Alla radice dell’antisemitismo

A

Considerazione finale:

Si arriva così nel 2014. All’annuale appuntamento con la Giornata della Memoria. Una giornata che ci ricorda un periodo storico, ma non le cause che lo fecero scaturire. Che ci ricorda una triste pagina di storia, nascondendocene tante altre. E questo è il motivo che mi ha fatto passare mezzo mese ad informarmi a dovere.

Oggi, la situazione dell’Ebreo è decisamente cambiata, in meglio. L’Antisemitismo resta un barlume solo in alcuni gruppi di estrema destra o dell’Ultradestra, e con l’entrata nel nuovo millennio l’avversione storico-religiosa diventa sempre meno valida. Restano in piedi però delle teorie economiche, legate alla ricchezza di questi individui. Il tutto, fortunatamente, in un ambiente sempre più scredidato. Si, ci sono ancora gruppi che li contestano, che li ostacolano, ma è una situazione decisamente limitata.

L’Anti-Israelismo è, ora come ora, un argomento caldo e attuale. E’ triste vedere come chi ne parla sia, volutamente, considerato e sbandierato come Antisemita, ma ogni cosa ha il suo tempo. Prima o poi, questa semplice differenza entrerà nella testa delle persone.

Volendo riassumere tutto questo papello di roba, possiamo delineare una cronologia storica dell’odio verso la popolazione Ebraica, che è stranamente ciclico.

  1. Ostilità verso gli invasori, che conquistarono il paese di Canaan;
  2. Bassa considerazione verso la popolazione catturata, da parte dei Babilonesi;
  3. Screditamento voluto e perpetuato in ambito religioso, da parte della Chiesa;
  4. Riluttanza ad accettarli al pari degli altri, sopratutto in Europa:
  5. Ostilità verso i possedimenti e i beni, sopratutto in Europa;
  6. Screditamento come base necessaria per la guerra, da parte del Partito Nazista;
  7. Ostilità verso gli invasori, dal mondo Arabo e sopratutto dai Palestinesi;
  8. Ostilità dovute al Negazionismo, da parte di gruppi di Estrema Destra;

In appena 8 punti ci sono 2000 anni di storia. Si passa dall’Antigiudaismo all’Antisemitismo, fino al più moderno Anti-Israelismo. I bersagli non cambiano.

Possiamo denotare una cosa: il fattore religioso non solo è quello che più ha influito nella divisione sociale tra gli Ebrei e i Cristiani, ma è stato anche quello che più è servito come base, in tutto il mondo Cristiano, alla nascita dell’Antisemitismo. Sostanzialmente, la figura dell’Ebreo come traditore, impostore, feccia ecc, è stata prevalentemente diffusa dalla Chiesa di Roma. Ed anche se ci furono scissioni, ormai il dado era tratto, e la figura del traditore era ormai definita.

L’odio e l’avversione verso questa gente, nasce sopratutto per un motivo religioso. Prima e durante il Nazismo, al fattore religioso vennero aggiunti caratteri sociali, economici, come già fù durante lo Stato Pontificio.

La cosa estremamente divertente di ciò, è che si accusa, ancora oggi, un’intera popolazione di un gesto commesso (si pensa) 2000 anni fa, da parte di determinati individui. Si identifica la feccia, ad esempio, negli Ebrei che lo condannarono, e non in Ponzio Pilato che, storicamente, diete carta bianca. Eppure, non ci sogneremmo mai di accusare oggi un Cristiano qualunque per le barbarie delle crociate o dell’inquisizione. Si è creato un nemico comune, con cui è facile prendersela e che è marchiato a vita. E proprio perché il suo crimine è grande, ed oggi ha ancora eco, si è creata una figura alla quale possono essere associati tutti i mali. Daltronde, hanno ucciso il figlio di Dio, cosa non sarebbero in grado di fare?

Con questa logica abbiamo convissuto per anni. Ma la logica non è un’opinione. I tempi di stretta sono finiti, ed ora siamo più liberi di pensare e di capire. E’ assurdo che ancora oggi sopravviva questa avversione. Sarebbe come pensare ancora che i Neri derivano dalle scimmie. Tuttavia, è lecito e doveroso muovere accuse verso lo stato di Israele, che si è reso e continua a rendersi mandante di una guerra, volutamente, senza memoria.

Oggi esistono molti gruppi, sopratutto di estrema destra, che dedicano anima e corpo nel tentativo di screditare l’Olocausto. Oggi, la nuova frontiera è il Negazionismo. Il motivo principale, a detta di queste persone, è diffondere la verità. Ed in questo sono totalmente daccordo. Io stesso penso che “6 milioni” sia riconducibile alle vittime in totale, e non solo a quelle Ebree, ma tra il volere la verità ed il volere quello che si vuole, c’è una differenza enorme. Il non voler sentire ne se e ne ma, non porta da nessuna parte.

Oggi stiamo entrando in una nuova era. Un’era di cooperazione reciproca, globale. C’è sempre (e forse sempre ci sarà) l’avversione per il vicino, ma è sempre più tenue. Ultimamente, il mondo ha cambiato obiettivo, ed il nemico comune è diventato il fondamentalista Islamico. Come dicevo sopra, c’è sempre bisogno di un nemico.

La Giornata della memoria dovrebbe ricordarci non tanto la Shoah, ma la storia dell’Antisemitismo. Un’odio inutile, nato sopratutto per falsità storiche, e motivato solo dall’aspetto religioso per quasi due millenni. La Giornata della memoria dovrebbe ricordarci non solo lo sterminio sistematico voluto dai Nazisti, ma anche gli stermini sistematici che vanno avanti oggi. Nel mondo ci sono ancora circa 30 conflitti armati, alcuni vanno avanti da anni, come quello in Iraq, che ha causato più di 2 milioni di vittime. Senza pensare alle guerre senza numeri in Africa, o allo stesso conflitto Arabo-Israeliano.

La Giornata della memoria, dovrebbe ricordarci che la guerra, ed il mercato che ne scaturisce, producono solo danni. Morti, nazioni con economie disastrate, anni di arretratezza… pensate dove la guerra va avanti da anni. Ed oggi siamo abbastanza maturi per non avere più bisogno di conflitti armati. Ma non siamo abbastanza maturi per rifiutare l’incentivo economico.

L’antisemitismo sta lentamente scomparendo in occidente, ma si sta diffondendo molto nel mondo Arabo. E questo a causa di un conflitto armato, che genera morti e distruzione. Così è un ciclo inevitabile. Dovremmo imparare, dalla lunga ed articolata memoria comune, a non ripetere due volte lo stesso errore. A non fare il passo più lungo della gamba.

E a non fare agli altri ciò che non vorremmo venisse fatto a noi.