetti nel bel paese. I commercianti infatti, con questo continuo aumento di prezzo, non saranno più in grado di mantenere un profilo concorrenziale. E a dire il vero non lo sono già oggi, ed un buon internauta lo sa, in quanto si possono aquistare hard disk e memorie a prezzi decisamente più bassi da paesi come la Germania e l’Inghilterra. Ed in fondo, perché comprarlo in Italia, dal commerciante sotto casa, se ci risparmi più di 20€ con spedizione compresa?

D’altra parte, abbiamo chi con questi componenti ci lavora. E’ inutile negarlo, ogni pc domestico contiene qualcosa di scaricato, che sia un programma, un film, un gioco, un cd o una rivista. Ma pensate, per esempio, ad uno studio televisivo. O ad uno studio IT. Una server farm. Ma anche un call center. Un ente pubblico. Su vasta scala, è una spesa non indifferente! Che penalizza ogni attività, di ogni settore, che si vuole basare sull’informatica. Pensate di dover comprare 100 computer, e versare ben 732€ (stando alla tabella) solo in tasse.

Il problema è duplice, dato che riguarda acquirente e commerciante: Il primo cerca sempre il prezzo più basso, quindi è disposto ad ordinare un hard disk da dovunque pur di pagarlo di meno, mentre il secondo, che per campare deve vendere qualcosa, o vende tutto con margini bassissimi, o cercherà di restare a galla quando si tratterà di fare carte, in quanto non può reggere il confronto economico con un commerciante di un altro paese. E’ un ciclo, semplicemente, deleterio.

E’ anche vero che nel 2013 abbiamo avuto un boom di acquisti legati all’elettronica di consumo. Questo è dovuto al fatto che i prezzi sono calmierati (anche se in Italia sono sempre più alti), ed ai costi minimi delle tassazioni già vigenti. Ora, oltre al cambio e all’IVA, se volete farvi lo smartphone nuovo che desiderate dovete spendere almeno dai 30€ in su.  E’ vero, non è una cifra così eccessiva, ma qui entriamo in un altro campo.

Che diritti ha la SIAE ad imporre questa tassa? Fondamentalmente, pochi. L’unico vero motivo per cui esiste l’equo compenso risiede nel fatto che ci è richiesto dall’Unione Europea. Ogni stato, tranne alcuni che hanno espressamente rifiutato o utilizzano leggi locali (come l’Inghilterra o l’Irlanda) deve imporre una tassa a tutela del diritto d’autore, ed ha piena libertà nel farlo. Non esistendo una regolamentazione o uno standard, si potrebbe inserire anche una tassa di 10€ al GB! 😀

Non è questa la sede per prendersela con chi scarica, ne tanto meno per ripetere, ancora una volta, l’inutilità di questa SIAE, che sostanzialmente è un carrozzone inutile ed ingombrante, che si erge a protezione del diritto d’autore in modo dispotico e presuntuoso. Nel corso del tempo, la SIAE è stata attaccata su più fronti, e accusata delle stesse cose che diciamo oggi: strozza il mercato. Basti ricordare, una decina d’anni fa, il crollo della vendita di CD/DVD, seguiti dall’arrivo di internet a banda larga in tutto il paese, e dunque della possibilità di abbandonare i negozi tradizionali. O ricordiamo, con un sorriso ironico, le numerose cause mosse ai Dj che in discoteca usavano compilation fatte in casa.

Con questa tassa non moriremo di fame. O per lo meno non noi, consumatori singoli. Il colpo peggiore lo riceverà chi lavora nel settore informatico in Italia. Un settore che, già oggi, non è all’avanguardia come vorremmo.

E’ un modo in più per rimanere indietro.