A’ Zzìta

Ma quante canzoni esistono sulle zzìte? Quanti balli, quanti canti, quante dediche? Nessuno lo può sapere con certezza. Che l’attenzione sia rivolta alla propria amata, al suo seno o al suo sguardo, le migliaia e migliaia di dediche a questa figura esistono ovunque nel mondo.

La parola zzìta, o anche zìta, è diffusissima in tutto il centro sud della penisola. Oggi con questa parola si indica la propria fidanzata, mentre fino a non molto tempo fa, sopratutto nel profondo sud, indicava anche la propria sposa. È in uso oggi anche la variante maschile, ossia zzìto (o zìto), storpiatura popolare venuta solo negli ultimi anni. Una coppia di innamorati sono, ovviamente, zzìti 😀

Fin qui ci siamo, direte. Perché una cosa così nota si merita tutta questa attenzione, penserete. In realtà, questo è l’ennesimo caso di una parola semplice e comune con una storia incredibile e articolata. Una parola che ci collega, nuovamente, con buona parte del mondo antico.

Stando a quanto riportano i vari dizionari etimologici, la parola Zìta dovrebbe derivare dal Tedesco, o comunque (più verosimilmente) dalle lingue Germaniche. Precisamente, dal vocabolo Zìtze. A quale popolazione si debba la così ampia diffusione non è dato saperlo, anche se personalmente, pensando ad una popolazione di origine Germanica che è stata un po’ dappertutto in Europa, mi vengono i mente i Normanni.

La cosa interessante, è il diverso significato del vocabolo, sempre però collegato alla figura femminile. Zìtze infatti, è una parola che indica la mammella, o più generalmente il seno. Il salto è breve, solo le donne hanno le mammelle, pertanto nel corso del tempo il termine è andato ad indicare, in modo più generico, il sesso femminile. Tuttavia, il suo utilizzo con significato “puro” resiste ancora in termini come Zizze o Zinne (termini usati nel Lazio e nella Campania per indicare appunto i seni), o anche la parola Inglese Tìts (volgarmente, tette), che deriva a sua volta dal vocabolo Anglosassone Tìte, derivato dal Germanico Zìtze. In quest’ultimo caso, fù tutto un discorso di pronuncia 🙂

Addirittura,  la parola Zìta si è trasformata anche in un nome proprio di persona femminile.

Ma a sua volta, il termine germanico Zìtze, da dove deriva? Ecco, qui ci allacciamo al percorso storico nel mondo antico, ed andiamo a finire niente poco di meno che nel Nuovo Testamento della Bibbia. Più precisamente, nel Vangelo di Marco, quando Gesù resuscitò la figlia di Giairo. Gesù avrebbe pronunciato la frase: “Fanciulla, alzati!“, e la dodicenne, morta durante la notte, si sarebbe svegliata, scendendo dal letto e riprendendo a camminare.

Fin qui tutto bene. Ma all’epoca non si parlava l’Italiano, bensì l’Aramaico. La parola fanciulla in aramaico antico è ţlīthā ( טלתא ), che di per se è già molto simile al vocabolo germanico. In greco antico poi, la parola divenne talitha ( ταλιθα ), che è il nome che conosciamo tutt’oggi.

Possiamo dunque affermare che il concetto è antichissimo, ed è passato per la maggior parte dei popoli antichi, fino ad arrivare a noi, anche con termini diversi che non si sono diffusi in egual modo (come ad esempio la forma Cora, che deriva dal Greco e vuol dire sempre fanciulla).

Curiosità: dal termine Zìta, deriva il termine, praticamente Italianizzato, di Zìtella. Mentre il primo indica una fanciulla, il secondo indica una donna avanti con l’età, e volgarmente una donna adulta senza marito o compagno. Tuttavia, Zìtella è un termine che deriva dai dialetti meridionali, e più precisamente da Zitédda o Zitéddra (la pronuncia varia da zona a zona). La radice edda/eddra è un dispregiativo, un diminuitivo. Dire “na casicédda” equivale a dire una casa piccola, modesta, rustica. Analogamente, “nà zzìtella” indica una ragazza cresciuta, una fanciulla non più giovane. Fino agli anni ’60 del vecchio secolo, sopratutto in alcune zone di Calabria e Sicilia, erano automaticamente Zìtelle tutte le ragazze con più di 20 anni senza figli e senza compagni 😛

Per concludere, il consueto riepilogo: Zìta deriva dal “TedescoZìtze, che a sua volta è un derivato della radice Aramaica ţlīthā. Letteralmente, vuol dire fanciulla, ma può indicare anche donna. Volgarmente, è utilizzato per indicare una fidanzata o, ormai raramente, una sposa. Storicamente, il termine ha indicato chi è dotato di mammelle/seno, non solo le donne, ma anche animali di sesso femminile.

Paradossalmente, lo zzìto non ha merito di esistere 😀