Alla radice dell’antisemitismo

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Prime libertà e nuove contestazioni:

Mentre lo Stato Pontificio continuava la sua oppressione, nel resto d’Europa la situazione andava diversamente. A partire dal ‘700, nuove idee si iniziarono a diffondere, compresi i primi scismi effettivi con la Chiesa Cattolica di Roma. Scismi che raggiunsero il picco con l’Illuminismo. Sebbene questo periodo storico e questo movimento in particolare sono ricordati sopratutto per l’utilizzo del Deismo come religione naturale, e per i primi pensieri riferiti all’Ateismo, di notevole importanza fù (ed é) il concetto politico di tolleranza, uguaglianza e libertà. Si, li avete già sentiti in qualche inno nazionale.

Cristiani, Ebrei e Musulmani si trovano, politicamente, sullo stesso piano. Non c’è più alcun motivo di dar credito ai ghetti voluti dalla Chiesa Cattolica, ne tantomeno alla persecuzione attraverso simboli distintivi e simili. Con la diffusione dell’Illuminismo, partendo dalla Francia, la “tensione” religiosa andò via via attenuandosi.

Nonostante i buoni propositi, lo Stato Pontificio era li. Fermo. E ci rimarrà ancora, per diverso tempo, continuando a riferirsi alla popolazione Ebraica come gente inferiore. Non vennero aboliti i ghetti, e non vennero migliorate le condizioni sociali nello stato, a differenza degli altri paesi. In seguito, numerosi furono gli appelli ai vari Papi, anche dal Nuovo Continente (gli U.S.A.), per rendere decente e socialmente accettabile la condizione della popolazione Ebraica.

Tuttavia, con la parificazione sociale, non terminò l’avversione. Molti furono gli Ebrei che si dedicarono alle cariche pubbliche, o alle professioni specialistiche, divenendo dottori, avvocati, notai ed insegnanti, ed altrettanti furono quelli che rimasero fedeli alle attività di famiglia, commerciando. Con la parificazione, iniziò una nuova avversione, iniziò a crearsi una nuova avversione.

L’800 fu un secolo nuovo, di scoperta. Anche nella storia millenaria dell’avversione verso gli Ebrei si fece un passo avanti: si passò dall’Antigiudaismo all’Antisemitismo. Ossia al concetto di odio misto, composto di avversione religiosa, razziale, economica e sociale verso un Ebreo. Non era più solo l’aspetto religioso ad influire negativamente, anche se il suo peso rimase quasi invariato.

Il termine Antisemitismo venne coniato in Germania nel 1879, da Wilhelm Marr, uno dei primi nazionalisti, divulgatore del pensiero di Unità Nazionale intesa come conformazione ad uno standard. In realtà, questo era critico nei confronti di tutte le minoranze, a meno che queste non si volessero uniformare agli ideali Cristiano-Germanici. In realtà, con questo termine, voleva richiamare la parola Judenhass, ossia “Odio per gli Ebrei“, e quindi non per tutte le popolazioni semitiche.

Gli Ebrei erano sempre visti con diffidenza. Nei paesi più poveri iniziò a muoversi un’odio economico. I governi dell’epoca li accusavano di Comunismo e di fomentare le rivolte socialiste. Dopo un periodo di relativa calma, si iniziò ad attaccarli (nuovamente) per le loro pratiche religiose, ma anche per le attività lavorative. In un clima ibrido tra rilassato e in tensione, si arriverà alle grandi guerre.