Alla radice dell’antisemitismo

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Dal Conflitto Mondiale a quello Arabo:

Dopo la fine della WWII, alla popolazione Ebraica, ancora nomade e dispersa nel mondo, venne concessa la creazione di uno stato, al fine di riunire “la razza” in un unico luogo geografico, e porre fine all’eterna diaspora. Questa idea iniziò a diffondersi nella popolazione Ebraica già nel tardo ‘800. Gli Ebrei di ogni dove iniziarono a riconoscere la necessità di avere anche loro una terra, uno stato di riferimento, e seguendo le indicazioni storiche proposte in un libro, identificarono questa terra, nuovamente, nei confini dell’antico Regno di Israele. Su questa base, venne creato nel 1948 lo Stato di Israele.

Nel mondo Islamico, la cosa non ebbe subito effetto. Le attuali terre riconosciute dalle Nazioni Unite come Israele, per anni furono un altro stato, ossia la Palestina (nome che deriva, in Latino, direttamente da Filistei). Dapprima, iniziò uno spostamento in massa di Ebrei nella zona.

Prima di allora, differentemente da quello che si crede, non esistevano avversioni verso gli Ebrei da parte dei Musulmani. Questi infatti, classificavano tutte le persone con credenze diverse dalla loro nella classe sociale dei Dhimmi, ossia dei Sudditi non Musulmani. In questa classe rientravano tutti coloro che avevano un culto religioso diverso (dapprima solo Cristiani ed Ebrei, in seguito anche altri culti), ma che volevano vivere in pace. Erano liberi di praticare la loro religione (seguendo alcune condizioni), di venerare le proprie divinità, e godevano di protezione e tutela da parte dello stato Islamico. La loro vita era strettamente controllata dalle autorità Islamiche (alle quali versavano dei tributi più alti rispetto che al resto della popolazione), che ad esempio erano intransigenti su alcuni punti, come l’utilizzo delle campane per richiamare i fedeli (ritenute, da Maometto, strumenti del demonio). I Dhimmi erano considerati inferiori rispetto al Musulmano, ma superiori rispetto agli schiavi.

Le avversità iniziarono con l’arrivo in massa degli Ebrei. Dapprima ci furono delle rivolte, legate sopratutto al fatto che Gerusalemme rientrasse in questo nuovo stato. In seguito, gli abitanti della zona, iniziarono sistematicamente ad attaccare questi nuovi coloni. In questo momento storico, avviene qualcosa di noto e singolare allo stesso tempo: gli Ebrei, straziati dall’esito della guerra, identificano il loro stato in quello che fu il loro regno migliaia di anni fa. Tuttavia, inizieranno ad emigrare in massa, e ad insediarsi con la forza, a discapito di una convivenza civile.

In questo periodo storico, nascerà un nuovo termine, oggi ancora poco usato: l’Anti-Israelismo. Poco usato e poco noto, in quanto viene erroneamente associato all’Antisemitismo, in realtà questo termine si riferisce solo ed esclusivamente alle terribili pratiche adoperate dallo Stato di Israele verso la popolazione locale, verso scelte come il Muro di contenimento, o come la sistematica colonializzazione delle terre.

Il conflitto Arabo nacque principalmente per la sistematica invasione dei territori, e non per un motivo religioso. Nessuno tentò una soluzione pacifica, e si lasciò degenerare la situazione. La storia è controversa, ma sostanzialmente lo Stato di Israele ricopre lo status di invasore. E lo farà per anni, addolcendo il tutto facendo perennemente ricordo all’Olocausto, alla Shoah. Le trattative di pace offerte da Arafat vennero ignorate, e si continuerà con la guerriglia, che va avanti ancora oggi.

L’Anti-Israelismo non è un fenomeno presente solo nel mondo Arabo, ma diffuso in tutto il mondo. Oggi sono molte le nazioni che condannano l’operato di Israele, e che auspicano ad una risoluzione pacifica e ad una fine delle ostilità. Sono anche molti i “complottisti”, che vedono nella creazione di Israele uno stato-fantoccio a vantaggio degli U.S.A., cosa che sembrerebbe confermata dagli ingenti aiuti economici che lo stato medio-orientale riceve da oltre oceano. La lotta Palestinese è stata paragonata ad una resistenza, ed Israele è accusato di aver attuato delle politiche naziste nei confronti delle popolazioni locali.